MACEDONIA: Il presidente blocca le richieste albanesi, paese nel caos

Passati tre mesi dalle elezioni politiche, la Macedonia rischia di scivolare nel caos. Il voto, che avrebbe dovuto sbloccare una crisi lunga due anni, ha avuto l’effetto opposto. Le tensioni si sono acuite nell’ultima settimana, culminata nel rifiuto del presidente della repubblica Gjorge Ivanov di affidare il mandato al leader dei socialdemocratici Zoran Zaev, nonostante quest’ultimo avesse raggiunto un accordo di coalizione con i partiti della minoranza albanese. Proprio le concessioni fatte agli albanesi hanno provocato vaste manifestazioni di piazza di carattere nazionalista. La decisione del presidente ha soddisfatto i manifestanti e fatto infuriare i socialdemocratici, ma soprattutto ha generato un nuovo stallo nella formazione del governo.

Le richieste degli albanesi

Le elezioni dell’11 dicembre, culmine di una crisi politica nata dallo scandalo intercettazioni e dalle manifestazioni contro il governo, si sono concluse senza vincitori. Nessuno dei due storici rivali, la VMRO di Nikola Gruevski e la SDSM di Zaev, ha ottenuto i numeri per governare e si è subito capito che il principale partito della minoranza albanese, la DUI, guidata da Ali Ahmeti, sarebbe stato l’ago della bilancia. Proprio il mancato accordo con la DUI ha impedito a Gruevski di tornare al governo, costringendolo a rimandare indietro il mandato esplorativo concessogli dal presidente della repubblica a gennaio.

Il principale ostacolo all’accordo sono state le richieste avanzate dalla DUI. Richieste che sono parte della piattaforma che i partiti albanesi della Macedonia hanno concordato a Tirana con il premier dell’Albania Edi Rama e il cui punto centrale è il riconoscimento dell’albanese come lingua ufficiale del paese, insieme al macedone. Se Gruevski ha bollato queste richieste come un attacco all’unità statale, Zaev ha invece costruito un compromesso con Ahmeti, il che gli ha permesso di annunciare di avere in mano i numeri necessari per ottenere la maggioranza in parlamento.

Il grande rifiuto e la piazza

Quando tutto sembrava presagire la fine dell’era Gruevski e l’inizio di un governo a guida socialdemocratica, è arrivato il colpo di scena: il presidente della repubblica si è rifiutato di accordare il mandato a Zaev, definendo l’accordo uno strumento in grado di distruggere la sovranità e l’integrità della Macedonia. Per concedere il mandato, ha aggiunto Ivanov, è necessario che la SDSM rigetti la piattaforma, perché firmata in un paese straniero. Una richiesta che, evidentemente, fa saltare l’accordo con la DUI.

Allo stallo politico, si è affiancato un aumento delle tensioni, che rischia di riportare il paese nel caos. Nei giorni precedenti al rifiuto di Ivanov, i supporters della VMRO hanno manifestato contro l’accordo tra Zaev e Ahmeti. Non sono mancati episodi di violenza (tra cui un’aggressione a danno di due giornalisti) e slogan anti-albanesi. A seguito della decisione del presidente, sono ora i socialdemocratici a scendere in piazza, denunciando quello che viene considerato un colpo di stato, un regalo al padre padrone della politica macedone, Gruevski. Gli albanesi, dal canto loro, denunciano il rischio di un riesplodere delle tensioni etniche.

L’attenzione internazionale

Questa situazione incandescente ha attirato le attenzioni della comunità internazionale. Mentre l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno apertamente chiesto la formazione di un governo in tempi brevi, di fatto appoggiando la nascita dell’esecutivo Zaev, la Russia ha denunciato le pressioni esterne esercitate su Skopje e i tentativi di imporre alla Macedonia un governo filo-albanese. A questo punto, sempre più concreta diventa l’ipotesi di nuove elezioni, che rischiano però di essere dominate dal fattore nazionalismo.

Chi è Riccardo Celeghini

Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

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