CINEMA: "Leviathan", la Russia di Zvyagincev tra Stato, Chiesa e vodka

Da Lione – Paesaggi mozzafiato del lontano nord e panorami da sogno che invadono le coste frastagliate del mare di Barents fanno da sfondo alla storia di una famiglia che sta per essere cacciata dalla loro proprietà a causa di un sindaco corrotto che vuole appropriarsi del terreno. Questa la Russia di oggi messa in scena da Andrej Zvyagincev in “Leviathan”, film che ha vinto il premio come miglior sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes.

Nominato agli Oscar come migliore film straniero, “Leviathan” ha conquistato il pubblico e la critica occidentale fin da subito, mentre divide le opinioni dei russi ancora prima di uscire in sala, uscita prevista per il 5 febbraio e che già prevede tagli sostanziosi ai dialoghi. Pochi eletti lo considerano infatti come un capolavoro cinematografico, mentre molti altri lo ritengono un affronto alla Russia di oggi e una parodia dei valori morali del paese.

L’azione si svolge nella Russia di oggi e lo si capisce benissimo non appena l’inquadratura precisa di Zvyagincev ci fa vedere il ritratto del presidente Putin appeso sulla parete dell’ufficio del sindaco. Tuttavia il regista dichiara di aver girato un film comprensibile non solo in Russia ma anche altrove e il successo che ha avuto all’estero dimostra appunto questa sua universalità.

Bibbia, corruzione e…vodka!

In questo film drammatico i dettagli sono fondamentali e vengono studiati dal regista in maniera profonda, tanto che durante tutta la pellicola sembra quasi di vedere un album di fotografie che scorre lentamente sotto gli occhi dello spettatore. Zvyagincev non trascura nulla, spinto dall’interesse di mostrare una Russia pura e legata alla realtà.

La Russia che viene rappresentata dal regista si manifesta in tutte le sue sfaccettature, ma ce ne sono tre in particolare che vengono a galla lentamente, diventando le protagoniste assolute del film e che danno indubbiamente il via alle polemiche in patria: lo Stato, la Chiesa e…la vodka! La stampa britannica stessa riassume “Leviathan” proprio con queste tre parole chiave. E non si può darle torto in fondo.

Il tema biblico ci appare fin dal titolo del film. Leviatano è uno dei principali demoni dell’inferno, rappresentato spesso con voraci fauci che ingoiano anime, ma evoca anche l’allegoria che esso rappresenta da secoli: il caos primordiale, la potenza priva di controllo espressa biblicamente come la volontà divina e “simbolo della potenza del Creatore”. Non è un caso che Zvyagincev prenda spunto dall’opera che tratta il problema della legittimità e della forma dello Stato di Thomas Hobbes che non esita ad affermare come i due poteri, quello statale e quello religioso, siano inscindibili. La Chiesa, secondo una critica di Hobbes, costituisce uno stato all’interno dello stato ed è un po’ quello che possiamo notare in questo film: il pope del villaggio indirizza il sindaco corrotto, lo consiglia, o meglio ancora, lo manipola, tenendolo in suo potere e predicando non senza metafore e sottointesi la parola di Dio. E il sindaco gli è devoto, non ha scelta se vuole essere rieletto.

Corruzione e ingiustizia sono quindi all’ordine del giorno. Perfino l’avvocato difensore di Kolia (Vladimir Vdovičenkov, attore russo che ha recitato in “Bumer”) sa benissimo che per ottenere ciò che vuole non può fare altro che giocare sporco, non può fare affidamento sulla giustizia. Per poter trionfare sul sindaco corrotto non può che minacciarlo, ricattarlo e dubitare della legge che tuttavia il suo ruolo dovrebbe impersonare. Lo sa benissimo: saranno sempre i più potenti ad averla vinta. Servirsi della violenza, o ancora meglio del male, si sa, risulta molto efficace per vincere. Sindaco e avvocato ne sono consapevoli e i personaggi che li circondano anche.

Ma i russi allora come reagiscono a tutto questo? Sembra si gettino semplicemente nelle braccia dell’alcool. Annegano l’ingiustizia, la sofferenza, i problemi e il male nella vodka che scorre a fiumi; un’amica sincera che diventa un visto per dimenticare la realtà ed entrare nel mondo dell’oblio.

Il ministro della cultura Vladimir Medinskij, dopo aver visto il film, afferma abbattuto: “Non è possibile che in Russia si beva così tanto!”. Ma Zvyagincev, nel bene e nel male, pensa di aver rappresentato almeno una gran parte della Russia in maniera fedele, nonostante aggiunga che il suo paese non è fatto solo di questo.

Il governo di Vladimir Putin ha partecipato al finanziamento del film, quindi si presume che il presidente non lo consideri come un’opera pericolosa. Tuttavia Zvyagincev dubita della razionalità di questa decisione presa, anzi ritiene che la scelta sia stata fatta “alla russa”: il copione non è stato letto interamente da chi di dovere. Una semplice supposizione o la pura realtà?

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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