BOSNIA: La parata degli ultranazionalisti serbi

Sono “scesi dalle montagne della Serbia”, come cantavano i cetnici, “per far tornare la Drina rossa di sangue”. Domenica 10 marzo circa 200 membri del Movimento Cetnico della Ravna Gora, i “ravnogorci”, hanno sfilato per il centro di Višegrad, cittadina orientale della Bosnia Erzegovina, portando le stesse uniformi nere ed insegne coi teschi utilizzate dai paramilitari durante la guerra in Bosnia negli anni ’90. Una messa ortodossa in ricordo di Draža Mihajlović è stata poi celebrata su una collina poco fuori città.

Benché non vi siano stati incidenti, la calata dei cetnici, in maggioranza cittadini serbi arrivati in autobus a Višegrad, ha causato costernazione e disturbo nella popolazione della cittadina. “Višegrad 92” e “Donne vittime di guerra”, le associazioni dei bosgnacchi che durante la guerra erano stati espulsi da Višegrad e che vi sono ritornati solo in piccola parte, hanno lamentato l’assenza di reazioni ufficiali a tale raduno da parte delle autorità della Republika Srpska, l’entità autonoma a maggioranza serbo-bosniaca in cui si trova Višegrad. “Ho molta paura, questi eventi mi riportano al 1992. Per i ritornati a Visegrad è terrificante”, ha affermato la presidente dell’associazione Donne di Srebrenica, Hajra Ćatić , che ha protestato in piazza a Tuzla il giorno seguente.

Chi sono i cetnici e cosa hanno fatto a Višegrad 

Il raduno annuale dei ravnogorci segna l’anniversario dell’arresto del leader cetnico Draža Mihajlović da parte delle autorità socialiste jugoslave nel 1946. Il movimento cetnico, fondato dai partigiani monarchici durante la seconda guerra mondale per combatterli, aveva finito per collaborare con i nazisti e con il governo fantoccio serbo di Milan Nedić. Durante il conflitto, i cetnici trucidarono almeno 32.000 croati e 33.000 musulmani, secondo i demografi jugoslavi. Mihajlović sarà poi processato e condannato a morte come traditore. I suoi sostenitori lo considerano un eroe per aver protetto i serbi sotto il regime ustascia croato. Nel 2015, il governo serbo ha riabilitato Draža Mihajlović, all’interno di una campagna revisionista sulla storia della seconda guerra mondiale.

Durante la guerra in Bosnia, i paramilitari serbi che si rifacevano al movimento cetnico si sono resi colpevoli di numerose atrocità e crimini di guerra nella valle della Drina. A Višegrad, città fino ad allora a maggioranza musulmana, tra aprile e giugno 1992 all’avvio del conflitto le forze serbe uccisero tra 1.500 e 3.000 civili. Molti di loro furono gettati nella Drina dal ponte reso famoso dall’omonimo romanzo di Ivo Andrić. Le donne bosgnacche furono inoltre sottoposte a stupri di massa, in località quali l’hotel Vilina Vlas. Per tali crimini i paramilitari Milan e Sredoje Lukić furono condannati all’Aja all’ergastolo e a 30 anni rispettivamente. I bosgnacchi, che nel 1991 erano il 60% dei residenti di Višegrad, sono oggi solo il 10%, risultato della campagna bellica di pulizia etnica. La locale maggioranza politica serbo-bosniaca continua a negare l’estensione dei crimini di guerra.

Le reazioni in Bosnia e oltre

Il raduno cetnico ha provocato numerose e forti reazioni in Bosnia e oltre. Tra i rappresentanti internazionali, l’ambasciatore europeo Lars-Gunnar Wigemark ha condannato l’episodio. “Gli allarmanti eventi di Višegrad, che glorificano la violenza e incitano all’odio, portano la regione più lontana dalla riconciliazione”, ha twittato. L’alto rappresentante in Bosnia Erzegovina, Valentin Inzko, ha ugualmente condannato tali “vergognosi eventi” e fatto appello alle autorità perché investighino e prendano provvedimenti contro l’incitamento all’odio da parte dei cetnici.

Anche l’ambasciata statunitense si è dichiarata “inorridita” dai rapporti delle minacce e della retorica nazionalista a Višegrad. “Tali comportamenti sono inaccettabili”. Per Dunja Mijatović, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, “questa inaccettabile glorificazione del fascismo e dell’ideologia che ha causato tante atrocità rappresenta non solo una sfacciata violazione dei diritti umani e una minaccia ai ritornati, ma è un attacco diretto alla democrazia. Le autorità bosniache devono assumersi la propria responsabilità e lottare contro tale ideologia e incitamento all’odio”.

Il primo ministro Denis Zvizdić e due membri della presidenza collegiale bosniaca, Željko Komšić e Šefik Džaferović, hanno denunciato la diffusione d’odio e l’intimidazione dei bosgnacchi. Anche il ministro per la sicurezza bosniaco Dragan Metkić, ha proposto di bandire i raduni di tale associazione, definita “una minaccia per tutti”.

Chi difende ancora i cetnici e il loro odio?

Ma mercoledì 13 marzo, durante la sessione della Camera dei Popoli statale, i delegati serbi e croati – incluso l’ex membro della presidenza Dragan Čović – hanno rifiutato di votare una mozione di condanna del raduno cetnico a Višegrad. Da parte delle autorità serbo-bosniache, solo un portavoce del partito di governo SNSD ha twittato la propria disapprovazione dell’evento. La Procura di Stato bosniaca intanto ha aperto un’inchiesta sul raduno per diffusione d’odio, discordia e ostilità su base etnica, razziale e religiosa.

Uno degli organizzatori del raduno, Dušan Sladojević, ha minimizzato ogni critica come “sfortunato indottrinamento comunista“. Parlando ai media locali, ha affermato che i manifestanti cetnici intendevano solo commemorare “il comandante dell’esercito jugoslavo, un uomo che ha dedicato la sua vita a liberare il popolo serbo, così come allo sviluppo della democrazia e alla difesa della patria dall’aggressore fascista”.

In un rapporto del 2016, il ministero della sicurezza bosniaco aveva identificato il movimento cetnico come una minaccia. Certi leader cetnici hanno fatto appello all’intolleranza etnica e religiosa nei propri discorsi, secondo  tale rapporto, e il movimento “nega in maniera aggressiva la legittimità dello stato di Bosnia Erzegovina”, con manifestazioni di violenza.

Una legge statale che bandisca simboli e organizzazioni fasciste da tutta la Bosnia Erzegovina è stata bloccata negli scorsi anni dalla Republika Srpska, proprio per via della controversia sulla natura del movimento cetnico.

Foto: Al Jazeera

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