MONTENEGRO: Tensioni tra governo e chiesa serba sulle proprietà religiose

Lo scorso giugno è stato un mese carico di tensioni tra il governo del Montenegro e la chiesa serba ortodossa. A scaturirle è stata il 16 maggio una proposta di legge presentata dal governo di Podgorica sulla libertà di fede e sullo status legale delle comunità religiose.

La legge

Un passaggio del testo in particolare è stato contestato dalle autorità religiose e da Belgrado: quello in cui si menziona un registro delle proprietà ecclesiastiche appartenute al Montenegro indipendente prima del 1918, quando poi confluì nel regno dei Serbi, Croati e Sloveni, successivamente diventato Jugoslavia.

La legge prevede che le proprietà religiose rimangano alla comunità che le possiede solo se queste riescono a esibire una prova del possesso. In caso contrario diventeranno tesori culturali, di proprietà dello stato. Il testo, comunque, deve ancora superare il dibattito in parlamento.

Le ragioni storiche

Il Montenegro non ha mai sostituito una legge sulle comunità religiose del 1977 e per questo le diatribe sulle proprietà tra lo stato e le chiese lasciavano spazio a differenti interpretazioni. Senza un quadro normativo chiaro, lo stato ha pochi argomenti per rivendicare le proprietà ecclesiastiche come patrimonio culturale del Montenegro e dei suoi cittadini. Il governo provò già nel 2015 a varare una legge simile, che però fu ritirata dopo le proteste della chiesa serba ortodossa. 

In Montenegro la chiesa serba ortodossa rappresenta difatti la più grande comunità religiosa del paese, Di conseguenza, sarebbe sicuramente quella più colpita dalla nuova legge, avendo inoltre preso possesso, dopo il 1918, di molti immobili appartenuti alla chiesa ortodossa montenegrina. Questa chiesa autocefala, con secoli di storia e di indipendenza, fu soppressa alla fine della prima guerra mondiale, con l’unione tra Serbia e Montenegro, e ritornò ad esistere solo nel 1993. Per più di 70 anni quella serba è stata l’unica chiesa ortodossa in Montenegro, acquisendo una grande influenza anche politica. Oggi, la neonata chiesa montenegrina rappresenta una minoranza della popolazione del paese e non è ancora riconosciuta dalla chiesa ortodossa serba, che la considera una sua semplice diocesi.

Le reazioni

La chiesa serba ortodossa ha fatto sapere di non essere stata consultata durante la stesura del testo, e ha fermamente condannato la proposta di legge, che considera un furto legalizzato ai suoi danni. Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha invitato il governo di Podgorica a non approvare la legge, mentre molto più duro è stato il patriarca Irinej, che ha accusato il Montenegro di volere distruggere la chiesa serba ortodossa: “La Chiesa che ha creato il Montenegro, senza la quale il Montenegro non esisterebbe neppure”. 

Il 15 giugno il capo dei vescovi serbi in Montenegro, Amfilohije Radovic, ha convocato una riunione per protestare contro l’intenzione del governo. Lo stesso giorno a Podgorica si sono radunati molti fedeli e cittadini che hanno manifestato contro la legge e in sostegno alla chiesa. Il vescovo Joanikije ha addirittura fatto sapere che i religiosi sono pronti a difendere la chiesa con le loro vite, se necessario. Ha aggiunto anche che l’attuale governo del Montenegro nei confronti della chiesa si comporta peggio dei comunisti. 

Il governo ha però negato di volere strappare alla chiesa serba ortodossa le sue proprietà. Il presidente della Repubblica, Milo Djukanovic, ha risposto alle accuse affermando che nessuno ha intenzione di togliere un metro di spazio a qualcun altro, ma che il paese: “non intende lasciare che nessuno rubi quello che è proprietà dello stato”.

Rapporti complicati

Djukanovic sembra però intenzionato ad andare fino in fondo, con l’obiettivo dichiarato di rompere il monopolio di potere della chiesa serba ortodossa e di bloccare presunte ingerenze serbe. Il presidente ha anche annunciato il rinnovamento dell’indipendente chiesa ortodossa montenegrina.

I rapporti tra le autorità religiose serbe ortodosse, Djukanovic e i governi filo-europei sono difficili da anni. I governanti montenegrini considerano la chiesa ortodossa troppo potente e guardano con sospetto il suo rapporto amichevole con Serbia e Russia. La reputano ostile all’indipendenza dello stato da Belgrado e al suo percorso di avvicinamento all’Europa. Secondo la chiesa ortodossa, invece, il governo sta tentando di nascondere l’eredità serba del Montenegro, non solo con questa legge. Il processo di smarcamento da Belgrado era iniziato già nel 2008 con il riconoscimento del Kosovo e l’anno scorso con l’adesione alla NATO e oggi, in Montenegro, le due comunità sono distanti come mai prima.

Il parere del Consiglio d’Europa

Intanto, a fine giugno, la Commissione di Venezia, l’organo del Consiglio d’Europa che fornisce pareri legali, si è espressa in modo favorevole alla legge, anche se con alcune riserve. La commissione ha apprezzato gli sforzi per rendere più facile la registrazioni delle comunità religiose e la libertà di culto. Secondo i suoi membri, però, i beni religiosi devono cambiare proprietario solo dopo una decisione amministrativa o giudiziaria, in modo da non violare nessun diritto di proprietà. Inoltre auspicano che il testo venga discusso in modo inclusivo con la popolazione e i rappresentanti delle comunità religiose.

La questione resta, perciò, aperta. Solo nelle prossime settimane si potranno osservare ulteriori sviluppi dei già complessi rapporti tra il governo del Montenegro e la chiesa ortodossa serba e che influenza questi avranno nel futuro del paese.

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