RUSSIA: Giusta Causa, l'opposizione fantoccia al Cremlino. Chi è Michail Prokhorov

di Matteo Zola

Giusta Causa (Pravoe Delo) è un partitucolo d’opposizione russo, di quelli che Putin scaccia via come mosche, eppure sembrava destinato a grandi venture. Nato nel 2009 dalla fusione dell’Unione delle Forze di destra (a sua volta un travaso di partitini liberal-conservatori, europeisti e liberisti) con Forza Civica (liberal) e il partito Democratico (populista), Giusta Causa è un calderone destinato a raccogliere consensi nella classe media attraverso retoriche zibaldonesche: un po’ di nazionalismo, slogan populisti, europeismo moderato, difesa della proprietà privata, sviluppo democratico.

Dopo le deprimenti performances elettorali, che hanno visto Giusta Causa rappresentata solo in alcune città ma in nessun Oblast’ e tantomeno alla Duma, il partito va in cerca di un leader carismatico. Nel 2011 il partito viene affidato a Michail Prokhorov, oligarca che si è fatto i soldi nel settore minerario, attualmente presidente di Polyus Gold e del gruppo Pnexim, nonché proprietario della squadra di basket dei New Jersey Nets. Prokhorov è il secondo uomo più ricco della Russia, con una fortuna stimata da Forbes nel 2010 in 17,4 miliardi di dollari. Con i suoi soldi Causa Giusta diventa un partito personale, la guida di Prokhorov è definita “autoritaria” ma il suo scopo dichiarato è quello di far diventare Causa Giusta “il secondo partito russo“. Non il primo, ciò significherebbe attentare alla leadership del Cremlino.

La “discesa in campo” di un oligarca non è cosa di tutti i giorni. Dopo i tempi di El’cin non tira buona aria per i tycoon russi. Certo, che facciano affari, ma sempre in alleanza con il Cremlino o almeno non in opposizione. L’ultimo che si oppose a Putin fu quel Mikhail Khodorkovsky già capo della Yukos, allora la più grande compagnia petrolifera del Paese, poi rifusa nella pubblica Gazprom, che sta scontando 13 anni di reclusione per frode fiscale. Una condanna che, pur fondata nella notitia criminis, ha evidenti motivazioni politiche. Ecco che, visti i precedenti, l’engagement di Prokhorov ha stupito: un coraggioso campione della democrazia? un oligarca che vede minacciati i suoi interessi? una creatura del Cremlino?

Come detto, la dottrina Surkov prevede la creazione di un sistema bipolare e Giusta Causa sembrava la “giusta” occasione. Per questo motivo il progetto di Prokhorov era stato fin qui visto come la solita strategia del Cremlino di creare e pilotare partiti di opposizione fittizia per incanalare i dissensi di determinati settori della società verso partiti leali e controllabili. “Giusta causa” avrebbe dovuto raccogliere lo scontento degli elettori liberali, soprattutto nel caso in cui Medvedev, la faccia “liberal” del tandem al potere, non dovesse ricandidarsi alla presidenza.

Poi, giovedì 8 settembre, Prokhorov viene silurato durante un convegno in vista delle elezioni parlamentari previste per dicembre dagli iscritti al partito che ne votato la destituzione. Un’autocastrazione per il partito “Giusta Causa” che senza i soldi e il carisma di Prokhorov non sembra destinato a futuri successi. Perché farsi male da soli? Quel che si sa di certo è che l’oligarca con l’hobby del basket si era allargato un po’ troppo criticando l’attuale diumvirato al Cremlino. In un’intervista rilasciata al New York Times il 16 settembre scorso, poco dopo la sua estromissione dal partito, ha dichiarato di essere entrato in conflitto con gruppi di potere interni al Cremlino e in particolare con Vladislav Surkov. Nell’intervista Prokhorov definisce “Causa Giusta” un «partito fantoccio nelle mani del Cremlino gestito da un burattinaio che risponde al nome di Vladislav Surkov». Un partito fantoccio di cui lui è stato alla guida, consapevole marionetta che ha cercato forse di recidere i fili che lo muovevano. (continua)

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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