STORIA: Carol II, il re rumeno che amava le donne e il poker

La società romena è stata colpita negli ultimi anni da un’inesorabile infatuazione per la monarchia; persino la televisione nazionale dedica una trasmissione (intitolata “L’ora del re”) alla vecchia famiglia reale Hohenzollern. In questo furore apologetico rimane tuttavia una zona d’ombra, ambigua e spesso taciuta.

Tra il 1866 e il 1947 quattro sovrani si sedettero sul trono romeno. Ai primi due, Carol I e Ferdinand, sono dedicati strade e monumenti nel centro di Bucarest e delle principali città. L’ultimo re, Mihai I, è ancora in vita, e pertanto privo del riconoscimento “urbanistico-architettonico”, che viene tuttavia compensato da un notevole apprezzamento mediatico. Sul terzo re della casata, Carol II, pesa una quasi totale damnatio memoriae, se si esclude un viale a lui dedicato all’interno di un importante parco della capitale, che forse più di ogni altra cosa dimostra quanto i romeni vogliano relegarlo in luogo marginale della loro memoria collettiva.

Carol II è una delle figure più ambigue dell’Europa interbellica, e già da giovane dimostrò di essere un principe sui generis. Nel corso della prima guerra mondiale abbandonò il suo reggimento in Moldavia e fuggì a Odessa per sposare “Zizi” Lambrino, figlia di un generale dell’esercito. La fuga di Carol scatenò le ire del padre, re Ferdinand, che dovette lottare per convincerlo ad abbandonare la Lambrino (che nel frattempo aveva partorito suo figlio) e a sposare Elena di Grecia, dall’unione con la quale nacque il futuro re di Romania, Mihai; Carol aveva tuttavia già dimostrato quanto poco vincolante fosse per lui la presenza di un figlio: l’unione con Elena non era destinata a durare. Nel 1925 venne mandato dal padre a Londra a rappresentare la famiglia reale romena in occasione dei funerali della regina Alessandra. Terminate le esequie, invece di tornare a Bucarest, Carol varcò la Manica e arrivato a Calais prese un treno per Parigi. Ad attenderlo c’era la sua nuova fiamma, che si rivelerà essere il grande amore della sua vita, Elena Lupescu, da lui affettuosamente soprannominata Duduia. Figlia di un ebreo convertito al cristianesimo ortodosso, si dice che il suo vero cognome fosse Wolff, e che solo dopo la conversione esso sia stato trasformato nel ben più romeno Lupescu.

Dopo la fuga, Carol rinunciò alle sue prerogative di erede al trono; chiese di essere spogliato di ogni titolo e promise di non tornare in Romania per 10 anni. Si stabilì allora per un breve periodo a Milano, dove ebbe modo di apprezzare il regime mussoliniano, prima di ricominciare a girare l’Europa con Duduia.

Morto Ferdinand nel 1927, la confusione istituzionale che colpì la Romania favorì il suo ritorno; nel 1930 atterrò a Bucarest e, dopo aver negoziato con i leader politici, si riprese il trono, destituendo il consiglio di Reggenza che si era formato dopo la morte del padre. Si dice che una delle prime azioni in cui si impegnò non appena tornato fu la selezione dei giocatori della nazionale che avrebbero rappresentato la Romania ai mondiali di calcio in Uruguay del 1930. Attorno a Carol e Duduia si formò ben presto una camarilla di imprenditori, banchieri e politici, dediti al lusso e alla corruzione. Il sovrano amava passare le sue serate fumando molte sigarette, bevendo degli ottimi distillati, e giocando a poker. Non passò molto prima che la sua ingombrante presenza iniziasse a farsi sentire nella vita politica del paese, segnandone il destino. Il nuovo re aspirava alla creazione di un governo autoritario di ispirazione fascista, obiettivo che realizzò nel 1938 con un colpo di stato. Fu l’inizio di una serie di dittature (di diversi colori politici), da cui la Romania si liberò solo nel 1989.

Fonte immagine: TVR.ro

Chi è Francesco Magno

Aspirante storico, dottorando a Trento, ma nato a Messina nell'anno di grazia 1992. Si occupa di Romania e Moldavia, con qualche sporadica incursione in Bulgaria. Da settembre 2019 è direttore editoriale di East Journal.

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