TURCHIA: L’Onu chiede più indipendenza per la magistratura e più garanzie per gli imputati

di Davide Denti

Per una volta non è l’Europa a fare le pulci alla Turchia: il richiamo al governo di Erdogan arriva direttamente dal Relatore Speciale ONU per l’indipendenza dei giudici e degli avvocati, Gabriela Knaul, che ha chiesto alle autorità turche di adottare misure supplementari per garantire l’effettiva indipendenza e l’imparzialità del sistema giudiziario.

Al termine di una visita di cinque giorni ad Ankara, Istanbul e Diyarbakir, Knaul ha lodato le recenti riforme costituzionali sul Consiglio superiore della magistratura, ma ha sottolineato come esse vadano portate avanti per garantire l’effettiva indipendenza del potere giudiziario dall’esecutivo: “il ministro della giustizia presiede ancora il Consiglio superiore e autorizza le indagini condotte da questo corpo. E’ necessario un Consiglio superiore totalmente indipendente dal potere esecutivo, strutturalmente, funzionalmente ed in pratica.”

Altri punti richiamati da Knaul nel suo incontro con la stampa includono:

  • l’accesso alla giustizia
  • le garanzie del giusto processo, e il rispetto dei principi di imparzialità e di parità delle armi. La necessaria parità tra avvocati, giudici e pubblici ministeri è messa a rischio dal rapporto troppo stretto tra questi ultimi due;
  • il diritto alla difesa legale, specialmente nel caso dei processi per terrorismo e criminalità organizzata, che includono restrizioni alle garanzie procedurali;

In uno stato democratico, basato sullo Stato di diritto, un sistema giudiziario indipendente e imparziale è una garanzia fondamentale per la società nel suo complesso“, ha detto Knaul.

I punti su cui il relatore speciale si è soffermata richiamano pressoché negli stessi termini quelli che sono da sempre i maggiori punti di contenzioso tra la Turchia e la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), in relazione specialmente all’art. 6 della Convenzione, relativa al giusto processo ([1], [2]).

Se già ampi passi sono stati fatti per il miglioramento del sistema della giustizia in Turchia, Knaul ricorda come altri siano ancora da fare. Che l’invito venga, per una volta, non da quell’Unione Europea su cui inizia ad aleggiare il sospetto tra Ankara ed Istanbul, né dalla Corte di Strasburgo, ma da un corpo di maggior imparzialità quale l’ONU, può far sperare nella migliore accoglienza di un tale invito alla riforma.

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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