ARMENIA: Si dimette il premier Pashinyan, la rivoluzione continua

Nikol Pashinyan ha annunciato ieri, martedì 16 ottobre, le proprie dimissioni dalla carica di primo ministro dell’Armenia. Il leader della rivoluzione di velluto aveva già spiegato nei mesi scorsi che tale mossa sarebbe stata necessaria per indire le elezioni anticipate in Parlamento.

Pashinyan era stato eletto premier nel maggio di quest’anno, dopo che le grandi proteste tenutesi nel mese di aprile a Yerevan avevano portato alle dimissioni dell’ex presidente Serzh Sargsyan, all’epoca appena nominato primo ministro in seguito a un controverso “scambio di poltrone“. La mobilitazione pacifica di centinaia di migliaia di persone, senza precedenti nella storia nel paese, era stata ribattezzata dallo stesso Pashinyan “rivoluzione di velluto”. Da allora, il carismatico Pashinyan ha guidato il paese in veste di primo ministro, e la coalizione Yelk a cui è legato il suo partito (Contratto Civile) ha anche ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni del Consiglio comunale di Yerevan lo scorso settembre (81% dei voti). La composizione del Parlamento era però rimasta invariata (le ultime elezioni si sono tenute nell’aprile 2017), cosa che – secondo Pashinyan – non rifletterebbe l’esito della rivoluzione né la realtà politica del paese. Da qui, la necessità di forzare le elezioni anticipate per portare a termine una rivoluzione finora rimasta incompiuta.

Martedì 16 ottobre Pashinyan ha spiegato alla nazione come si svolgerà il percorso verso le elezioni anticipate: per prima cosa, il neo-presidente della repubblica Armen Sarkissian dovrà accettare le dimissioni di Pashinyan e del governo. Nelle due settimane che seguono, il Parlamento, teoricamente incaricato di scegliere un nuovo premier, non dovrà nominare nessun candidato alla carica di primo ministro, ciò che risulterà nello scioglimento dell’Assemblea Nazionale. Infine, il presidente della repubblica sarà costretto a indire le elezioni anticipate – che secondo i calcoli dovranno svolgersi nel mese di dicembre. Nel frattempo, Pashinyan continuerà a svolgere le funzioni di primo ministro ad interim, come previsto dalla Costituzione, e a vegliare sulla ”vittoria del popolo”.

Sebbene le spiegazioni date da Pashinyan sullo svolgimento delle elezioni anticipate sembrino lineari, ed egli abbia assicurato che il Parlamento non si opporrà alla volontà popolare, nelle scorse settimane il premier ha dovuto far prova di forza per garantirsi il sostegno (o meglio, il nulla osta) degli altri partiti. Nei primi giorni di ottobre, infatti, i deputati del partito Armenia Prospera insieme a quelli della Federazione Rivoluzionaria Armena avevano votato (d’urgenza e nel cuore della notte) un decreto per modificare le procedure parlamentari, che rischiava di compromettere il progetto di Pashinyan per le elezioni anticipate. Non appena la notizia del decreto “controrivoluzionario” era stata resa pubblica, migliaia di persone si erano riunite di fronte al palazzo del Parlamento a Yerevan per mostrare il loro sostegno al premier Nikol Pashinyan e contestare l’assemblea parlamentare. Questa innegabile dimostrazione di sostegno popolare aveva permesso a Pashinyan di firmare un memorandum d’intesa con Gagik Tsarukyan, leader di Armenia Prospera: il partito ha ufficialmente dichiarato che, in vista delle elezioni anticipate, non presenterà nessun candidato al posto di primo ministro in seguito alle dimissioni di Pashinyan. Lo stesso vale per la Federazione Rivoluzionaria Armena e per il Partito Repubblicano dell’ex presidente Sargsyan, che detiene il più alto numero di seggi in Parlamento. A inizio ottobre, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) aveva dichiarato, riguardo alla situazione politica in Armenia, che è “fondamentale” che le prossime elezioni parlamentari siano percepite e accettate in quanto democratiche e corrette da tutti i gruppi politici e le parti interessate”.

Concludendo il suo discorso alla nazione, Pashinyan ha affermato che con le sue dimissioni da premier “si chiude una fase della rivoluzione e si entra in una nuova era“. Il premier si è detto sicuro che tutto andrà per il meglio, e che le prossime elezioni costituiranno una nuova vittoria per “un’Armenia forte, libera e felice”. La rivoluzione di velluto continua.

 

Immagine: RFE/RL Armenian Service

Chi è Laura Luciani

Nata a Civitanova Marche il giorno in cui tre presidenti riuniti in una dacia firmavano un accordo sulla dissoluzione dell'URSS. Attualmente è dottoranda in scienze politiche presso la Ghent University (Belgio), con una ricerca sulle politiche dell'Unione europea per la promozione dei diritti umani e il sostegno alla società civile nel Caucaso meridionale. Oltre a questi temi, si interessa di spazio post-sovietico in generale, di femminismo e questioni di genere, e a volte di politiche linguistiche. E' co-autrice del programma "Kiosk" di Radio Beckwith.

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