SLOVACCHIA: I populismi sconfitti alle elezioni regionali

Il 4 novembre in Slovacchia si sono svolte le elezioni regionali. Per mesi se ne è discusso come banco di prova per liberare il paese dal giogo dei populismi, e stavolta i cittadini si sono fatti sentire. Il partito del premier Robert Fico è stato riconfermato soltanto in due regioni su sei delle precedentemente governate, e Marian Kotleba, leader del partito neonazista L’SNS, è stato sconfitto dall’indipendente Ján Lunter.

Le elezioni

In quest’ultima occasione, l’elezione dei governatori e dei consigli regionali si sono svolte a turno unico per via della riforma elettorale voluta dal partito di maggioranza Smer-SD. Quattro anni fa i candidati Smer-SD governavano il paese e tutte le regioni, ma stavolta sono riusciti a trovare riconferma solo in due. A ottenere il seggio da governatore sono stati Jarošlav Baska con il 49,98% e Milan Belica con il 34,1%, in due delle regioni con la più bassa affluenza, Trenčin con il 26,3% e Nitra con il 26,8%.

La regione di Banská Bystrica, oltre che per il risultato, ha stupito per la partecipazione raggiungendo il 40,29% di affluenza, ben dieci punti in più della precedente tornata elettorale. Dopo una campagna elettorale caratterizzata dall’uno contro tutti, il governatore uscente Marian Kotleba, leader del partito neo-nazista L’SNS, è stato sconfitto da Ján Lunter votato dal 48,53% degli aventi diritto. Il ritiro del candidato SaS Martin Klus, in supporto del candidato indipendente, ha senz’altro contribuito a rendere la sconfitta più netta.

Veri vincitori delle elezioni sono stati i partiti del centro-destra. La coalizione tra OLaNO, SaS e il movimento cristiano-democratico KDH ha permesso di invertire il trend vincente di Smer-SD. I candidati di OLaNO hanno conquistato Trnava con Jozef Viskupič, Žilina con Erika Jurinová e Košice con Rastislav Trnka. Milan Majerský ha conquistato Prešov per KDH e SaS si è aggiudicata Bratislava con Jurai Droba.

Siamo giunti al tramonto dei populismi?

Sebbene il dibattito pubblico tenda a semplificare i risultati delle elezioni amministrative, connotarle in senso politico è rischioso. Infatti, l’impossibilità di distinguere tra la prestazione del candidato e quella del partito che lo sostiene rende l’analisi parziale e spesso irrilevante. Il partito avrebbe potuto vincere ma la scelta del candidato potrebbe essersi rivelata sbagliata.

Tuttavia, in questo caso ci sono due fatti che possono rendere l’analisi efficace. Il primo è la perdita di consenso di Smer-SD, che mentre alle elezioni politiche del 2012 aveva ottenuto il 44,4%, nel 2016 ha avuto solo il 28,3%. In questo caso, la sconfitta nelle maggior parte delle regioni prima governate sembra confermare questo trend decrescente, rivelando che il problema non sono solo i candidati. Il secondo è il caso di Banska Bystricá, che ha visto un’affluenza di voto di dieci punti percentuali superiore a tutte le altre regioni. L’indizio diventa una prova se si confronta il 17% di affluenza del 2013, l’anno della vittoria di Kotleba, con il 40,29% di quest’anno.

La maggioranza degli elettori è moderata, ma la disaffezione verso la politica lascia il potere nelle mani degli estremisti, votati dai cittadini più esasperati. In Slovacchia, la “chiamata alle armi” dei cittadini moderati è stata la vera svolta di questo turno di elezioni amministrative. L’esperienza slovacca insegna una vecchia lezione, ovvero che il tramonto dei populismi si ottiene con l’esercizio delle libertà democratiche.

Chi è Gian Marco Moisé

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Ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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