ROMANIA: Alleanza politica trasversale contro gli omosessuali

L’11 settembre il Parlamento romeno ha deciso che a ottobre (con ogni probabilità il 7) si terrà un referendum volto alla modifica della Costituzione in quel che concerne la definizione di “famiglia”. Attualmente la Carta definisce “famiglia” l’unione tra due sposi, senza alcun riferimento al loro sesso. La proposta di cambiamento, fortemente caldeggiata dal partito social-democratico (PSD), ma sostenuta anche dal principale partito di opposizione, il partito nazional liberale (PNL), mira invece a ridefinire la famiglia come unione di un uomo e di una donna.

Maggioranza e opposizione unite

I leader di PSD e PNL, nonostante le ataviche, e spesso violente, divergenze politiche, si sono incontrati sul terreno della difesa della cosiddetta famiglia tradizionale. Il mondo LGBT romeno, sebbene negli ultimi anni si sia mostrato sempre più vivace e attivo, è completamente privo di qualsivoglia sponda parlamentare. Soltanto in 13 hanno votato contro la modifica della Costituzione. Troppo pochi per poter costituire un efficace strumento di dialettica politica. Il leader del PSD Liviu Dragnea ha dichiarato in un post su Facebook che “non sarà un voto contro qualcuno in particolare. Sarà un voto per stabilire il tipo di società nella quale desideriamo vivere. Io voterò senza esitazione a favore della famiglia, nel suo senso tradizionale, perché secondo me i valori tradizionali rappresentano le radici di una nazione”. A un osservatore occidentale poco avvezzo alla quotidianità romena la posizione dei socialisti può sembrare un paradosso. Il PSD in realtà incarna i sentimenti più conservatori e atavici della cultura politica romena; erede del tradizionale conservatorismo comunista in tema di diritti civili, specialmente negli ultimi anni si è mostrato chiuso a ogni tipo di compromesso con l’universo LGBT.

Il peso della Chiesa ortodossa

Il ruolo giocato dalla Chiesa ortodossa nello spingere al cambiamento costituzionale non è sicuramente trascurabile. L’attuale patriarca Daniel ha più volte usato parole dure contro il mondo gay, venendo quasi sempre spalleggiato dalla politica. Il rapporto tra istituzioni ecclesiastiche e politica è spesso simbiotico. La Romania è il paese europeo con il più alto numero di nuove chiese costruite in un anno. Recentemente il comune di Bucarest ha stanziato altri 10 milioni di euro per la continuazione dei lavori della nuova cattedrale della città, la cosiddetta Catedrala Mantuirii Neamului (cattedrale della salvezza del popolo). Anche a Cluj, da anni è in costruzione la nuova grande cattedrale greco-cattolica, a pochi passi da quella ortodossa di piata Avram Iancu, edificata negli anni ’30.

Esiti incerti

Prevedere i risultati del referendum è complesso. Molto dipenderà dall’affluenza e dalle capacità dei partiti di mobilizzare i propri sostenitori. Certo è che se il PSD deciderà di smuovere il suo potentissimo apparato locale, una vittoria del NO alla modifica costituzionale sembra impossibile. Il mondo delle campagne e dei piccoli centri, che poi è quello che determina ogni tornata elettorale, resta profondamente conservatore. Cosa potrebbe cambiare la situazione? Politicizzare il referendum e trasformarlo in una crociata anti PSD darebbe sicuramente più linfa alle possibilità del NO. Così come una presa di posizione del presidente della Repubblica Klaus Iohannis, da sempre piuttosto moderato nei confronti delle minoranze, di certo gioverebbe alla causa. Resta da capire se Iohannis avrà il coraggio di esporsi così tanto, su un terreno talmente scivoloso, a pochi mesi dalle presidenziali; si tratterebbe di una mossa, infatti, che potrebbe rivelarsi politicamente suicida. 

foto: coalitiepentrufamilie.ro

 

Chi è Francesco Magno

Aspirante storico, nato a Messina nell'anno di grazia 1992, è stato adottato da Padova, ma col cuore rimane a Bucarest. Si occupa soprattutto di Romania e Moldavia, con qualche sporadica incursione in Bulgaria. Non ha ancora capito se è di destra o di sinistra, pensa di essere per le cose giuste. Sogna di fuggire con un grande amore nella campagna transilvana. Da settembre 2019 è direttore editoriale di East Journal.

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