UNGHERIA: Shobha Nehru, l’ungherese che sposò la diplomazia indiana

Shobha Nehru, moglie dell’ex diplomatico indiano B.K. Nehru, è morta lo scorso 25 aprile a 108 anni nella sua casa a Kasauli, sulle pendici dell’Himalaya. Personaggio importante e molto amato in India, la sua storia si snoda interamente su tre continenti: Europa, Asia e America.

Nehru, infatti, nacque a Budapest nel 1908 come Magdolna Friedman, da una facoltosa famiglia ebraica. Il padre, visto il crescente odio verso gli ebrei in Europa, decise di cambiare cognome in Forbath, sperando di mascherare le proprie origini. Nel 1928, a 20 anni, le fu negato l’ingresso all’università: c’erano già abbastanza studenti ebrei per quell’anno accademico. I suoi genitori la inviarono prontamente alla London School of Economics per completare i suoi studi.

Qui Fori, soprannome d’infanzia della Nehru, conobbe presto Braj Kumar Nehru, diplomatico indiano futuro ambasciatore negli Stati Uniti. Nel 1934, la coppia si imbarcò insieme verso l’India, celebrando il matrimonio solo un anno dopo. Da qui, Fori smise ufficialmente di chiamarsi Magdolna Friedman e diventò Shobha Nehru – nome scelto dalla famiglia di lui – rimanendo però sempre Fori per i più intimi.

In India, la già straordinaria vita di Fori subì una vera e propria svolta: la donna, infatti, conobbe alcuni dei personaggi chiave della storia indiana, dal Mahatma Gandhi alla famiglia Nehru-Gandhi, diventando particolarmente intima di Indira, due volte primo ministro indiano e prima e unica donna a ricoprire quell’incarico. Inoltre, grazie alla permanenza del marito negli Stati Uniti, Fori ebbe modo di intrattenere rapporti amichevoli con personaggi importanti della scena politica statunitense, come John Fitzgerald Kennedy e Lyndon Johnson.

Fori tornò in Ungheria solo nel 1949, portando con sé i suoi tre figli. Non fu certamente facile: moltissimi dei suoi amici d’infanzia e conoscenti erano morti o avevano subito delle torture fisiche e psicologiche non indifferenti. Per Fori, quel viaggio fu un vero e proprio shock. “Giravano dei racconti terrificanti. Mia madre tornava sempre a casa piangendo” ricorda il figlio maggiore Ashok.

Per quanto il suo ruolo lo permettesse, Fori ha sempre cercato di tenersi fuori dalla politica. Solo una volta, però, espresse la sua opinione, criticando l’operato di Indira Gandhi durante lo stato di emergenza del 1975, accusando il governo di aver calpestato i diritti umani. Inoltre, qualche tempo dopo, Fori presentò alla Gandhi – sua cugina acquisita dopo il matrimonio – una lista di uomini che avevano subito una vasectomia contro la loro volontà, in seguito alla campagna di sterilizzazione promossa in maniera coercitiva da Sanjay Gandhi, figlio della stessa Indira. “Le dissi, Indu, lo so che noi non parliamo mai di politica ma… perché?” Purtroppo, non ricevette mai risposta.

Per molti decenni, le origini di Fori vennero mascherate dal sari e dal bindi. Anni dopo, un compagno di studi di suo figlio – lo storico inglese Martin Gilbert – tentò di ricostruire con lei la sua infanzia e le sue vicissitudini. Nonostante la famiglia Friedman non fosse particolarmente religiosa o vicina alla comunità ebraica di Budapest, Fori ricorda la paura e il disagio nell’essere considerata diversa e successivamente emarginata.

Sebbene Fori abbia vissuto tutta la sua vita tra India, Regno Unito e Stati Uniti, l’ombra delle sue origini non l’ha mai del tutto abbandonata. “Non sono mai riuscita a stringere la mano a un ambasciatore tedesco” confidò allo storico Gilbert “Mi sentivo in colpa. Non c’ero in quei momenti, ero al sicuro. Mi sento ancora in colpa per questo: perché io non ho sofferto?”

Chi è Giulia Pracucci

Classe 1991, laureata in Mediazione Linguistica e Culturale con una tesi sulla carriera degli interpreti dei dittatori. Dopo aver passato un inverno in Lettonia e una primavera in Germania, si stabilisce a Budapest dove vive e lavora da quasi tre anni.

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