MOLDAVIA: Arrestati sette insegnanti turchi, interviene Erdogan

A poco più di un mese dall’arresto di sette insegnanti turchi del liceo “Orizont” di Chișinău, il capo di stato moldavo Igor Dodon ha annunciato sulla sua pagina Facebook la visita ufficiale del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Dodon ha specificato che la visita si svolgerà dal 17 al 18 ottobre con un programma di eventi che coinvolgerà sia la capitale Chișinău che la Gagauzia, regione moldava a maggioranza turcofona. Il presidente moldavo ha poi aggiunto che gli incontri istituzionali con Erdoğan contribuiranno a “rafforzare, approfondire ed estendere le relazioni di collaborazione tra la Moldavia e la Turchia in tutte le aree di interesse comune”. La visita di Erdoğan coinciderà con l’inaugurazione ufficiale del palazzo presidenziale moldavo, riparato grazie al supporto dell’agenzia statale turca TIKA. Il palazzo era stato danneggiato nell’aprile 2009 durante le proteste che portarono alle dimissioni dell’allora presidente comunista Vladimir Voronin. L’agenzia turca è particolarmente attiva nel preservare e supportare la lingua e le tradizioni delle comunità turcofone in Gagauzia. Inoltre, nell’entità territoriale autonoma della Repubblica di Moldavia, la TIKA ha attualmente progettato la realizzazione di un ospedale e un asilo nella città di Comrat.

Nel frattempo, le organizzazioni per i diritti umani hanno condannato entrambi i paesi per quanto accaduto il 6 settembre 2018. Marie Struthers, Direttrice di Amnesty International per l’Europa Orientale e l’Asia Centrale, ha precisato in un comunicato che “le autorità moldave avrebbero dovuto assicurare la protezione degli insegnanti dal ritorno forzato in Turchia, invece hanno fatto l’opposto, deportandoli immediatamente”. Come si evince dai video e dal materiale fotografico presentati ad Amnesty International da parte degli avvocati degli insegnanti, questi ultimi, al momento dell’arresto, non erano stati né informati sui loro diritti né sulle accuse che gravavano su di loro. Secondo alcuni media moldavi, la decisione di espellere i cittadini turchi sarebbe in realtà una delle condizioni dietro la riparazione del palazzo presidenziale moldavo.

D’altro canto, già nel marzo 2018 le autorità moldave avevano lasciato intuire le proprie intenzioni nel punire gli affiliati alla scuola “Orizont” di Chișinău. In quel caso, Turgay Sen, il direttore dell’istituto, venne posto sotto custodia della polizia e accusato di finanziare i terroristi. Il cittadino turco fu però subito liberato per mancanza di prove. A seguito del rilascio, Turgay Sen fece domanda di asilo politico in Moldavia, vedendosi però respinta tale richiesta.

Quanto accaduto in Moldavia non costituisce tuttavia un evento isolato. Il 29 marzo 2018, in Kosovo, 6 individui di nazionalità turca erano già stati deportati con una strategia del tutto simile all’episodio della scuola di Chișinău. In entrambi i casi i deportati sono stati sospettati di avere legami con il religioso in esilio Fethullah Gulen, accusato da Ankara di essere l’ideatore del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016.

Sembra ormai chiaro l’intento di Erdoğan di utilizzare la carta della “minaccia gulenista” per aumentare il proprio soft power nei Balcani e nelle aree geograficamente e culturalmente prossime alla Turchia. In questo contesto, la visita programmata in Moldavia contribuirà ad aumentare le preoccupazioni delle organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani, che ammoniscono Chișinău dall’effettuare ulteriori deportazioni di cittadini turchi.

 

Foto: Balkan Insight

Chi è Angelo Massaro

Nato a Napoli, ha conseguito la Laurea Magistrale in Studi Interdisciplinari sull'Europa orientale (MIREES) presso l'Università Di Bologna. Per East Journal si occupa prevalentemente dell'area balcanica.

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