CALCIO: Gazprom, tra pallone e politica

Di Gezim Qadraku

L’ex allenatore del Milan e della Nazionale, Arrigo Sacchi disse che il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti. Un’affermazione che con il passare del tempo ha perso di valore. Il calcio non può più essere inserito nella categoria delle cose meno importanti. Negli anni è saltato dall’altra parte e continua ad aumentare di importanza. È diventato uno strumento sempre più utile per raggiungere obiettivi che nulla hanno a che fare con i risultati al triplice fischio.

Ciò che succede in campo sta diventando trascurabile. Qualcosa di utopico solo a pensarci. Come può una competizione sportiva accrescere il suo valore simbolico allontanandosi dal risultato? Il calcio è ormai una delle migliori armi di soft power, utilizzata da emiri, uomini di Stato e multinazionali per aumentare il proprio potere, sistemare la propria immagine a livello mondiale e nascondere certi scheletri scomodi.

La Gazprom

Se c’è un’azienda che si è mossa prima delle altre in questo contesto, e lo ha fatto in maniera impeccabile, è la Gazprom. Fondata nel 1989 si occupa dell’estrazione, produzione, trasporto e vendita di gas naturale. Quando si parla di Gazprom, si parla direttamente della Russia di Vladimir Putin, che ne detiene il 50,23%. La società deve essere considerata un vero e proprio braccio nella piena disponibilità dello Stato.

Due nomi su tutti aiutano a capire meglio le intenzioni e l’organizzazione della multinazionale: Aleksej Miller, ora CEO dell’azienda e in passato vice ministro dell’economia, e Dmitrij Medvedev, figura importante per Gazprom, ma noto per essere l’uomo utilizzato da Putin per ricoprire la carica di Presidente federale dopo i suoi primi otto anni al comando. Insomma, Stato e Gazprom possono essere considerati la stessa cosa. I movimenti e gli acquisti della compagnia nel mondo del calcio non sono mai stati casuali. Per comprenderne il significato bisogna fare molta attenzione alla geografia e seguire il percorso del gas.

Zenit di San Pietroburgo

Tutto iniziò in casa, con l’acquisto dello Zenit di San Pietroburgo nel 2005, l’ultimo tassello del processo partito nel 1999, quando la multinazionale divenne lo sponsor ufficiale del club. I risultati sul campo arrivarono subito, con la vittoria del campionato del 2007, al quale seguiranno altri quattro titoli, nonché la conquista dell’allora Coppa UEFA nella stagione 2007/08.

I russi furono uno dei primi club a spendere cifre esorbitanti nel calciomercato. I primi acquisti di spessore furono il brasiliano Hulk e il belga Axel Witsel, per i quali vennero sborsati 95 milioni. Una pratica che sarebbe diventata normale, fino ad arrivare ai 220 milioni spesi dal PSG per portare Neymar al Parco dei Principi.

L’ultimo tassello per rendere l’immagine di un’azienda perfetta è la costruzione di uno stadio. Lo Zenit ora gioca le proprie partite di casa nel Krestovskij Stadium o Gazprom Arena, costruito per i Mondiali del 2018. Una costruzione venuta a costare sui 600 milioni.

Ma come già annunciato, bisogna guardare alla geografia per capire questo progetto. San Pietroburgo dista 130 chilometri da Vyborg, una cittadina di 80mila abitanti da dove parte il gasdotto Nord Stream, il collegamento principale che l’Europa ha con il gas russo. I 1.224 chilometri del gasdotto portano fino in Germania, più precisamente a Greifswald. Dalla geografia, si salta di nuovo al campo di calcio.

Schalke 04

La Gazprom ha fatto shopping anche qui, prendendo al volo la decisione dell’allora cancelliere tedesco Gerhard Schröder, che annunciò l’intenzione di Berlino di non utilizzare più carbone ed energia nucleare. Questo significava soltanto una cosa: la Germania avrebbe avuto bisogno di gas naturale. Ecco da dove nasce il Nord Stream, dalla necessità di fornire il gas evitando di passare attraverso paesi ai quali si sarebbe dovuto pagare contributi oppure coi quali i rapporti non sono idilliaci, come per esempio l’Ucraina.

