KOSOVO: L’influenza della Turchia di Erdogan su Pristina

La politica estera di Ankara nei Balcani non sembra aver subito contraccolpi dal raffreddamento dei rapporti tra l’Unione Europea e la Turchia. Proprio sul finire del 2016 il Presidente del Kosovo Hashim Thaçi si è recato in visita ufficiale ad Ankara, dove ha incontrato le maggiori cariche statali, tra queste, ovviamente, il Presidente della Repubblica e al momento dominus della Turchia Recep Tayyip Erdoğan.

Ormai da un decennio, la politica estera turca ha adottato la dottrina del “Neo-ottomanesimo”: estendere l’influenza di Ankara sfruttando la comune religione islamica e la riattivazione dell’eredità culturale ottomana. In perfetta sintonia con l’orizzonte ideologico dell’AKP (il partito di Erdoğan) e del movimento Hizmet dell’alleato di un tempo – ora arci-nemico – Fettullah Gülen, la politica estera di Ankara sfrutta l’ordine tradizionale islamico, la cooperazione allo sviluppo e gli investimenti di capitali per presentarsi come un partner di riferimento per diversi stati, dai Balcani all’Asia Centrale. Nell’espansione della sfera d’influenza turca il movimento di Gülen e il partito di Erdoğan si sono mossi in sintonia fino alla rottura nel 2013. Dopo il tentato golpe dell’estate 2016, non solo Erdoğan ha avviato una forte epurazione interna  a danno dei supposti “gulenisti”, ma punta ora a ridurre il peso di quest’ultimi anche nella sfera d’influenza internazionale.

Per quanto riguarda il Kosovo, la Turchia è ormai divenuta un partner fondamentale. In particolare, secondo i dati del 2015, la Turchia è il secondo paese per investimenti esteri, subito dopo la Svizzera. E proprio in Kosovo si concentrano la maggioranza degli investimenti turchi nei Balcani. L’attività delle imprese turche riguarda prevalentemente lo sviluppo infrastrutturale: la compagnia turca Bechtel-Enka ha da poco ultimato l’autostrada che collega la capitale del Kosovo Pristina all’Albania e sono già in corso i lavori per l’autostrada Pristina-Skopje.

Nei Balcani, la Turchia è inoltre particolarmente attiva nella cooperazione culturale, dove si impegna nella ristrutturazione dei monumenti di età ottomana: in Kosovo, ha restaurato più di 30 opere architettoniche tra cui la tomba del Sultano Murat, e le moschee di Fatih e Sinan Pasha. La cooperazione in campo culturale si è spinta fino alla richiesta ufficiale di rivedere, nei testi scolastici, la descrizione dell’Impero Ottomano come “oppressore crudele e sanguinario”. Nel frattempo, le fondazioni vicine a Gülen sono state particolarmente attive nel campo dell’educazione, finanziando l’apertura di numerosi Istituti scolastici privati in Albania, Bosnia, Kosovo e Macedonia.

L’incontro di dicembre tra Thaçi e Erdoğan ha riguardato proprio le sorti delle scuole “guleniste” in Kosovo, che Erdoğan chiede insistentemente di chiudere, proponendo che un’altra fondazione culturale, finanziata dal governo turco, subentri a quelle legate a Gülen. Tali richieste sono però difficili da applicare: sull’onda dell’espansione dell’influenza turca questi istituti sono divenuti le scuole private con apertura internazionale dove vengono educati i rampolli dell’élite, e perciò godono di favore e protezione. Lo stesso figlio di Thaçi è stato educato in una di queste scuole. Non è un caso che la richiesta di chiudere gli istituti abbia scatenato un caso sia in Bosnia-Erzegovina che in Macedonia.

Sebbene le autorità kosovare non abbiano finora fatto promesse per quanto riguarda la chiusura delle scuole “guleniste”, ciò che risalta è la forte influenza – se non prepotenza – che Erdoğan esercita ormai in alcuni stati dei Balcani. Tra questi, il Kosovo spicca in particolare per la dipendenza economica.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association e PECOB, Università di Bologna.

Chi è Pierluca Merola

Nato a Roma, appassionato di Balcani e allargamento dell'UE, risiede a Bruxelles e lavora come assistente accademico presso il Collegio d'Europa di Bruges. Collabora con East Journal da Maggio 2016, per il quale narra di avvenimenti croati e balcanici. Parla correntemente inglese, francese e croato.

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