ROMANIA: Dragnea in carcere. I due giorni che hanno sconvolto il paese

La Corte di Cassazione romena ha oggi confermato la condanna a tre anni e sei mesi di carcere per Liviu Dragnea, uomo forte del partito social-democratico (PSD) e presidente della Camera dei Deputati. Dragnea era accusato di abuso d’ufficio a seguito dello scandalo delle assunzioni fittizie quando era presidente del consiglio provinciale di Teleorman, sua regione natia.

L’ormai ex leader del PSD avrebbe favorito l’assunzione presso l’ufficio provinciale per la protezione dei minori di due donne, che non avrebbero però mai lavorato presso tale ente; entrambe, pur percependo regolarmente lo stipendio statale, continuavano infatti a svolgere attività lavorativa presso la sezione locale del partito social-democratico.

Alle 17.20 ora romena Dragnea è arrivato nel penitenziario Rahova, alla periferia di Bucarest, dove si è consegnato spontaneamente. La leadership ad interim del PSD è stata assunta dalla premier, Viorica Dancila.

Si chiude un’era

Liviu Dragnea ha monopolizzato la vita politica romena negli ultimi anni, da quando è succeduto a Victor Ponta alla guida del più importante partito politico del paese. I suoi avversari lo hanno sempre etichettato come un leader populista, corrotto,  interessato soltanto a risolvere i suoi guai con la giustizia.  Dai suoi sostenitori (ormai sempre meno, anche all’interno del partito) Dragnea veniva visto come un leader patriottico ma perseguitato dal famigerato “stato parallelo“, un insieme di uomini e corpi dello stato (primi fra tutti i servizi segreti) che avrebbero lavorato al suo annientamento politico e alla distruzione del PSD. Esce di scena, almeno per un paio d’anni, uno dei personaggi più ambigui che la Romania, pur prolifica nello sfornare figure controverse, abbia partorito ultimamente. Un uomo capace di stravincere le elezioni parlamentari non più di due anni e mezzo fa, ma nello stesso tempo di trascinare in piazza con le sue politiche migliaia di cittadini inferociti. Dragnea, nella sua complessità, è figlio della Romania profonda, quella periferica, rurale, governata ancora secondo metodologie da regime comunista. In lui vi erano anche pulsioni che in occidente verrebbero definite populiste, paternaliste, autoritarie, ma che nascevano comunque da un modo di intendere la politica tipicamente romeno. Per questo, non è detto che la sua uscita di scena segni per sempre un cambiamento in positivo nel dibattito politico. Dragnea è stato l’effetto, non la causa. 

La crisi del PSD

I guai non vengono mai da soli. E l’incubo per il PSD, oggi privato del suo leader, era iniziato già ieri con la pubblicazione dei primi exit poll dopo la lunga domenica delle elezioni europee. I social-democratici si sono fermati ad un modesto 23,44 %, scavalcati nettamente dal partito liberale (27%) e tallonati dalla coalizione di centro-destra europeista USR-Plus (20%). Un risultato che sovverte chiaramente gli equilibri politici del paese. Il presidente della repubblica Klaus Iohannis, immarcescibile avversario del PSD, ha gioiosamente dichiarato che il voto segna la fine della fiducia dei romeni nei confronti dell’esecutivo, che dovrebbe prendere atto del voto e dimettersi. La premier Viorica Dancila, tuttavia, ringalluzzita dall’arresto del suo vecchio protettore, si è presa la scena del partito assumendone la leadership ad interim ed affermando che non intende assolutamente abbandonare l’incarico. 

E adesso?

Seguiranno giorni di violente lotte intestine all’interno del PSD. Difficile credere che Viorica Dancila possa mantenere a lungo la guida del partito. Nella sua ultima dichiarazione pubblica prima dell’arresto, ieri sera, Liviu Dragnea ha detto che la più probabile candidata del PSD per le elezioni presidenziali del prossimo autunno potrebbe essere il sindaco di Bucarest Gabriela Firea, donna che gode di molta forza all’interno del partito. La soluzione, in ogni caso, non arriverà nel breve, e sembra avviarsi un lungo periodo di crisi per il PSD. Ad oggi, non è improbabile che la sfida presidenziale possa essere tutta interna al centro-destra europeista, tra Klaus Iohannis e Dacian Ciolos

Foto: Digi24.ro

Chi è Francesco Magno

Aspirante storico, nato a Messina nell'anno di grazia 1992, è stato adottato da Padova, ma col cuore rimane a Bucarest. Si occupa soprattutto di Romania e Moldavia, con qualche sporadica incursione in Bulgaria. Non ha ancora capito se è di destra o di sinistra, pensa di essere per le cose giuste. Sogna di fuggire con un grande amore nella campagna transilvana. Da settembre 2019 è direttore editoriale di East Journal.

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