La Danimarca blocca il gasdotto Nord Stream 2

La Danimarca ha temporaneamente bloccato la costruzione del Nord Stream 2 nel mar Baltico. Copenhagen ha infatti richiesto un’indagine sull’impatto ambientale del nuovo gasdotto che collegherebbe direttamente la Russia alla Germania, consentendo a Mosca di abbandonare la rotta che passa attraverso l’Ucraina.

L’opposizione danese

Il Nord Stream 2, che collegherà il porto russo di Ust-Luga, vicino San Pietroburgo, a quello tedesco di Greifswald, è in buona parte un raddoppiamento del già esistente Nord Stream, attivo dal 2011. Nonostante il parere contrario degli Stati Uniti – che avevano proposto alla Germania il gas naturale liquefatto statunitense come alternativa a quello russo – la costruzione del gasdotto è iniziata nell’aprile 2018. Dovrebbe terminare entro la fine del 2019, ma senza l’autorizzazione danese al proseguimento dei lavori, questi resteranno bloccati indefinitamente.

Il consorzio che si occupa della costruzione del Nord Stream 2 – di cui Gazprom è azionista di maggioranza – aveva già presentato a Copenhagen due possibili percorsi per il gasdotto: il primo sarebbe passato nelle acque territoriali danesi a sud dell’isola di Bornholm. Il secondo, invece, prevedeva di oltrepassare Bornholm da nord-ovest, attraversando non le acque territoriali, ma la ZEE (zona economica esclusiva) danese a nord dell’isola. La Danimarca non ha ancora ufficialmente rifiutato nessuna delle due opzioni.

A fine 2018, però, una possibile terza via per il gasdotto si è aperta inaspettatamente quando Danimarca e Polonia hanno messo fine a 40 anni di dispute territoriali firmando un accordo per definire il confine marittimo nel Baltico. La Danish Energy Agency ha quindi chiesto al consorzio Nord Stream 2 di valutare il rischio ambientale di un gasdotto che passi attraverso la zona una volta contesa.

I rischi per la Russia

L’attesa dell’assenso danese potrebbe però trascinarsi per mesi, costringendo la Russia a scendere a compromessi con l’Ucraina. La costruzione del Nord Stream 2 permetterebbe infatti a Mosca di aggirare Kiev per il transito del gas destinato all’Unione Europea. Al momento tra i due Paesi esiste un accordo di transito secondo il quale l’Ucraina consente il passaggio del gas russo dietro pagamento.

L’accordo, però, scadrà il 31 dicembre di quest’anno, e a questo punto entrambe le parti hanno interesse a rinnovarlo: per l’Ucraina, l’obiettivo è non perdere i proventi del transito di gas, pari al 3% del Pil; per la Russia, è necessario tenere aperta la via ucraina ora che la Danimarca ha bloccato il Nord Stream 2 fino a data da destinarsi.

Foto: kiyvpost.com

Chi è Eleonora Febbe

Laureata in Russian Studies all'University College London e in Interdiscilplinary Research and Studies on Eastern Europe all'Università di Bologna. Si interessa principalmente di democratizzazione e nazionalismo nel Caucaso e in Asia Centrale. Attualmente vive a Tbilisi.

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