GRECIA: Niente taglio del debito. Un’altra presa in giro

Il 22 maggio scorso i ministri delle Finanze dei paesi della zona euro (Ecofin) si sono incontrati a Bruxelles per discutere della situazione della Grecia. La riunione doveva portare a un accordo per il taglio del debito ellenico, giudicato ormai insostenibile anche dal Fondo monetario, ma si è conclusa con l’ennesimo rinvio. La ferma contrarietà di Berlino a un alleggerimento del debito greco ha fatto slittare tutto al prossimo 15 giugno, durante la prossima riunione dell’Eurogruppo. Per la Grecia è l’ennesima presa in giro. Lo scorso 2 maggio il governo ellenico ha infatti avviato nuove pesanti misure di austerità con la promessa, da parte dei partner europei, che tale sacrificio non sarebbe stato vano e avrebbe portato a una riduzione del debito pubblico di Atene, pari al 180% del Pil, consentendo al paese di accedere al Quantitative Easing voluto da Draghi, meccanismo attraverso cui la BCE può comprare titoli di stato dei paesi membri.

Il ministro delle Finanze ellenico, Euclid Tsakalotos, si era detto sicuro che finalmente i partner europei avrebbero affrontato il nodo del debito greco, ma il rigorismo germanico ha nuovamente impedito la discussione. In queste ore le diplomazie europee stanno cercando una soluzione che possa vincere le resistenze di Berlino arrivando, il prossimo 15 giugno, a una proposta concreta.[stextbox id=”info” defcaption=”true” float=”true” align=”right” width=”280″ color=”FAFAFA” bgcolor=”080808″ bgcolorto=”0A0A0A”]Dei 295 miliardi di euro di debito pubblico ellenico, pari al 180% del Pil, ben 131 miliardi di euro sono in mano al Fondo salva-stati europeo, vale a dire allo European Financial Stability Facility (EFSF), antesignano dell’’European Stability Mechanism (ESM) che a sua volta ne detiene altri 30 miliardi, per un totale di 161 miliardi di euro pari al 50,2% del totale.La Banca centrale europea detiene altri 18 miliardi, acquisiti dalle banche tedesche e francesi che, all’indomani della crisi greca, volevano disfarsi dei titoli di stato ellenici. I paesi dell’eurozona hanno, tutti insieme, altri 53 miliardi accumulati quando ancora non c’era l’ESM ed erano i singoli stati a dare soldi alla Grecia. Quindi ben 232 dei 295 miliardi di debito greco è, in un modo o nell’altro, in mano all’Europa. Il Fondo monetario internazionale (FMI) detiene infatti appena il 4%, circa 13 miliardi.[/stextbox] Il reiterato rigorismo tedesco, votato all’austerità, non smette di danneggiare l’Europa consegnando un paese intero alla povertà senza offrirgli né aiuto né prospettive. Quelli che vengono chiamati “aiuti europei” – l’ultima tranche, da 7,5 miliardi, è stata sbloccata proprio a seguito delle nuove misure di austerità introdotte da Atene – servono solo a ripagare i creditori senza avere nessuna ricaduta sulla vita delle persone o sull’economia reale del paese. Il taglio del debito è l’unica possibilità per consentire alla Grecia di camminare con le proprie gambe, tornando a finanziarsi sui mercati grazie a un debito pubblico finalmente sostenibile. Rifiutare ad Atene questa possibilità significa calpestare la dignità di un paese costringendolo a un eterno vassallaggio.

La principale responsabile di questa situazione è la Germania. Il Fondo monetario si è infatti espresso a favore del taglio del debito greco, trovando d’accordo la Francia e il presidente del consiglio europeo, Donald Tusk. La questione, ormai, è tutta europea. Il debito ellenico è infatti quasi totalmente in mani europee e spetta all’Europa, nelle sue istituzioni comunitarie e nazionali, trovare una soluzione al problema: il senso dell’esistenza di un’Europa unita passa da qui.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (EastWest, Nigrizia, Il Tascabile, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022) e di "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022); "Congo, maschere per una guerra"; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) entrambi per Quintadicopertina editore (2015); "Il pellegrino e altre storie senza lieto fine" (Tangram, 2013).

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