SERBIA: Il ministro delle Finanze ha copiato la tesi di dottorato

Un nuovo, ennesimo, scandalo travolge il governo di Ana Brnabić. Questa volta a finire sotto l’occhio del ciclone è il ministro delle Finanze, ed ex sindaco di Belgrado, Siniša Mali. Già coinvolto in diverse inchieste riguardanti evasione fiscale, proprietà immobiliari nascoste, rapporti con la criminalità organizzata, nonché lo scandalo “Savamala”, il ministro deve ora fare i conti con la decisione finale sull’accusa di plagio della sua tesi di dottorato.

Il caso

Nel 2014 il sito Peščanik pubblicò un articolo di Raša Karapandža in cui si denunciava l’allora sindaco di Belgrado ed ex assistente del ministro della privatizzazione Siniša Mali di aver plagiato la sua tesi di dottorato. L’autore, professore di finanza all’European Business School (EBS) di Wiesbaden in Germania, sosteneva di non aver “mai incontrato così tante copiature come nella tesi di dottorato di Mali”. La tesi, intitolata “Creating Value Through the Process of Restructuring and Privatization – Theoretical Concepts and Experiences of Serbia” ricopiava fedelmente un’altra tesi del 2001 di Stifanos Hailemariam dell’Università di Groningen. Quest’ultima trattava lo stesso argomento ma prendeva come caso studio un paese effettivamente molto simile alla Serbia per storia, struttura economica, vicinanza geografica: l’Eritrea!

Il caso è stato riaperto due anni dopo quando nell’aprile 2016 un membro dell’Accademia serba delle scienze e delle arti (SANU), Dušan Teodorović, riferì di esser entrato in possesso della tesi e di considerarla “un terribile plagio”. Per ben due volte, nel 2017 e nel febbraio 2019, gli esiti delle inchieste condotte da due differenti Commissioni sono stati screditati: la prima volta dal Senato Accademico per vizi formali, la seconda dal Comitato etico professionale dell’Università di Belgrado per risultati “incompleti, poco chiari e contraddittori”.

Le proteste degli studenti

Il 13 settembre un gruppo di studenti appartenenti al movimento “1 od 5 miliona” ha occupato il rettorato dell’Università di Belgrado per chiedere le dimissioni di Mali, del ministro dell’Educazione Mladen Šarčević e del ministro dell’Interno Nebojša Stefanović, anch’egli accusato di aver copiato la propria tesi di dottorato.
Durante i 12 giorni di occupazione non sono mancati momenti di tensione tra gli occupanti e i sostenitori del Partito Progressista Serbo (SNS) al governo. Il blocco si è poi concluso con la promessa da parte della rettrice Ivanka Popović di una nuova inchiesta e di una definitiva decisione sulla vicenda del dottorato di Mali entro il 4 novembre.

La decisione finale

In effetti una decisione è stata presa entro quella data ma rinviata di 15 giorni per garantire il diritto al ricorso. Il 21 novembre la svolta decisiva. Il Comitato etico ha stabilito all’unanimità che il ministro “ha letteralmente preso testi o interi passaggi dai testi di altri autori senza citarli” violando l’articolo 22 del Codice etico professionale. Mali ha commentato affermando di sapere di non aver copiato la propria tesi e che questo scandalo rappresenta solo un attacco politico nei suoi confronti.

La decisione è stata anche accompagnata da una manifestazione del movimento “1 od 5 miliona” per ribadire con forza la richiesta di dimissioni del ministro mentre il presidente Aleksandar Vučić, messo alle strette anche da altri scandali che riguardano i vertici del paese, ha dichiarato che “Mali deve pagare un prezzo politico”. Non è la prima volta che Mali si ritrova a dover “pagare”. Nel giugno 2016 il presidente Vučić, riferendosi alla demolizione illegale di due vecchi edifici avvenuta la notte tra il 24 e il 25 aprile 2017 nel quartiere Savamala, disse che dietro il caso “ci sono i più alti funzionari della città e pagheranno le conseguenze legali”. In quel momento Mali ricopriva la carica di sindaco della capitale. Due anni dopo, fu “costretto” ad abbandonare quel ruolo per essere promosso a ministro delle Finanze.

Questa storia mostra tutta l’ipocrisia di un sistema politico che si vuole presentare come credibile e soprattutto competente. Come può un ministro che ha imbrogliato sui suoi titoli essere garanzia del corretto utilizzo delle finanze statali? Qui non si vuole sostenere l’idea secondo cui solo chi possiede i “titoli” può guidare la macchina statale. Certo, sarebbe opportuno che un ministro delle Finanze fosse in grado di muoversi con disinvoltura tra bilanci, numeri, leggi finanziarie. E che soprattutto, nel caso specifico, fosse in grado di analizzare i risultati delle politiche pubbliche senza scopiazzare quelli di qualcun altro sull’Eritrea. Qui il problema è che il “titolo” viene, troppo spesso, equiparato immediatamente alla “competenza” e solo chi possiede un pezzo di carta può ambire a posizioni di comando. Poco importa se il titolo è stato acquistato o ottenuto copiando la propria tesi. In Serbia oggi, i titoli che garantiscono i posti migliori nell’apparato dello stato sono quelli di “stretto collaboratore” e “amico” del presidente-padrone, Aleksandar Vučić. E nel lungo curriculum di Siniša Mali sono presenti entrambi.

Foto: N1

Chi è Marco Siragusa

Nato a Palermo nel 1989, sta concludendo un dottorato all'Università di Napoli "L'Orientale" con un progetto sulla transizione serba dalla fine della Jugoslavia socialista al processo di adesione all'UE. Collabora con EastJournal da Ottobre 2018 per la redazione Balcani e scrive settimanalmente per Nena-News.

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