GRECIA: I primi mesi del post-Tsipras

Il 7 luglio 2019 la Grecia è andata alle urne anticipatamente per eleggere il Parlamento. Le elezioni hanno visto vincitore il partito di centrodestra Nea Dimokratia (Nuova Democrazia) capeggiato da Kyriakos Mitsotakis, confermando un risultato già preannunciato dall’andamento delle europee di maggio 2019.

Il nuovo governo si è subito posto come promotore di un nuovo corso politico. Le parole stesse del nuovo premier al momento del giuramento ne sono una conferma: “Il popolo greco ci ha dato un forte mandato per cambiare la Grecia. E onoreremo questo comandamento per intero”.

 

Economia e sicurezza, le parole d’ordine di Nea Dimokratia

Dal punto di vista economico, Nea Dimokratia ha impostato il suo programma su maggiore libertà economica, sostegno alle banche in supporto alla crescita economica, abolizione dei controlli sul capitale e volontà di proseguire le riforme.

I punti principali riguardano la riduzione fiscale – graduale, a partire dal 2020 –, tagli alla spesa pubblica, più investimenti (anche stranieri), e una richiesta di maggiore flessibilità ai creditori internazionali. Ha inoltre promesso di non tagliare stipendi e pensioni. Tra le priorità del governo c’è anche il via libera al progetto di privatizzazione e sviluppo dell’ex aeroporto di Hellinikon, che dovrebbe costare circa 8 miliardi di euro, configurandosi così come la più grande operazione immobiliare d’Europa.

Gli ultimi dati sul PIL mostrano una graduale ripresa; dopo la lunga e pesante recessione economica, esso è cresciuto dell’ 1,9 percento quest’anno. La disoccupazione, seppure elevata, cala a circa il 18 percento, e dovrebbe scendere ancora (nel pieno della crisi era però arrivata al 28 percento).

La Grecia e l’immigrazione

Sul fronte della sicurezza, l’esecutivo ha avviato una nuova gestione dell’immigrazione, di segno opposto rispetto a quella del precedente governo, definita “lassista” dal ministro per la Protezione del Cittadino Michalis  Chrysochoidis. “La Grecia non è un vigneto non recintato”, ha detto Mitsotakis al parlamento.

Il nuovo piano prevede una serie di misure volte in primis a limitare l’immigrazione dalla Turchia. Per effetto della politica di repressione attuata nel paese anatolico infatti, da luglio la Grecia ha registrato un aumento degli arrivi – anche se a livelli ancora lontani da quelli del 2015. Secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, sarebbero sbarcati più di 50mila profughi dall’inizio dell’anno.

Il governo intende anche rafforzare la sorveglianza lungo i confini marittimi nazionali, potenziando le forze di pattugliamento delle acque greche. È poi in programma l’istituzione di un’unica agenzia per la sorveglianza delle frontiere, allo scopo di coordinare le operazioni di controllo.

La pressione migratoria ha colpito soprattutto le isole del mar Egeo dove già stazionavano migliaia di persone stipate in campi saturi e in pessime condizioni igienico-sanitarie. Emblematico l’esempio dei centri di Moria a Lesbo, dalla capacità di 3mila persone, ma arrivati a ospitarne 15mila.

Data la necessità di decongestionare i campi insulari, il governo vorrebbe attivare al più presto il trasferimento e ricollocamento dei rifugiati in centri sulla terraferma, con il rischio tuttavia che il sovraffollamento si riproponga anche in queste strutture. Per ovviare a ciò, Nea Dimokratia intende intensificare il coinvolgimento dell’Unione Europea, e spingere per riformare il regolamento di Dublino.

È prevista anche una riforma del sistema di asilo per accorciare i tempi di esame delle domande, con criteri più stringenti in materia di accoglimento della domanda e valutazione delle condizioni di vulnerabilità dei migranti. In merito a ciò, lo stato accetterà solo certificati medici provenienti da ospedali e autorità pubblici, e non da strutture private o ONG.

Tuttavia sono diverse le misure che destano preoccupazione, per la riduzione delle tutele per i richiedenti asilo, e a causa di possibili violazioni dei diritti umani. Tra le norme più controverse vi è l’abolizione della possibilità di appello in caso di rigetto della richiesta di asilo. Ma anche quella che obbliga i richiedenti asilo a rimanere nei campi profughi o in altri alloggi per l’intera durata del processo.

Le proteste studentesche

Fra gli imperativi di sicurezza del nuovo governo rientra anche la proposta di abrogare il cosiddetto “diritto d’asilo” accademico, cioè il divieto per la polizia di entrare negli atenei se non in casi eccezionali e su esplicita richiesta del rettore o del senato accademico.

La legge, in vigore dal 1982, fu approvata in memoria delle proteste studentesche contro la dittatura militare dei Colonnelli, in ricordo soprattutto della feroce repressione del 17 novembre 1973, quando l’esercito fece irruzione al Politecnico di Atene uccidendo 24 persone.

Chi la critica la norma sottolinea come essa sia stata utilizzata da estremisti di sinistra per compiere atti di violenza e intimidazioni, e più in generale come scudo per attività illegali. “Abolizione dell’asilo universitario significa impedire i comportamenti delinquenti dentro le università” ha dichiarato il premier Mitsotakis.

La campagna per “ripristinare la legge e l’ordine” ha colpito anche Exarchia, il quartiere “anarchico” di Atene. Qui da fine agosto sono iniziati gli sgomberi di centinaia di edifici occupati, spesso adibiti a centri per ospitare rifugiati e minori.

Che la Grecia stia cambiando direzione rispetto al passato è indubbio. Una volontà di rottura comprensibile, date le difficoltà e asprezze degli ultimi anni per il paese. Se questa sarà la strada giusta, o una seconda sofferta legislatura come quella di Tsipras, solo il tempo lo potrà dire.

 

Foto: il Messaggero

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