REP. CECA: Demolire o conservare gli edifici sovietici? Il peso dell'eredità cubiforme

di Gabriele Merlini

C’è un dibattito in zona che pare destinato a non estinguersi mai e riguarda i vecchi scatoloni edificati nel quarantennio trascorso dalla Mitteleuropa sotto il celebre «ombrello sovietico»: due i quesiti in ballo. Primo: quale dei suddetti scatoloni sarebbe da demolire e quale da preservare, magari persino tutelandolo con periodiche mani di vernice o stucco? E secondo: giusto oppure sbagliato sforzarsi nel non associarli all’alone di negatività e fastidio che fisiologicamente avvolge buona fetta di quanto concerne il periodo, anzi trattarli come normalissimi palazzi all’interno di un normalissimo tessuto urbano? Tradotto: brutti sono brutti ma mica è colpa loro se c’era il partito unico e la censura e la polizia di frontiera. Senza contare quanto, visto l’andazzo, nessuno può avere la certezza che saranno sostituiti da edifici più graziosi a seguito della rimozione. Tuttavia qui tocchiamo la sfera del gusto personale e atteniamoci ai dati.

Emblematici i casi di Česká LípaPlzeň, cittadine ceche in grado di vantare nei rispettivi centri una coppia di costruzioni quantomeno emblematiche delle forme pre-1989: si tratta di un supermercato Banco (in origine Uran) e una struttura familiarmente denominata Dům hrůzy u Radbuzy, ovvero «la casa degli orrori lungo il fiume Radbuza.»

Edifici forse poco gradevoli però (vai a sapere) utili a preservare la memoria: dopo lunghe discussioni quella del referendum online rivolto alla cittadinanza pare essere l’unica via percorribile per deciderne le sorti. Modalità pratica proposta dalla amministrazione locale, adesso sollevata nel poter delegare e sciacquarsi via l’insostenibile onere decisionale. Volete tenerli o facciamo piazza pulita? Più che i risultati ancora al vaglio, interessante il dibattito che ne è scaturito. Cito il caso del supermercato di Česká Lípa (riprendendo dal sito Prague TV e Casopit Respekt. «Don’t Take Our Boxes Away From Us» di Karolína Vránková.)

Il sindaco Hana Moudrá: «in quel palazzo non ci vedo niente di speciale. Di fatto sembra solo uno scatolone
L’architetto che tanto da vicino a seguito il caso, Jitka Kubištová: «si tratta invece di un edificio-simbolo dei gusti e delle modalità costruttive del periodo, quando veniva unito il postmodernismo al neo-funzionalismo.*»
*Per altro il supermercato finì anche in un paio di riviste di architettura, ai tempi. E parliamo di evento alquanto raro per qualcosa che sorga a Česká Lípa.

Al momento l’ordine di demolizione è stato firmato e solo il Ministero della Cultura potrà stoppare l’iter. Su tutto il grosso punto interrogativo, come già accennato, inerente ciò che spunterà a seguito dell’abbattimento: «it is surely better than what may come next, says Pavel Domanický of the National Heritage Conservation Institute, who voted in favor of its protection» (tornando a copia/incollare dall’articolo in precedenza citato.) Stiamo dunque a vedere, sebbene chi scrive ammetta di pendere con decisione per la conservazione di questo tipo di edifici. Infatti nella Praga 2.0 del turismo massificato e del generalizzato carillon risulta adorabile il palazzo attualmente occupato dal Crowne Plaza Hotel  in zona Dejvická, così old school da farsi funzionale per azionare certi campanellini e ricordare quello che fu. Sebbene la storia più intrigante di rimozione e ricostruzione off topic su base comunista riguardi il vecchio mausoleo a Stalin nella collina di Letná: edificato nel 1955, tirato giù nel 1962, a seguito della caduta del regime fu capace di vivere un momento di ritrovato splendore quando proprio lì venne issata una imponente statua di Michael Jackson, a Praga con il suo HIStory Tour del 1996. Da Baffone al King of Pop, comprensibilissimi quindi i dibattiti di Česká Lípa e Plzeň, ma in esteso di tutta l’Europa centrale: parliamo della gestione di una eredità imprescindibile, ingombrante e senza dubbio cubiforme.

