POLONIA: Elezioni presidenziali, domenica non si vota. E ora?

Il tanto atteso 10 maggio è arrivato ma domenica i cittadini polacchi non conosceranno il nome del loro prossimo presidente. Il voto sarà considerato nullo dalla Corte Suprema della Polonia perché di fatto non si terrà. Dopo settimane di polemiche sull’opportunità di rinviare la tornata a causa dell’emergenza sanitaria, il partito di governo Diritto e Giustizia (PiS) non è riuscito nell’intento di tenere il voto a tutti i costi. Che scenari si aprono ora?

Il contesto politico

Il governo per mesi ha fatto di tutto per svolgere le elezioni presidenziali come da calendario il 10 maggio. Mantenere a qualsiasi costo quella data è stata la strategia politica del PiS, forte di un vantaggio nei sondaggi e delle condizioni elettoralmente favorevoli imposte dalla pandemia. In questo senso ha sviluppato la sua tattica attraverso varie strade, lasciando l’opposizione e il paese in bilico sul destino del voto fino a poche ore dallo stesso.

Il risultato è stata una tentata modifica alla legge elettorale di dubbia costituzionalità, che avrebbe imposto il voto per corrispondenza a tutti gli aventi diritto. Mentre la maggioranza presentava al parlamento le ipotesi contrastanti di tenere il voto per posta o di rinviarlo addirittura al 2022, gli uomini del governo preparavano il piano per votare regolarmente il 10 maggio, incaricando le poste nazionali di attivarsi in fretta e furia per attuare il voto per corrispondenza. La giustificazione politica alle mosse del PiS è stata quella di dover votare come imposto dalla costituzione entro il 6 agosto, quando scadrà ufficialmente il mandato dell’uscente Andrzej Duda. Il rinvio sarebbe stato possibile solamente con una modifica costituzionale all’attuale mandato presidenziale, una riforma che avrebbe necessitato ampi numeri e quindi la collaborazione di gran parte del parlamento.

La richiesta delle opposizioni e della maggioranza dei cittadini polacchi, contrari a votare durante la pandemia, è sempre stata quella di dichiarare lo stato di emergenza o di disastro naturale, atto che avrebbe automaticamente rinviato il voto fino al termine della crisi, senza il bisogno di complicati passaggi parlamentari o di mettere mano alla costituzione. Il governo si è sempre rifiutato di dichiarare l’emergenza, cercando in tutti i modi di dare una parvenza di normalità al paese, con un lockdown immediato ma piuttosto leggero e rilevanti misure di allentamento dello stesso, già in atto da alcuni giorni.

Il piano del PiS non ha però funzionato e il partito di Kaczyński ha fallito nel tentativo di imporre il voto di domenica. Complici, una spaccatura interna con il partner minore di coalizione Porozumienie, piccolo partito conservatore guidato da Jarosław Gowin, e un’organizzazione estremamente difficile di un voto per posta di tali proporzioni.

Nella serata di mercoledì, mentre in tv andava in onda un dibattitto presidenziale tra tutti gli sfidanti in gioco, è arrivata la resa dei conti. Il leader del PiS si è trovato minoranza al Sejm, la Camera bassa del parlamento polacco, e la maggioranza di governo non è riuscita a imporre la soluzione elettorale sperata. Kaczyński ha quindi annunciato un accordo con lo stesso Gowin per non votare, preannunciando l’annullamento del voto da parte della Corte Suprema.

Caos senza precedenti

Il voto di domenica non è stato rinviato. Tecnicamente non è stato annunciato alcun rinvio, possibile solamente con una modifica costituzionale che non c’è stata. Il voto per corrispondenza per il 10 maggio non è stato approvato. L’emendamento alla legge elettorale, che avrebbe reso possibile il voto per posta, è rimasto un mese al Senato, in mano all’opposizione, per essere poi respinto e rimandato al Sejm, in mano al governo, solamente nella giornata di mercoledì. Data la spaccatura tra Kaczyński e Gowin, con le dimissioni di quest’ultimo da vice-premier, non si è arrivati a una delibera definitiva per tenere il voto di domenica per corrispondenza, soluzione che gli stessi leader di maggioranza giudicavano comunque impossibile da attuare in così pochi giorni.

