UNIONE EUROPEA: Italia, serve una svegliata

di Davide Denti

Istituzioni sovranazionali in comune con i paesi del Mediterraneo, una nuova Convenzione per l’approfondimento dell’Unione, ed un bilancio europeo più consistente. E’ il contenuto della “Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea”, licenziata il 7 settembre 2011 dalla XIV commissione della Camera dei Deputati. Ma i nostri deputati hanno la minima idea di cosa votano? Se fosse vero bisognerebbe farci le prime pagine dei giornali: il nostro paese ha finalmente una politica europea! Grattando sotto la superficie, purtroppo, la situazione è ben meno rosea.

A livello formale, la relazione della XIV Commissione è un bordello: non c’è alcuna distinzione tra clausole introduttive e clausole operative, ma il tutto si risolve in un mix di raccomandazioni, presunti fatti, e vaghi impegni al governo. A livello sostanziale, il documento della Camera riprende alcune delle proposte del CIME nel suo documento “Verso il 2014” di febbraio 2011 e nel rapporto “Per una comunità euromediterranea” di maggio 2011. Le tre soluzioni che propone non hanno niente di nuovo, e finiscono per essere soluzioni sbagliate. Mettere insieme una Convenzione è una soluzione vecchia e logora: quella di Nizza ha partorito un mostro giuridico, la Carta UE dei Diritti Umani, e quella per il Trattato Costituzionale ha lavorato a vuoto, rendendo necessario ripescare il contenuto della Costituzione dal rigetto popolare attraverso il trattato di Lisbona. Il progetto di CECA euro-mediterranea, in secondo luogo, è un’ottima idea con nessuna possibilità di essere messa in atto; ancora, una soluzione vecchia, che ripesca nel repertorio delle “success story” continentali senza tenere in conto la situazione politica attuale. Infine, l’invito ad espandere il bilancio dell’Unione, più che condivisibile, si scontra contro il muro di gomma dell’azione/inazione del governo.

Perché nel nostro paese, dal 15 novembre 2010 al 27 luglio 2011, il posto di Ministro per le Politiche Europee è rimasto vacante per ben 8 mesi, a seguito delle dimissioni di Andrea Ronchi. Perché la Legge Comunitaria 2011 non ha ancora passato l’approvazione della Camera dove la maggioranza, su questi temi inattuali, latita. Perché Franco Frattini, il nostro Ministro degli Esteri, sembra avere altre priorità, e ancora oggi risulta tra gli assenti al vertice di Varsavia di questa settimana sul Partenariato Orientale. Perché, infine, non è passata una settimana e la relazione della Camera è già carta straccia: l’Italia si è accodata, assieme ad altri, ai vertici di Francia, Germania e Regno Unito nel chiedere alla Commissione che il bilancio 2014-2020 dell’Unione sia il più compresso possibile, tutto il contrario di quanto lo impegnava a fare la Relazione della Camera.

Secondo Niccolò Rinaldi (MEP IdV ALDE), in Europa “oggi anche la Polonia sa far valere i propri interessi meglio di noi”. Sarebbe invece ora di fare sul serio: nel 2014 l’Italia avrà di nuovo la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, e non è un appuntamento che si possa improvvisare. La Polonia oggi nella stessa funzione se la sta cavando abbastanza bene, grazie ad una preparazione che viene da lontano. Se l’Italia dovesse restare nella stagnazione di oggi fino al 2013 (se non oltre!), non avrebbe tempo per prepararsi in maniera adeguata. Sarebbe un’altra opportunità persa, forse l’ultima: dal 2020 il sistema probabilmente cambierà, e allora non ci saranno più vetrine per farsi valere in Europa.

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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