RUSSIA: Che succede all'ombra del Cremlino. Putin si allontana da Russia Unita?

di Giovanni Bensi

PARTE PRIMA

da Mosca – Parafrasando il titolo di un saggio del dissidente sovietico Andrej Amalrik, ci si potrebbe chiedere: “Sopravviverà Vadimir Putin fino al 4 marzo 2012?” O dovrà dare le dimissioni, come esigono a gran voce i dimostranti contro i brogli elettorali nelle piazze di Mosca? Per Vladimir Putin le elezioni alla Duma del 4 dicembre sono andate male. Certo, “Russia Unita” (RU) ha mantenuto la maggioranza, ma non ha più quella assoluta (“costituzionale” nella terminologia russa) ed è caduta sotto il 50%.

Questa è la realtà e Putin con i suoi accoliti, come il segretario del Presidium del Consiglio Nazionale di RU, Sergej Neverov, non possono migliorare la situazione accusando gli Usa di fomentare le proteste. In queste condizioni Putin ha deciso di rivolgere le sue attenzioni ad una specie di “oggetto misterioso” della politica russa, lo Obshcherossijskij Narodnyj Front (“Fronte Popolare Panrusso”, FPP), una sua creatura del testé trascorso periodo preelettorale, che ora il premier tenta di rivitalizzare in vista delle presidenziali di marzo.

Il leader di “Russia Unita” ha deciso di formare il suo staff elettorale non sulla base del partito, ma appunto del “Fronte”. Il dirigente dello staff, è stato annunciato ufficialmente, sarà il regista cinematografico Stanislav Govorukhin. Questi ha accolto con gioia la proposta del suo leader. “Mi accingerò a questo lavoro, naturalmente, seriamente e con tutta l’anima, ma adesso non posso garantirvi che la vostra scelta è quella ideale e che voi avete scelto proprio l’uomo giusto, in quanto non ho esperienza”, ha dichiarato il regista che nel 2000 si candidò alla presidenza contro Putin e ottenne lo 0,44% dei voti.

“Se si osservano l’arte della politica e l’arte della regìa come arti affini (ed esse fra l’altro sono simili in molte cose), per me si tratta pur sempre di un genere nuovo”, ha aggiunto Govorukhin. In questo modo Putin ha manifestato il desiderio di agire in proprio, per così dire, al di sopra del partito.

Ma che cos’è il “Fronte Popolare Panrusso”? Esso ha visto la luce nel maggio 2011. Putin decise di riunire intorno a sé diversi movimenti e organizzazioni. Tutto sommato riuscì a racimolarne alcune migliaia, ma in esso entrò per prima, in modo alquanto paradossale, la stessa “Russia Unita”, il partito guidato (senza tessera) da Putin stesso.

Nei primi mesi l’attività del “Fronte” si sviluppò in modo straordinariamente vivace: in principio incominciarono a iscriversi non solo movimenti, ma anche imprese e alla fine fu consentita l’adesione anche di semplici cittadini. Infatti, come si legge del documento di fondazione, “il Fronte Popolare Panrusso è aperto a tutti coloro che condividono i nostri fini e sono pronti a partecipare all’elaborazione e alla realizzazione di un programma a lungo termine di sviluppo dello stato e della società”. E lo stesso documento prevede che “tutte le organizzazioni che confluiscono nel FPP agiranno come partner assolutamente uguali”. Nello stesso tempo “in base ad una comune concordia esse contribuiranno a formare la lista dei candidati di ‘Russia Unita’”.

Chi è Giovanni Bensi

Nato a Piacenza nel 1938, giornalista, ha studiato lingua e letteratura russa all'Università "Ca' Foscari" di Venezia e all'Università "Lomonosov" di Mosca. Dal 1964 è redattore del quotidiano "L'Italia" e collaboratore di diverse pubblicazioni. Dal 1972 è redattore e poi commentatore capo della redazione in lingua russa della radio americana "Radio Free Europe/Radio Liberty" prima a Monaco di Baviera e poi a Praga. Dal 1991 è corrispondente per la Russia e la CSI del quotidiano "Avvenire" di Milano. Collabora con il quotidiano russo "Nezavisimaja gazeta”. Autore di: "Le religioni dell’Azerbaigian”, "Allah contro Gorbaciov”, "L’Afghanistan in lotta”, "La Cecenia e la polveriera del Caucaso”. E' un esperto di questioni religiose, soprattutto dell'Islam nei territori dell'ex URSS.

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3 commenti

  1. chissà… la situazione non deve essere facile. Speriamo non succeda qualche altro attentato, in stile strategia della tensione anni Settanta Italiani. Proprio vero che siamo la culla del mondo, nel bene e nel male l’Italia ha insegnato tutto a tutti coloro che hanno voluto imparare…