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4 commenti

  1. Beh, la signora sindaco Moudra non mi sembra tener troppo fede al suo cognome.
    Però a me risulta che ben altre efferatezze stiano per crollare tra capo e collo dei praghesi. Infatti pare che sia stato stabilito di abbattere uno stabile d’angolo in piazza Venceslao (lato ex Koruna, ma non ho fatto caso a controllare il nome della via), stabile non particolarmente vistoso, direi a memoria moderatamente liberty (e neanche cadente), per uniformarlo a uno poco distante in cristallo. Credo ci siano state le solite proteste dei cittadini, come sempre senza esito. E qui la demolizione non simbolizza un problema ideologico bensì semplicemente affaristico.
    Saluti

  2. Non conosco la vicenda ma sarebbe un peccato. Quel lato della piazza -se ho capito bene, la fetta che da Mustek arriva a Jindřišská- è infatti zeppo di palazzine davvero belle e tenute bene. Spero abbiano buon fine le proteste dei cittadini, sebbene sia verissimo che spesso beatamente restano inascoltate (o almeno a quanto ne so. Ricordo alcuni anni fa il caso di una biblioteca che doveva sorgere su Letná, quella a forma di fungo progettata da Kaplický. Non se n’è poi fatto di niente nonostante buona parte degli abitanti fossero favorevoli alla costruzione e avessero trovato un metodo assai elegante e scenico per dimostrare il loro disappunto: libri deposti a terra fino a formare la sagoma della supposta biblioteca. Ma è storia nota: le delusioni stimolano la fantasia a ogni latitudine.)

    Gab.

  3. Mai stato a Praga e in Rep. Ceca e non conosco la vicenda, ma ho girato in lungo e in largo Ungheria, Lettonia e Lituania, dove l’egemonia sovietica ha lasciato, così come nella suddetta, molte eredità pesanti da gestire e sopratutto da digerire.
    Ancor peggio se la passano Estonia ed Ucraina: la prima si deve grattare la rogna di un reattore nucleare ancora da seppellire sotto migliaia di tonnellate di cemento (probabilmente con soldi europei), e comunque dopo vent’anni vive ancora l’incubo radiazioni; la seconda si trova una bella e nutrita flotta da guerra, forse la più imponente del mondo, a tapezzarle le coste dellla Crimea; difficile pensare in questo caso a “demolizioni di scatoloni” e scaramucce politiche.
    In Ungheria ho visitato un importante ex-base aerea, devo dire che le rovine sovietiche hanno un fascino particolare e si raccontano da sole, peccato eliminarle e dimenticare, la storia và sempre ricordata per imparare dagli errori del passato, anche attraverso le sue pietre.
    Ho visitato la più importante base missilistica nucleare del blocco sovietico nell est Europa, (in Lituania) o meglio quello che ne resta, dovrà diventare un parco tematico e un museo, al momento era abbandonata e sotto sorveglianza, è un pezzo di storia ed archeologia militare che ha un enorme valore al di là della sua famigerata fama.
    Ho visto e fotografato molti scatoloni sovietici, interi quartieri inguardabili di città, comprese cittadelle militari e di comando; spesso sono date ad uso abitazione alle popolazioni più indigenti a costi molto bassi; gli scatoloni in realtà fanno sempre molto comodo!
    E’ vero che ci sono molte diatribe politiche sull’argomento un pò dapertutto all’est Europa, ma è anche vero che l’heritage sovietico civile è stato in gran parte reimpiegato ed è tuttora indispensabile da quelle parti.
    Concordo pertanto con chi sostiene che dietro il sentimento nazionalistico di dare un calcio agli spettri di un passato ancora fresco c’è solo una enorme ed ipocrita speculazione, è il male dei nostri tempi dal quale a quanto pare non si salva nessuno!

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