POLONIA: Il governo taglia i fondi al museo di Solidarnosc

Il governo guidato da Diritto e Giustizia (PiS) ha drasticamente ridotto i fondi statali indirizzati al Centro Europeo di Solidarność (ECS) con sede a Danzica. Il Centro, che include un museo e una biblioteca, è il custode più autorevole della memoria storica del sindacato e movimento sociale polacco che negli anni ’80 sfidò il regime socialista del PZPR (Partito Operaio Unificato Polacco).

Il taglio voluto dal governo, che ammonta a 800 mila euro, ha però scatenato una rincorsa di solidarietà dei cittadini, che in poco tempo hanno raccolto 1,5 milioni di euro da consegnare al direttore del Centro, Basil Kerski. Un messaggio inequivocabile diretto al governo e a Jarosław Kaczyński, che di Solidarność fu attivista negli anni ’80 ma che oggi porta avanti una battaglia ideologica contro la figura simbolo del sindacato polacco, Lech Walesa.

Una scelta politica

Nel museo sono raccolte le testimonianze della stagione di lotte civili e operaie che misero in profonda crisi il sistema del socialismo reale in Polonia fino a decretarne la fine. Conoscere la storia e le vicende di Solidarność significa conoscere e capire la storia recente del paese appartenente al gruppo di Visegrád.

Perché, allora, l’attuale forza di governo sceglie di dimezzare i fondi statali dedicati all’ECS?

La risposta a questa domanda è principalmente ideologica. Dal 2014 (anno della sua nascita) ad oggi, il Centro di Danzica non si è limitato a svolgere un ruolo di “depositario” della storia del sindacato, ma ha assunto posizioni politiche spesso in netto contrasto con quelle del PiS.

Visioni opposte

Secondo Kacper Dziekan, coordinatore di progetti per l’ECS, la missione del Centro è quella di promuovere una Polonia inclusiva, liberale e progressista. Una missione che agli occhi dei vertici dell’ECS risulta essere il naturale proseguimento del percorso di Solidarność nel ventunesimo secolo.

L’idea propugnata dall’ECS viene messa radicalmente in discussione dal governo polacco, che accusa il Centro di essere diventato un agente politico che destabilizza e minaccia l’autorità e la credibilità del PiS. Inoltre, nella contro-narrativa proposta dal partito di J. Kaczynski, sarebbero proprio i valori liberali e progressisti ad aver corrotto la natura del movimento durante gli anni successivi alla caduta del regime.

Guardando ai fatti, la trappola in cui è facile cadere è quella di considerare lo scontro tra progressisti/europeisti e nazionalisti/conservatori come una lotta tra i legittimi eredi di Solidarność e i suoi antagonisti. Tuttavia, lo scontro vede contrapposte quelle che furono le due anime più rappresentative del movimento e sindacato polacco. A distanza di decenni, questo scontro continua ad influenzare e condizionare il dibattito pubblico.

Attualmente la corrente nazionalista si trova in una posizione favorevole rispetto ai suoi avversari, avendo in mano il potere politico. Nonostante questo, la risposta dei cittadini di Danzica alle decisioni governative è la dimostrazione che la tutela e la difesa dell’anima progressista e solidale del movimento polacco è viva e presente.

Ancora una volta, la città dove iniziò la protesta di Solidarność si dimostra poco incline a rassegnarsi alle prepotenze di un governo nazionale. È qui che il castello di vetro del socialismo reale cominciò a scricchiolare. Oggi, in una Polonia democratica dove il potere centrale sta minando lo stato di diritto, la città sembra essere rimasta fedele a se stessa e ai suoi valori. Danzica resiste.

Foto: Borys Kozielski

Chi è Stefano Cacciotti

Nato a Colleferro (RM) nel '91 mentre i paesi del socialismo reale si sgretolano. Sociologo di formazione, ho proseguito i miei studi con una magistrale sull'Europa Orientale (Mirees), passando per Varsavia (2013) e Budapest (2016). Appassionato di storia contemporanea e politica, attualmente frequento un Master di II livello in comunicazione storica all'Università di Roma Tre.

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