SLAVIA: La conversione degli slavi al cristianesimo, tra Roma e Costantinopoli

La competizione tra Roma e Costantinopoli

Il rafforzamento militare e politico dei regni slavi ebbe un ruolo chiave nella conversione al cristianesimo. Ma a quale confessione? La conversione degli slavi avvenne tra l’VIII e il X secolo, prima del “Grande Scisma” che divise la chiesa di Roma da quella di Costantinopoli. Uno scisma la cui data ufficiale è quella del 1054, quando papa Leone IX scomunicò il patriarca di Costantinopoli che rispose con un anatema. Le ragioni dello scisma, più che dottrinali, sono politiche: da una parte c’era Costantinopoli, capitale di quell’Impero Romano d’Oriente che sin dall’anno 380 aveva adottato il cristianesimo come religione ufficiale. Dall’altra c’era Roma con il suo vescovo che rivendicava, in nome di un passaggio del Vangelo, l’autorità (le chiavi, che nel linguaggio rabbinico sono simbolo del potere divino) per guidare l’intera cristianità.

L’esportazione della propria versione del cristianesimo, e quindi la concorrenza tra Roma e Bisanzio, era già cominciata da ben prima del Grande Scisma: sin dal 451, quando il Concilio di Calcedonia aveva posto sullo stesso piano Roma, sede papale, con Costantinopoli, nuova capitale dell’Impero, nonostante la mancanza di fondazione apostolica di quest’ultima rispetto alle altre quattro sedi patriarcali della Pentarchia (Gerusalemme, Roma, Antiochia ed Alessandria). La volontà del vescovo di Roma di mantenere il primato portarono allo scontro con l’altra autorità religiosa del mondo cristiano, il patriarca di Costantinopoli, sostenuto dagli Imperatori d’Oriente, e all’aperta concorrenza per convertire i popoli pagani dell’Europa.

La differenziazione tra i due culti era già presente all’epoca della conversione degli slavi e c’era quindi una differenza, anche nel rito, tra le due versioni di quella che era ancora la stessa confessione. Per questo diremo che alcune nazioni slave si convertirono al cristianesimo orientale e altre a quello occidentale anche se lo scisma canonico non era ancora avvenuto.

Conversione come legittimazione

I metodi della conversione sono stati diversi. Il potere papale si affidava alla spada dei cavalieri franchi e tedeschi, quello bizantino all’opera dei missionari. Gli slavi occidentali, per non soccombere alla spada germanica, trovarono nella conversione spontanea l’unica salvezza. Quelli meridionali e orientali scelsero con accortezza quale dei due poteri (germanico-papale o bizantino) fosse più conveniente alle proprie ambizioni di potere. In entrambi i casi la conversione era fonte di legittimazione, si entrava così a far parte dei popoli del “commonwealth” cristiano, portando lo stato nel “mondo che conta”. La conversione fu però un fenomeno che riguardò solo l’aristocrazia, quella del  popolo sarebbe venuta dopo e non senza scossoni, ma quel che contava era, in quel momento, il riconoscimento culturale e politico che solo il mondo cristiano poteva offrire. Anche in termini di (più o meno) durature alleanze.

Ma la questione era più grande, e non era religiosa ma politica: con chi conveniva stare? Con l’imperatore bizantino o con il Papa di Roma? Il regno polacco, quello ungherese (dove gli slavi giocavano un ruolo decisivo accanto all’èlite magiara) e quello croato, scelsero di aderire alla pars occidentalisla vicinanza, anche minacciosa, franco-germanica fu un buon argomento per i sovrani. Stesso ragionamento fecero serbi e bulgari scegliendo di stare con l’imperatore di Costantinopoli.

