UCRAINA: I difensori della patria non sono solo uomini

Da KIEV – Il 14 ottobre del 2014 l’ex-presidente Petro Porošenko proclamò il “Giorno dei difensori dell’Ucraina”, festa nazionale che si è sostituita a quella sovietica del 23 febbraio, conosciuta come la giornata dei difensori della patria. Da più di 4 anni, l’Ucraina celebra in questo giorno i cittadini che si sono sacrificati per il proprio paese. Ma se questa giornata è nata come ripudio della tradizione totalitaria comunista e in ricordo dei milioni di morti causati dal conflitto odierno nell’est del paese, la sua celebrazione sembra ricadere nella retorica delle parate tradizionaliste e della discriminazione tra uomini e donne.

Una data non casuale

Nonostante qualche interruzione e rivisitazione, dal 1918 la Russia e alcuni paesi del blocco ex-comunista celebrano il 23 febbraio la giornata dei difensori della patria. Dal 2014, anno cruciale per la storia dell’Ucraina, che ha visto le rivoluzioni di Maidan aprirsi in un conflitto armato con la Russia, le cose a Kiev sono cambiate. L’ex-presidente ha deciso di riprendere il concetto autentico di “difensore della patria” e di risvegliare un sentimento di unità in tutti i territori della nazione. “L’Ucraina non celebrerà mai più questa festa secondo il calendario storico-militare di un paese vicino. Onoreremo i difensori della nostra patria e non quelli di un’altra!”, ha dichiarato Porošenko nell’ottobre del 2018.

Ma un giorno non vale l’altro, e la scelta di questa data non è casuale. Il 14 ottobre segna, infatti, tre ricorrenze importanti per l’Ucraina: quella religiosa ortodossa dell’intercessione della Beata Vergine, la festa dei cosacchi di Zaporižžja, nonché il giorno simbolico di fondazione dell’UPA, l’Esercito insurrezionale ucraino attivo durante la seconda guerra mondiale.

La prima rimane una festa solenne a livello religioso, risalente ai tempi della Rus’ di Kiev, ma che può essere interpretata come atto simbolico di protezione e benedizione del popolo ucraino. Le due ricorrenze restanti hanno, invece, un importante significato storico e politico.

L’armata cosacca di Zaporižžja, che popolava le steppe del fiume Dnepr, è stata infatti la prima organizzazione politica, militare e sociale ucraina, le cui origini risalgono al 1552. Risalente al 14 ottobre del 1942 è anche la nascita dell’UPA, l’Esercito di insurrezione ucraino creato in Volinia (una delle regione più occidentali dell’Ucraina), rappresentante una sezione dell’OUN, l’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, nata con l’obiettivo principale di stabilire uno stato ucraino indipendente dall’URSS. Oggi viene ricordata in chiave piuttosto nazionalistica e le si associa il nome di Stepan Bandera. Soprattutto in alcune città dell’ovest dell’Ucraina, in questo giorno si organizzano marce e parate per ricordarne la fondazione.

Un’eredità sovietica che resta

L’Ucraina, come altri paesi, sta cercando ormai da 28 anni di liberarsi della pesante eredità sovietica, ma cancellare quasi un secolo di storia non è così scontato.

Dare spazio al riconoscimento delle forze che hanno combattuto contro il potere sovietico e il suo regime è solo un altro tentativo di far rinascere il sentimento di nazione compatta e indipendente e di valorizzare quella sovranità da poco conquistata e nuovamente minacciata da una guerra ibrida con la Russia.

Come sottolinea Petro Porošenko, il ricordo dei morti causati dal conflitto deve spronarci a ripudiare definitivamente la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Ma è giusto alimentare questo senso di appartenenza alla nazione e valorizzare l’eroismo, le tradizioni militari e le vittorie di un popolo a suon di marce e parate di soldati e veterani che sembrano, per di più, dimenticare il ruolo delle donne come difensori della patria?

Una festa degli uomini?

Che sia il 23 febbraio o il 14 ottobre, qual è il ruolo della popolazione femminile durante questa festa? Tutti i cittadini, teoricamente, hanno il diritto e il dovere di difendere la propria patria, ma non tutti possono, riescono o vogliono farlo nello stesso modo. Per tradizione infatti questo compito ricade sugli uomini; sono loro gli eroi al fronte. Ma che ne è del resto della popolazione? Anche le donne hanno contribuito – e contribuiscono – a proteggere il paese.

La guerra e la difesa della patria non sono qualcosa di prettamente maschile; esiste una guerra “al femminile” che ha “i propri colori, odori, una sua interpretazione dei fatti ed estensione dei sentimenti“, dove “non ci sono eroi e strabilianti imprese, ma semplicemente persone reali impegnate nella più disumana delle occupazioni dell’uomo“, racconta la scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič (intervistata nei giorni scorsi), vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 2015, nel suo libro dal titolo provocatorio “La guerra non ha un volto di donna“. Nella storia dell’uomo, le donne non sono mai state celebrate o contemplate per aver contribuito coraggiosamente alla causa, non sono mai state trattate da eroine.

Secondo Andriy Kohut, storico e direttore dell’archivio dei servizi di sicurezza ucraini, il 14 ottobre è una festa che non dovrebbe riguardare il genere: “Il 23 febbraio si è trasformato in una copia dell’8 marzo al maschile, non legato al soldato difensore del suo paese, ma al sesso maschile in generale. Il 14 ottobre dovrebbe rimanere il giorno in cui parliamo dei nostri soldati, quelli che prestano servizio militare, sia uomini che donne. Questa festa non deve diventare una festa degli uomini“, afferma Kohut.

Il 14 ottobre deve celebrare tutti i difensori dell’Ucraina. Soldati e soldatesse, eroi ed eroine, uomini e donne; perché tutti i cittadini sono protettori e difensori della propria patria.

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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