Il risultato di questo caos politico senza precedenti è che ufficialmente le elezioni previste per il 10 maggio si dovrebbero svolgere normalmente, con milioni di cittadini polacchi chiamati fisicamente alle urne. In realtà, il voto non si terrà perché non è stato organizzato. Non sono state stampate le schede elettorali e allestiti i seggi, ipotesi scartata da tutti già mesi fa per gli evidenti motivi sanitari. Nella serata di giovedì, la commissione elettorale ha perciò ribadito in una nota che le elezioni non potranno svolgersi nella data prevista.

Nelle settimane che hanno preceduto il 10 maggio, non si è trovata alcuna soluzione alternativa che coniugasse gli interessi particolari dei partiti con la legalità costituzionale e con la tutela della salute della popolazione. Un disastro politico che getta la Polonia in terreni legalmente ancora inesplorati.

Che succede ora?

Era abbastanza evidente da settimane che il voto del 10 maggio non sarebbe stato possibile. Il PiS ha messo in scena un teatrino politico per cercare stravaganti quanto pericolose formule per votare e assicurarsi la rielezione di Duda. Ma non ha avuto successo.

Se il PiS fosse riuscito nel suo intento di organizzare il voto del 10 maggio, avremmo assistito a una facile vittoria di Duda, sondato oltre il 60%, anche a causa della bassissima partecipazione al voto e ai numerosi boicottaggi annunciati da varie personalità politiche del paese. Si è evitata questa grottesca formalità ma si sono aperti scenari altrettanto inquietanti.

Kaczyński e Gowin, due membri semplici del parlamento, tecnicamente con nessuna carica governativa, hanno deciso le sorti del non voto. Con l’accordo annunciato ieri hanno forse prevaricato prerogative in mano a organi esecutivi e giudiziari, in un’estrema dimostrazione di realpolitik dalla quale ne escono entrambi molto male.

Bisognerà attendere adesso l’effettiva pronuncia della Corte Suprema nazionale. Se, come previsto e annunciato da Kaczyński, questa dovesse dichiarare il voto di domenica nullo perché non organizzato, la palla passerebbe nuovamente al governo che tramite il presidente del parlamento avrebbe il compito di indicare una nuova data per il voto.

A questo punto, il PiS potrebbe suggerire una domenica di luglio e contemporaneamente riprendere in mano il progetto di voto per corrispondenza, avendo questa volta diversi fattori a giocare dalla sua parte: un accordo politico con Gowin sulla data del voto, la scadenza costituzionale di agosto come limite all’attuale mandato del presidente Duda, e un non più obbligatorio passaggio al Senato che può accelerare l’organizzazione del voto.

Uno scenario altamente improbabile vedrebbe invece le possibili dimissioni del premier e dell’intero governo per portare tutti a un doppio voto, parlamentare e presidenziale, che rappresenterebbe una rischiosissima resa dei conti con ex alleati e opposizioni.

Se il PiS esce sicuramente sconfitto dal mancato voto di domenica, questa temporanea disfatta potrebbe essere stata ben calcolata da Kaczyński. Il vero mattatore della politica polacca ha ancora in mano le carte giuste per aggiudicarsi la guerra elettorale.

Foto: Emerging-Europe.com

Chi è Leonardo Benedetti

Nato, cresciuto e laureatosi a Roma, si è innamorato della Mitteleuropa dopo un soggiorno studio a Praga. Attualmente vive in Polonia dopo aver transitato tra Romania e Repubblica Ceca, dedicando a quest'ultima gran parte dei suoi sforzi accademici ma soprattutto epatici.

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