CULTURA: Il minareti e i campanili di Kazan’, la “capitale russa” del Tatarstan

di Andrea Zoller

Nell’ottobre del 1990 il Soviet Supremo dell’URSS riconosceva ufficialmente la libertà di fede per i propri cittadini; negli anni successivi, la Russia e gli altri paesi nati dalle ceneri dell’Unione Sovietica avrebbero assistito ad un’imponente rinascita religiosa. Nel discorso pubblico russo di oggi è diventato ormai comune parlare di ortodossia, giudaismo, islam e buddismo come di “religioni tradizionali” della Federazione. Se noi occidentali associamo automaticamente alla Russia lo sfarzo e le chiese dorate del Cremlino di Mosca, allo stesso tempo, tuttavia, ignoriamo che in questo territorio sconfinato esistano anche moschee, sinagoghe e templi buddisti, simboli di una secolare convivenza tra fedi e popoli diversi.

Kazan’, un’antica capitale islamica sul Volga

Nell’estremità centro-orientale della Russia Europea, a poco meno di 800 km da Mosca, si trova la multietnica e multiconfessionale repubblica del Tatarstan. La sua capitale, Kazan’, è oggi emblema dell’incontro tra islam e cristianesimo ortodosso, le due maggiori religioni dello stato, professate rispettivamente dalla popolazione tatara e da quella russa.

La fede islamica aveva raggiunto questi territori così a Nord già nel 922, settant’anni prima che gli slavi orientali, padri degli odierni russi, ucraini e bielorussi, si convertissero al cristianesimo. Furono i Bulgari del Volga, una popolazione turca di cui i tatari si considerano discendenti, ad adottare l’islam come religione ufficiale; successivamente, i Bulgari, che per secoli avevano fondato la propria ricchezza sul commercio attraverso la via d’acqua del fiume Volga, vennero travolti, insieme agli slavi, dalle invasioni mongolo-tatare del XIII secolo. Sulla base della cultura bulgara – una civiltà urbana, islamica, dotata di una letteratura e di una scrittura fondate sul modello arabo, – si vennero a formare, tra il XIII e il XV secolo, l’identità e la lingua turco-tatara. La città di Kazan’, adagiata sul Volga, crebbe notevolmente d’importanza, sino a diventare, nel 1438, capitale dell’omonimo, potente khanato.

L’avvento della Russia e del cristianesimo nel Tatarstan

Nel 1552 le truppe dello zar Ivan il Terribile conquistarono il khanato e distrussero Kazan’. Da allora, la dominazione cristiana ha inesorabilmente plasmato il destino dei musulmani del Volga. Sulle rovine della fortezza cittadina, un tempo occupate dal palazzo del khan e da una grande moschea, venne innalzata una tipica fortezza russa, con chiese e mura di pietra. L’intera città fu ricostruita e si sviluppò secondo l’architettura importata dai conquistatori: non più dominata da minareti, ma da campanili, Kazan’ divenne una città propriamente russa. Fuori dalle mura, nella parte meridionale della nuova città, si sviluppò invece la tatarskaja slobodà, il “quartiere tataro”, che, ancora oggi, si erge a fianco della sua controparte cristiana, contribuendo a costruire l’atmosfera e l’originale pluralità di Kazan’.

una nuova moschea per i tatari e i musulmani della Russia

Nel 2005, a seguito di un concorso indetto dalla presidenza del Tatarstan, nella fortezza di Ivan il Terribile, cuore della città russa, è stata costruita e inaugurata la sfarzosa moschea di Kul Sharif. Si è trattato di un vero e proprio riconoscimento materiale e simbolico della storia culturale del popolo tataro e del suo legame secolare con la Russia ortodossa. Questa audace impresa urbanistico-architettonica, che ha visto l’inserimento di una grande moschea moderna all’interno di uno spazio storico a lei estraneo, ha fortemente modificato l’aspetto della città antica di Kazan’. I suoi esiti estetici, soprattutto se confrontati con le moschee settecentesche della tatarskaja slobodà, paiono, tuttavia, meno gloriosi degli intenti simbolici che l’hanno ispirata.

Assieme alla cattedrale moscovita di Cristo Salvatore, ricostruita nel 2000 sulle rovine dell’omonimo edificio distrutto da Stalin, la moschea di Kul Sharif simboleggia la rinascita delle religioni nella Russia del XXI secolo. Una rinascita che, dietro al gusto kitsch di tanti nuovi progetti, di ricostruzioni e restauri azzardati, vuole presentare al mondo le prove di un’imponente e ritrovata opulenza.

La continuità ritrovata di un dialogo secolare

Oggi, la fortezza russa di Kazan’ è dominata non solo da una cattedrale ortodossa, ma anche da una moschea, a riprova del fondamentale ruolo della città come centro della convivenza interreligiosa nella Russia post-sovietica. La vita a fianco dei cristiani ha inevitabilmente segnato la dottrina della scuola teologica tatara, che affonda le proprie radici nella Bulgaria del X secolo ed è, quindi, una delle istituzioni più antiche di tutto il mondo islamico: la fede di questi “musulmani del Nord”, rifiorita negli ultimi vent’anni e rafforzata dalla ricostituzione, nel 2017, dell’accademia teologica di Kazan’, è un esempio ignoto e taciuto, ma reale, di un dialogo possibile.

Foto: bip-club.ru

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