Ma la scelta, che oggi può apparire scontata, non lo fu affatto: a convincere Mieszko, re dei polacchi, a preferire il rito romano fu la presenza dei vicini tedeschi: il cristianesimo latino di allora era fortemente “tedesco”, lo era già da Carlo Magno. I tedeschi – come si è detto – erano la spada del Papa e, con la scusa di convertire i pagani, ne facevano sterminio prendendosi le terre. Il re di Polonia comprese che per salvare il suo popolo e il suo stato doveva convertirsi, e doveva farlo da alleato del Papa (e quindi dei tedeschi). Fu una scelta di sopravvivenza: abbandonare gli antichi dèi o perire. Ma funzionò: il Cristianesimo consentì agli slavi di salvarsi dalla “pulizia etnica” tedesca, entrando a pieno titolo nel “mondo che contava”, e trovando finalmente uno sviluppo culturale fino ad allora impedito dall’assenza della scrittura.

Lo shock estetico

Da quella separazione religiosa nasceranno contrapposizioni culturali, specialmente nei Balcani, che i piazzisti politici di ogni epoca hanno saputo fomentare nel tentativo di separare ciò che il filo della storia ha sapientemente unito. Ma la dimensione politica non esaurisce il discorso: molta importanza giocava anche l’elemento mistico. Un caso emblematico di come funzionava la conversione, e di quali erano le dinamiche e le ragioni della scelta, è quello della Rus’ di Kiev.

Siamo nel X secolo; Volodomir, re di Kiev, comprendendo la necessità del “battesimo della nazione” (c’erano già stati tentativi di conversione infruttuosi in passato), decide di mandare degli emissari in Germania e a Costantinopoli. Al loro ritorno così dissero al re: “E siamo andati dai tedeschi, e vedemmo che nei templi molti riti officiavano ma nulla di bello vedemmo. E dai greci andammo, e vedemmo dove officiavano in onore del loro Dio, e non sapevamo se in cielo ci trovavamo oppure in terra: non v’è sulla Terra uno spettacolo di tale bellezza, e non riusciamo a descriverlo. Solo questo sappiamo: che là Dio con l’uomo coesiste e il rito loro è migliore di tutti. Ancora non possiamo dimenticare quella bellezza, ogni uomo che gusta il dolce non accetta, poi, l’amaro”.

Si tratta di quello che il già citato Francis Conte definisce uno “shock estetico“. Al di là delle ragioni politiche questo episodio mostra quali suggestioni agissero su un popolo barbaro ma sensibile come quello slavo: il mistero incarna il divino, che è meraviglia e porta alla grazia. Non è ancora oggi questa la caratteristica del rito ortodosso?

La sfida teologica alla corte di Kiev

Il caso kieviano è interessante perché, oltre allo shock, ci racconta del lento lavorìo per arrivare alla conversione. Il monaco Nestore, nel suo celebre Racconto dei tempi passati, restituisce tutte le influenze culturali del giovane stato. Volodimir, secondo la cronaca nestoriana, avrebbe ricevuto anche emissari bulgari, popolazione turca allora stanziata nell’attuale Ucraina orientale, che convertiti all’Islam ne mostrarono le qualità al sovrano. Ma l’assalto più forte venne dai cazari, popolazione delle steppe convertita al giudaismo, che mandò i propri rabbini a sfidare i monaci cristiani e i dotti islamici che affollavano ormai la corte kieviana. Lo scontro teologico dev’essere stato senza pari, peccato non avervi potuto assistere. A spuntarla furono i cristiani che vantavano una certa esperienza con gli slavi, a partire da quei Cirillo e Metodio di cui parleremo la prossima volta.

foto Il Battesimo di Vladimir, affresco di Viktor Vasnetsov. (Wikipedia)

Chi è Matteo Zola

Matteo Zola
Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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Un commento

  1. Wolf MURMELSTEIN

    Faccio notare che il Regno Ebraica dei Cazari venne sconfitto nell’anno 965 dalla coalizione RUS e BISANZIO e i membri della dinastia ebraica fuggirono a Cordova. Rimase una parte minuscola . Crimea e dintorni . sconfitta poi nell’anno 1016 il cui ultimno re era cristiano.

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