Nel 2005 il cancelliere tedesco firmò insieme a Putin un accordo sul gasdotto, giusto due mesi prima di perdere le elezioni contro Angela Merkel. Per l’ex cancelliere non andò male, in quanto venne messo a capo del comitato degli azionisti del progetto. Da quel momento il progetto del Nord Stream iniziò a macchiarsi di nero, in quanto venne rivelato come l’ex cancelliere avesse approvato sovvenzioni per circa un miliardo di euro per finanziare il progetto. Cosa fare per coprire una storia di scandali e corruzione? Semplice, basta veicolare l’attenzione su un rettangolo verde. Nel 2006 la Gazprom firmò un contratto di sponsorizzazione con lo Schalke 04, le cui finanze erano in pessimo stato. Un buco di 100 milioni di euro. Manna dal cielo? No, semplici interessi.

Anche in questo caso la geografia gioca il suo ruolo. Lo Schalke è la squadra di Gelsenkirchen, città che si trova nella regione della Ruhr, famosa per essere il centro dell’industria energetica tedesca. Sono meno di 200 i chilometri che la separano da Rehden, dove sorge l’impianto di stoccaggio di gas naturale di Astora, uno dei più grandi dell’Europa occidentale. Un volume di gas funzionante di circa quattro miliardi di metri cubi che occupa circa otto chilometri quadrati di spazio sotterraneo.

Ai soldi per salvare la squadra e alla maschera dello sponsor da infilare per coprire il marcio venuto fuori dalle pratiche di Schröder, seguì anche un titolo: la DFB Pokal, la coppa nazionale di Germania. Nella medesima stagione i bianco-blu arrivarono fino alle semifinali di Champions League, perdendo contro il Manchester United. Nel frattempo il Nord Stream era stato completato e dalla Russia il gas poteva iniziare a essere inviato verso la Germania.

Stella Rossa di Belgrado

Una delle zone geografiche che si sono impoverite maggiormente negli ultimi anni sono stati i Balcani. A risentirne è stato anche il calcio e club storici come la Stella Rossa di Belgrado, che nel 2010 si trovava con le finanze a pezzi e un buco da oltre 20 milioni di euro. Ma ancora una volta a salvare tutto arrivarono i soldi della Gazprom. Contratto di cinque anni per diventare lo sponsor principale, con cifre attorno ai 3 milioni di euro all’anno.

Ma bisogna distogliere lo sguardo dal terreno di gioco. Anche in quella circostanza c’era di mezzo un gasdotto, il South Stream. Il progetto era quello di trasportare il gas russo attraversando il mar Nero, appoggiandosi sulla Bulgaria e poi passare attraverso la Serbia per raggiungere il centro Europa. Il tutto per evitare di varcare i confini ucraini. Il progetto però non fu terminato a causa degli ostacoli causati dalla Bulgaria, dall’Unione Europea, dalla crisi in Crimea e dalle sanzioni contro la Russia.

Oltre i confini

La Gazprom ha deciso di non lasciarsi condizionare da geografia e confini, decidendo così di andare oltre, di essere sui palcoscenici dal potenziale immenso: UEFA e FIFA. La multinazionale russa è sponsor di entrambe. Da una parte per la Champions League dal 2012 e dall’altra compare anche sui cartelloni della campionati mondiali di calcio dal 2015. Soldi, tanti soldi e la migliore visibilità possibile.

Così è più facile associare la parola Gazprom a una partita di calcio piuttosto che a fatti come i danni all’ambiente o la corruzione. Alla fine di questo viaggio la multinazionale si è ritrovata a poter utilizzare il logo della FIFA e del Campionato del Mondo nelle sue pubblicità, combinando il tutto con una presenza stabile e forte nelle partite di Champions League e in paesi come Germania, Inghilterra (contratto di sponsorizzazione anche con il Chelsea) e Serbia.

Nel 2012 la Commissione Europea avviò un’investigazione antitrust sulle attività della multinazionale, per timori che la Gazprom stesse abusando della sua posizione dominante nei mercati della fornitura di gas. Nel 2018 la Commissione raggiunse un accordo con la compagnia russa per una serie di concessioni e non ci fu nessuna sanzione finanziaria. Nel primo semestre del 2019 l’Unione Europea ha importato il 39,4% di gas dalla Russia. La dipendenza nei confronti di Mosca è evidente.

Eppure questo non è abbastanza per Mosca. La volontà di aumentare la propria influenza in Europa e nel mondo per Putin non poteva che essere raggiunta tramite un’arma potente come la società di gas. Il calcio, in tutto questo, non ha fatto altro che rendere il processo più semplice. Ormai la Gazprom è parte della coscienza dei tifosi del pallone e il Mondiale del 2018 è stato la ciliegina sulla torta. Il calcio sembra essere diventato una cosa molto importante.

Foto: Sputnik

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