In Russia stanno testando un’alternativa a internet

di Lilly Marciante

In linea con l’attuale strategia del Cremlino, nella seconda metà di dicembre si sono svolte diverse esercitazioni mirate a testare il funzionamento di una rete nazionale alternativa all’Internet mondiale. L’iniziativa, definita di successo dal ministero delle Comunicazioni, potrebbe aumentare il controllo statale sui contenuti web e limitare la libertà di espressione dei cittadini.

RuNet: la rete alternativa

Il 23 dicembre 2019 il governo russo ha annunciato di essere riuscito a isolare la nazione dalla rete internet globale. Durante l’esercitazione il paese ha testato con successo RuNet, l’alternativa russa alla rete internazionale. Il test rientra nel piano nazionale di creazione di un “RuNet sovrano” approvato dal presidente russo Vladimir Putin lo scorso maggio ed entrato in vigore il 1° novembre che mira a disconnettere il paese dalla rete mondiale, rafforzando il controllo statale sul web russo.

Le esercitazioni, inizialmente previste per il 19 dicembre e poi posticipate senza alcun preavviso, sono state definite dal viceministro delle comunicazioni Aleksej Sokolov come necessarie per garantire il funzionamento della rete telematica nazionale anche in caso di ingerenza straniera. In un incontro con i giornalisti, il viceministro ha inoltre dichiarato che i test condotti per diversi giorni a Mosca, a Vladimir, a Rostov e in altre città, hanno provveduto ad elaborare diversi scenari per il funzionamento di RuNet sia in caso di attacchi esterni che per garantire la sicurezza degli abbonati e la protezione dei loro dati personali sensibili come SMS, il traffico e le informazioni su geolocalizzazione.

Sokolov ritiene che l’esito positivo delle esercitazioni ha dimostrato che “le autorità e gli operatori della comunicazione” sono pronti a resistere a una minaccia esterna. Tuttavia, secondo il quotidiano Vedomosti, l’agenzia ha esagerato parlando di pieno successo dell’operazione, ingigantendone i risultati.

Il corrispondente della testata è entrato in possesso della relazione della seconda parte dell’incontro, svoltasi senza la partecipazione dei giornalisti. Durante quest’ultima, una presentazione dei risultati dei test ha reso noto che oltre la metà degli attacchi informatici simulati è riuscita a penetrare nella rete russa (il 62,5 % degli attacchi attraverso il protocollo SS7 e il 50% attraverso il protocollo Diameter). Inoltre, è stato dichiarato che parte dei test si è svolta il 16 e il 17 dicembre, in contraddizione con quanto notificato alla stampa. Oltre al ministero delle Comunicazioni, le esercitazioni guidate da Sokolov hanno coinvolto i quattro operatori Rostelecom, Vimpelcom, MTS, Megafon, nonché il ministero della Difesa, il ministero dell’Energia, i servizi di sicurezza federali (FSB), la guardia nazionale russa, Kaspersky Lab, Positive Technologies e Group- IB. Positive Technologies – una società specializzata nella sicurezza informatica – ha testato le minacce sui social network.

In un primo momento, il ministero delle Comunicazioni aveva assicurato che i test con “natura di ricerca” non avrebbero interessato gli utenti ordinari perché rivolti esclusivamente a “segmenti, settori e campi di addestramento appositamente designati”.

Controllo totale e censura in vista

L’attuazione di tali test almeno una volta all’anno è prescritta dalla legge sul RuNet sovrano, entrata in vigore il 1° novembre in risposta alla “natura aggressiva” della strategia nazionale statunitense sulla sicurezza informatica. Secondo il provvedimento, tutti gli operatori di telecomunicazioni sono obbligati a installare sulle loro reti apparecchiature speciali fornite da Rozkomnadzor, l’agenzia statale che controlla connessioni e comunicazioni di massa. La legislazione prevede inoltre che i siti russi funzionino senza connessione a server stranieri, dando al governo russo il potere di disconnettersi dalla rete globale e, secondo alcuni esperti, anche di impedire l’accesso tramite una rete virtuale privata (VPN) a contenuti bloccati nella regione.

Secondo gli attivisti, la legge sul RuNet sovrano porterà a una maggiore sorveglianza degli utenti da parte del governo russo e a una potenziale crescente censura statale. Tale centralizzazione potrà reprimere più facilmente il dissenso e la libera espressione degli utenti russi. Inoltre, la legge creerebbe problemi anche a molte aziende Internet russe connesse a sistemi di pagamento, e-commerce e banking online.

Già in passato il governo russo ha fronteggiato minacce tecniche quando ha cercato di aumentare il controllo sull’app di messaggistica crittografata Telegram, bloccando gli indirizzi IP di milioni di cittadini russi.

A ciò si aggiunge l’intenzione della Russia, annunciata dal presidente Putin a inizio dicembre, di lanciare una propria versione di Wikipedia al fine di garantire ai russi l’accesso a informazioni più “dettagliate e affidabili”. La creazione dell’analogo russo della più famosa enciclopedia digitale entro la fine del 2022 richiede un budget di 2 miliardi di rubli (circa 30 milioni di euro). L’enciclopedia è pensata per un bacino di 15 milioni di utenti (cinque volte più degli attuali visitatori, considerato che nel luglio 2019 meno di 3 milioni di utenti hanno visitato il sito di Wikipedia) e conterrà oltre 80.000 articoli della Grande Enciclopedia Russa in 35 volumi. Secondo il progetto, gli utenti potranno proporre delle idee sull’inserimeno di nuove voci, ma la decisione finale spetterà a una commissione di esperti.

In molti vedono nell’attuale strategia del Cremlino un’emulazione del sistema cinese di limitazione del cyberspazio. Tuttavia, come spiega Tanya Lokot (In Russia un tale sistema sarebbe difficile da attuare sia per il clima politico che per quello economico.

 

Immagine: commons.ru

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