Da Riga al festival “Slavika”: il gruppo Orbìta, non solo poesia

A una serata di poesia, quattro poeti seduti a un tavolo armeggiano con radioline colorate tra una lettura e l’altra. Una scena assurda? Forse sì, per chi non conosce il gruppo lettone Orbìta. Nella cornice del festival torinese Slavika – una settimana di eventi dedicati alle culture dell’est Europa – questo insolito gruppo di poeti e performer, come mi pare appropriato chiamarli, è stato protagonista di due incontri, che hanno suscitato curiosità e stupore.

Orbìta, che i membri amano definire un progetto e un movimento, si è formato nel 1999 ed è attualmente composto da quattro poeti lettoni russofoni: Sergej Timofeev, Semën Chanin, Vladimir Svetlov e Artur Punte, che compone anche in lettone. Nati tutti negli anni ’70 nell’allora repubblica socialista sovietica lettone, i quattro poeti sono di fatto gli iniziatori di un movimento che comprende al suo interno numerosi altri artisti, tra cui designer, fotografi e grafici. La componente grafica risulta essere una parte fondamentale del lavoro di Orbìta e parte integrante dei libri, come dimostrano i loro particolari formati: un esempio sono i libri bilingue che si uniscono attraverso calamite, già di per sé una metafora del conciliare un background squisitamente lettone e la sua espressione in lingua russa. Non c’è conflitto, infatti, tra i due elementi, come si potrebbe immaginare pensando in freddi termini geopolitici: gli autori stessi dichiarano di avere un eguale numero di “seguaci” tra russofoni e madrelingua lettoni, successo favorito appunto dalla volontà di pubblicare le proprie opere in entrambe le lingue e dalla capacità di restituire la realtà del paese usando la lingua russa come strumento.

Ma torniamo alle radioline. Come già accennato, le letture di Orbìta sono tutt’altro che ordinarie: nella performance andata in scena tra le mura del circolo Polski Kot il gruppo si è servito di supporto multimediale, utile soprattutto alla proiezione delle traduzioni, ma soprattutto di peculiari effetti sonori. Insieme a una musica di sottofondo, le quattro radioline, una per ogni poeta, emettevano infatti spezzoni di trasmissioni radiofoniche, canzoni, pubblicità, andando a creare un effetto finale suggestivo e, a volte, fin comico. L’uso di questo espediente permette alle performance di essere uniche e diverse in ogni posto – sottolineano i poeti – poiché la trasmissione avviene sempre dal vivo, rendendo i risultati unici e imprevedibili. Inoltre, grazie alle traduzioni di Massimo Maurizio, ricercatore di letteratura russa contemporanea e curatore di una recente antologia di poesie del gruppo, anche i non russofoni hanno potuto apprezzarne i versi. La difficoltà nel tradurre i versi non è data solo da aspetti puramente formali, come ritmo e metrica, ma anche dal dover rendere una sorta di indefinitezza, di una poesia le cui parole stanno al confine.

Il segreto della longeva collaborazione tra i membri è frutto anche di una libertà artistica che non conosce preconcetti o schemi particolari: “forse il segreto vero e proprio è che non abbiamo un manifesto – afferma Timofeev, tra il serio e lo scherzoso – e quindi ci muoviamo ogni volta di libro in libro e di progetto in progetto, non ponendoci precondizioni, ma seguendo sempre quel qualcosa che ci contraddistingue e ci accomuna tutti, ma che non è facilmente definibile”.
Grazie a Slavika, gli appassionati di letteratura russa hanno avuto l’occasione di conoscere alcuni tra i più importanti e interessanti esponenti della letteratura russofona contemporanea. Ma una grande possibilità è stata data anche a chi, come chi scrive, di letteratura russa contemporanea non si intende in modo particolare: assistere a una lettura di Orbìta è un’esperienza a tutto tondo, dove diverse forme artistiche trovano una sintesi di grande effetto.

FOTO: Pagina facebook di Orbìta

Chi è Maria Baldovin

Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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