È morto Christo, l’artista che imballava gli edifici alla ricerca della libertà

Christo, tra i più grandi esponenti della Land Art con il progetto artistico Christo and Jeanne-Claude, è scomparso ieri a New York all’età di 84 anni. L’artista di origini bulgare era noto per ‘imballare’ monumenti, edifici e paesaggi, alla ricerca costante di ciò che più contrasta con l’idea stessa dell’imballaggio: la libertà. Il suo mottola libertà non può essere inventata” lo porta a ricercare un’espressione artistica emancipata da qualsiasi tipo di restrizione, sia essa burocratica, ideologica o fisica.

Christo Vladimirov Yavachev nasce a Gabrovo, in Bulgaria, nel 1935 ed emigra da giovane prima a Praga, poi a Vienna, Ginevra arrivando infine a Parigi. Nella capitale francese conosce la futura moglie, Jeanne-Claude Denat de Guillebon, nata in Marocco, dalla quale non si separerà mai e che diventerà la sua collaboratrice artistica. La coppia si trasferisce a New York e apre il proprio studio, iniziando a meravigliare il mondo con opere come Running Fence in California (1976), The Pont Neuf Wrapped a Parigi (1985), Wrapped Reichstag a Berlino (1995).

Nel 2009, Jeanne-Claude muore, ma l’artista di origini bulgare decide comunque di continuare il progetto iniziato con la moglie. L’opera più recente in Italia risale al 2016, quando dei pontili ricoperti di tessuto giallo lunghi tre chilometri hanno attraversato il lago d’Iseo per un paio di settimane, nella suggestiva opera conosciuta come The Floating Piers. L’artista avrebbe dovuto inaugurare a settembre una nuova opera a Parigi, imballando l’Arco di Trionfo, che verrà realizzata postuma.

Da quando ha lasciato la Bulgaria nel 1957, Christo non vi ha mai fatto ritorno. Eppure, le sue origini lo hanno ispirato a cercare un’arte non convenzionale, che andasse oltre le convenzioni. Spinto dalla volontà di fuggire dalla Bulgaria comunista, rigorosa e repressiva, Christo arriva a Praga cercando un modo per raggiungere la libertà che il vicino occidente sembrava promettere. Quella di Christo inizialmente è la storia di un profugo: il viaggio da Praga a Vienna è caratterizzato da fughe attraverso boschi e campi insieme ad altri rifugiati e alla fine, è la corruzione di un ufficiale di frontiera che permette al gruppo di raggiungere l’Austria. Raggiunta Vienna, riesce a mettersi in contatto con un vecchio amico del padre che lo aiuta a stabilizzarsi. Apolide fino alla naturalizzazione statunitense, l’artista si è rifiutato di tornare nel paese natale anche dopo il crollo del regime comunista, decisione dovuta al fatto che riteneva la propria identità emancipata da qualsiasi forma di territorialità.

A ogni modo, il rifiuto del sistema comunista è quello che lo porta ad abbracciare la democrazia e il capitalismo, nel quale riconosce dei mezzi fondamentali per l’espressione libera. In questo senso, Christo non ha mai accettato alcuna sponsorizzazione per le sue opere, tutte autofinanziate con la vendita dei loro schizzi e modelli prima della realizzazione. Inoltre, Christo and Jeanne-Claude erano anche famosi per i processo di realizzazione dei progetti, i quali spesso comprendevano un grande dibattito a livello locale sull’attuabilità dell’idea. Per l’artista bulgaro, la democrazia era la chiave che permetteva alle sue opere di essere realizzate.

Con Christo non se ne va soltanto un grande artista, ma anche uno dei più grandi sostenitori della democrazia liberale. Un artista che cercava la libertà in tutti gli aspetti dell’arte: dalla propria identità come artista alla partecipazione del pubblico, dall’idea dell’opera alla sua interpretazione. Un artista che vedeva nella democrazia la possibilità di raggiungere finalmente la libertà da ogni giudizio, repressione e limite.

“Io sono un artista totalmente irrazionale, totalmente irresponsabile e completamente libero.” – Christo Vladimirov Yavachev (1935 – 2020)

Fonte foto: Flickr

Chi è Raffaele Mastrorocco

Europeo proveniente dalla Toscana, ma anche dalla Bulgaria. Laureato in studi sull'est Europa (MIREES), si è specializzato in politica estera europea e dei nuovi stati membri, ponendo sempre grande attenzione alle relazioni tra Russia e UE. Ha passato diversi periodi all'estero tra Estonia, Russia e Bulgaria (perché nessuno batte la cucina di nonna) ma non ha perso occasione di girovagare in altri paesi della regione. Scettico su chi sostiene che il bilinguismo renda dei geni anche se riconosce che la condizione comporti notevoli vantaggi.

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