Cipro, Saipem 12000: guerra del gas
Cipro, Saipem 12000 guerra del gas

Cipro: La guerra del gas contro Ankara

Il decennale braccio di ferro tra Cipro e la Turchia si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta alimentato dalla guerra del gas, che rischia di far saltare il già fragile equilibrio esistente tra Ankara e l’Europa. Una disputa che sembra allontanare sempre di più la riunificazione dell’isola. Mentre la tensione nel Mediterraneo orientale continua pericolosamente a crescere.

L’americana ExxonMobil pronta a salpare per Cipro?
Secondo alcune indiscrezioni di stampa, la ExxonMobil starebbe per inviare due navi per condurre attività di esplorazione petrolifera nelle stesse acque dove il mese scorso era stata bloccata dalla Marina di Ankara la Saipem 12000 di Eni. E per evitare incidenti come quello che ha coinvolto la nave italiana, la compagnia americana sarà scortata dalla sesta flotta degli Stati Uniti. Quanto basta per spingere il premier turco Binali Yildirim a parlare di “provocazione intollerabile”.
«Non saranno tollerate dalla Turchia eventuali nuove esplorazioni “unilaterali” di gas al largo delle coste di Cipro», ha dichiarato con fermezza Yildirim. «Ogni tipo di ricchezza naturale, come gli idrocarburi che si trovano intorno a Cipro, appartengono a tutti gli abitanti dell’isola, sia del nord che del sud – ha continuato il primo ministro turco –. Consideriamo qualsiasi attività non concordata tra le due parti una minaccia e un tentativo di violare i diritti sovrani di Cipro Nord».
A fargli eco, il portavoce della repubblica turco-cipriota, Ibrahim Kalin: «Non esiteremo a prendere le necessarie contromisure».
Al momento, tuttavia, la notizia sull’imminente partenza della Exxon Mobil non è stata confermata, ma l’atmosfera si è inevitabilmente surriscaldata.

L’incidente di febbraio
La tensione era salita già dopo il via libera dell’amministrazione greco-cipriota alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi da parte di alcune compagnie straniere. Tra queste, oltre all’americana ExxonMobil, la francese Total e l’italiana Eni. Proprio quest’ultima, all’inizio di febbraio, su licenza di Nicosia, si trovava con una propria piattaforma galleggiante nelle acque a sud-est di Cipro per effettuare nuove esplorazioni alla ricerca di riserve di idrocarburi. Dopo aver annunciato la scoperta di un interessante bacino di gas naturale nel cosiddetto “Blocco 6”, la Saipem 12000, mentre si dirigeva verso il “Blocco 3”, è stata intercettata dalla marina turca che l’ha minacciata di speronamento. Per oltre due settimane la situazione è rimasta in stallo finché l’Eni ha deciso di sospendere i suoi piani e spostare la nave in Marocco. Solo un semplice rinvio a data da destinarsi delle ricerche, in base a quanto dichiarato dalla compagnia italiana che “ritornerà a Cipro quando le condizioni lo permetteranno”.

Il background storico
La questione cipriota risale al 1974, quando i turchi invasero la parte settentrionale dell’isola a seguito del colpo di Stato ordito dalla Grecia dei Colonnelli. Da allora Cipro è divisa in due parti: quella greco-cipriota, oggi membro dell’Unione Europea, e quella turco-cipriota riconosciuta solo da Ankara. In questo contesto, i progetti di esplorazione delle ricchezze naturali intrapresi da Nicosia e non condivisi con la repubblica di Cipro Nord provocano da sempre la reazione di Ankara, preoccupata di rimanerne tagliata fuori.

Bacino del Levante
Il “Bacino del Levante”

La guerra del gas ha, però, radici ben più lontane. Il braccio di ferro non è certo iniziato quest’anno. Alla fine del 2009, nei fondali marini del Mediterraneo orientale, al largo delle coste israeliane, furono individuati 280 miliardi di metri cubi di gas naturale. Era solo la punta dell’iceberg. Il cosiddetto “Bacino del Levante” (vedi foto), che si estende dall’Egitto alla Turchia, avrebbe infatti un potenziale di oltre 3.400 miliardi di metri cubi. Da qui la corsa alla spartizione della torta tra Israele, Giordania, Libano ed Egitto, alla quale non era rimasta estranea nemmeno la Russia.

Adesso, l’unica soluzione percorribile alla disputa in corso potrebbe essere quella di formare una commissione congiunta repubblica di Cipro e repubblica di Cipro Nord per la gestione delle esplorazioni petrolifere. Opzione che appare, tuttavia, irrealistica; Nicosia sembra più intenzionata ad approfittare delle tensioni che in questo momento oppongono la Turchia all’Ue e agli Usa.
Eppure una soluzione diplomatica, oltre a smorzare la tensione nel Mediterraneo orientale, potrebbe anche porre le basi per la futura riunificazione dell’isola, le cui trattative si sono arenate oltre un anno fa.

Foto: Twitter

Chi è Sophie Tavernese

Giornalista professionista, si occupa per East Journal delle aree geopolitiche di Russia e Medio Oriente. Curatrice del travel blog sophienvoyage.it. Ha collaborato con Euronews, La Stampa, Coscienza & Libertà, Gazzetta Matin. Si è specializzata in giornalismo radio-televisivo alla Scuola di Perugia. Nata ad Aosta, vive a Courmayeur. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università Cattolica di Milano.

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