GEORGIA: Verso il Tbilisi Pride tra tensioni e speranze

“Se non fossimo fiduciosi nelle possibilità di cambiamento per la comunità LGBT in Georgia non avremmo organizzato il Pride”. Queste le parole di Giorgi Tabagari, leader della prima edizione del Tbilisi Pride, prevista dal 18 al 23 giugno.

Ma il 14 giugno il suo ottimismo è stato messo a dura prova. Mentre dimostravano per chiedere alle autorità di garantire la sicurezza pubblica durante il Tbilisi Pride, Tabagari e altri attivisti sono stati circondati da una contro-protesta di estrema destra.

Due giorni dopo Levan Vasadze, imprenditore russofilo e ultraconservatore, ha incitato i suoi sostenitori a pattugliare le strade per impedire lo svolgimento del Pride. Una dichiarazione che ricorda i bui anni Novanta, quando Tbilisi era nelle mani di violenti gruppi paramilitari. Da allora la Georgia ha fatto grandi progressi in termini di democratizzazione e di sviluppo economico, ma fare concessioni agli estremisti rischia di essere un passo indietro considerevole.

Al bivio tra diritti e omofobia

Per Tabagari, il Tbilisi Pride porterà il governo georgiano a un bivio: da un lato, appoggiare la manifestazione rappresenta un ulteriore avvicinamento agli standard di democrazia europei – una questione non da poco per un paese che spera da anni nell’ingresso nell’UE; dall’altro, bloccare il Pride significherebbe diventare più simili alla tanto odiata Russia. Una dichiarazione che riflette il clima di polarizzazione creatosi intorno alle questioni LGBT in Georgia.

Il governo è stato piuttosto ambiguo. La presidente Salome Zurabishvili ha dichiarato che il Paese non ha bisogno di provocazioni “da entrambi i lati della disputa LGBT”, come se una manifestazione pacifica – nonché per volontà degli organizzatori sobria e composta, a differenza del clima di festa che caratterizza i Pride – fosse equivalente a squadriglie paramilitari. Le autorità hanno comunque lanciato un’indagine sulle minacce di Vasadze,  che sembra aver ritrattato.

In Georgia è ancora vivo il ricordo del 2013 quando, durante le manifestazioni per la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (IDAHO), alcuni attivisti LGBT sono stati aggrediti dai partecipanti ad una contro-manifestazione guidata dalla chiesa ortodossa. Per questo non tutti i membri della comunità LGBT georgiana sono a favore del Pride: l’ONG Women’s Initiatives Support Group sostiene che, oltre a essere pericoloso per i partecipanti, sarà inevitabilmente strumentalizzato da gruppi ultranazionalisti, come dimostrano le dichiarazioni di Vasadze.

La vita della comunità LGBT in Georgia

Nel frattempo, la comunità LGBT continua a essere vittima di discriminazioni e crimini d’odio; Tamaz Sozashvili, altro organizzatore del Tbilisi Pride, ha dichiarato di aver paura di ritornare nel suo villaggio. Nelle regioni, infatti, la situazione è molto peggiore rispetto alla capitale, dove la comunità LGBT ha almeno a disposizione una piccola fetta di vita notturna per esprimersi, con le serate a loro dedicate nei club Bassiani e Khidi, e il Success Bar, storico locale LGBT.

Sozashvili ha raccontato a East Journal come gli strumenti a disposizione per contrastare il fenomeno del bullismo omofobo, molto frequente nelle scuole, o la violenza che i ragazzi LGBT affrontano in famiglia, siano pressoché inesistenti. Alcune ONG come Equality Movement forniscono aiuto legale, psicologico e materiale per i membri della comunità LGBT ostracizzati dalle loro famiglie. Ma le risorse sono poche, e il governo è restio a metterne a disposizione, perché significherebbe riconoscere l’esistenza di un problema.

La prima giornata del Pride è trascorsa tra luci e ombre. Da un lato la sede del comitato organizzatore è stata evacuata dopo che Tabagari e Sozashvili hanno ricevuto minacce di morte via sms. Dall’altro, il primo evento del Pride – una rappresentazione teatrale dal titolo “Metamorfosi nel Caucaso” – si è svolto in maniera pacifica, anche se gli organizzatori hanno preferito non rivelare in anticipo il luogo del suo svolgimento. Resta da vedere se le autorità georgiane riusciranno a garantire la libertà d’espressione e la sicurezza della comunità LGBT durante il resto della manifestazione ma anche, e soprattutto, nella vita di tutti i giorni al di fuori di eventi sporadici come il Pride.

 

Immagine: jam-news.net

Chi è Eleonora Febbe

Laureata in Russian Studies all'University College London e in Interdiscilplinary Research and Studies on Eastern Europe all'Università di Bologna. Si interessa principalmente di democratizzazione e nazionalismo nel Caucaso e in Asia Centrale. Attualmente vive a Tbilisi.

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