MACEDONIA: Finisce la crisi politica, governo ai socialdemocratici

Foto: MIA

Mercoledì 17 maggio il presidente della Repubblica macedone Gjorge Ivanov ha conferito il mandato per la formazione del governo a Zoran Zaev, leader dei socialdemocratici. Questa decisione arriva ben cinque mesi dopo lo svolgimento delle elezioni e pone fine allo stallo politico in cui si trovava la Macedonia. Una svolta che deve molto alle pressioni internazionali sul presidente, che si rifiutava di concedere il mandato a Zaev.

La Piattaforma di Tirana

Il leader dei socialdemocratici (SDSM) aveva presentato l’accordo di coalizione in grado di ottenere la maggioranza in parlamento già lo scorso marzo, dopo il fallito tentativo di Nikola Gruevski, primo ministro per dieci anni e leader del partito conservatore VMRO-DPMNE. L’accordo si regge sull’alleanza di governo tra la SDSM e tre partiti della minoranza albanese, la DUI, il movimento Besa e l’Alleanza per gli Albanesi.

Decisiva per l’alleanza era stata l’apertura di Zaev alle richieste contenute nella Piattaforma di Tirana, un documento firmato dai partiti albanesi della Macedonia sotto la regia del premier dell’Albania Edi Rama. Proprio questa intesa, però, aveva portato al rifiuto del presidente della Repubblica di concedere il mandato a Zaev. Secondo Ivanov, la coalizione a guida SDSM avrebbe minato l’unità e la sovranità della Macedonia, a causa dell’accettazione delle richieste della Piattaforma, tra cui il riconoscimento dell’albanese come lingua ufficiale del paese, al pari del macedone.

L’aggressione in parlamento

Agli occhi di molti, il rifiuto di Ivanov è sembrato l’ultimo tentativo della VMRO, di cui lui stesso ha fatto parte, di impedire la salita al governo dei rivali socialdemocratici. Gruevski, difatti, ha più volte richiesto il ritorno alle urne come unica soluzione della crisi. Una posizione portata in piazza dai suoi sostenitori, che hanno manifestato per settimane contro la possibilità di un governo considerato filo-albanese.

La situazione di estrema tensione, con seri rischi di degenerazioni nei rapporti inter-etnici, è poi culminata in un violento attacco in parlamento lo scorso 27 aprile, quando una frangia estremista dei manifestanti è entrata in aula e ha aggredito diversi deputati, tra cui lo stesso Zaev. L’aggressione mirava a bloccare l’elezione del presidente del parlamento, che invece è stata portata a termine con il voto della nuova maggioranza. Questo passaggio è stato decisivo, poiché il nuovo presidente del parlamento, Talat Xhaferi, ha inviato al presidente Ivanov la richiesta ufficiale per la formazione del nuovo governo. In caso di ulteriore rifiuto, Xhaferi avrebbe potuto lui stesso concedere il mandato.

Le pressioni internazionali

La gravità dell’aggressione e la dimostrazione pratica dell’esistenza della nuova maggioranza in aula hanno incrementato le pressioni internazionali su Ivanov. Sia l’Unione europea che gli Stati Uniti si sono mossi in prima persona per scongiurare il rischio di un’escalation della crisi e per richiedere il rispetto delle procedure costituzionali.

Alla luce di questo quadro la VMRO e Ivanov hanno dovuto cedere. In cambio, Zaev ha presentato una dichiarazione ufficiale come garanzia dell’impegno del suo governo per la protezione dell’unità, sovranità e integrità territoriale della Macedonia, aggiungendo che nessuna piattaforma o documento costituirà la base per l’alleanza di governo. Solo a seguito di questa garanzia, Ivanov ha dichiarato che gli ostacoli alla concessione del mandato sono stati finalmente rimossi.

Si è così aperta la fase delle trattative per la scelta dei ministri, in cui non sarà facile mantenere gli equilibri tra i partner della coalizione. Tra gli stessi partiti albanesi non corrono ottimi rapporti, soprattutto nei confronti della DUI, che ha governato con Gruevski. Zaev ha promesso che i nodi saranno sciolti e l’esecutivo comincerà a lavorare presto. Ora che la crisi sembra davvero superata, la Macedonia ha quanto mai bisogno di un governo che affronti le tante problematiche esistenti nel paese.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

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