SIRIA: La Russia appoggia la richiesta dei curdi di creare uno stato federale

La guerra in Siria continua a stravolgere la vita quotidiana di milioni di persone, mentre sul campo le forze che si scontrano mantengono le loro posizioni con strenua resistenza. Tra i vari schieramenti, quello curdo rimane sempre in prima linea per la difesa della vita e degli interessi del suo popolo. Ma dopo oltre un secolo, quello che è considerato uno dei più grandi gruppi etnici privo di unità nazionale e di un proprio territorio potrebbe avere trovato un nuovo alleato alla sua causa, almeno per quanto riguarda un Rojava federale. Un piccolo grande passo verso il sogno curdo della creazione dello stato del Kurdistan.

Il ruolo della Russia

L’alleato in questione sarebbe la Russia. Al-Monitor.com, infatti, riferisce di un volo con passeggeri “speciali” atterrato in Siria, nella base aerea di Khmeimin, nei pressi di Latakia. A bordo 8 ufficiali dei ministeri degli Esteri e della Difesa russi, con in mano un memorandum di intenti per la creazione di un distretto federale indipendente del Kurdistan all’interno della Siria. In pratica, quell’autonomia della regione del Rojava (Kurdistan occidentale in lingua curda) che le autorità curdo-siriane legate soprattutto al Partito dell’unione democratica (Pyd) chiedono da tempo. Lo scorso marzo, nel tentativo di forzare la mano, avevano proclamato unilateralmente il Sistema federale democratico del Rojava – Siria del Nord.
La proposta, avvallata anche dal Partito Democratico dei curdi siriani (Pdk-S), pare sia al momento naufragata per il rifiuto di Damasco, secondo cui il riconoscimento di un’amministrazione autonoma finirebbe per spezzare l’unità territoriale.
E la Turchia? Nessun commento ufficiale sul sostegno russo alla causa curda. Del resto, come fanno notare alcuni analisti, perché Ankara dovrebbe alzare la voce contro Mosca quando appare ovvio che il regime siriano non accetterà mai la nascita di un’entità autonoma dentro i propri confini?

Il contenuto del memorandum

Secondo Al-Monitor, che avrebbe ottenuto copia dei documenti discussi durante l’incontro a Latakia, la bozza d’accordo prevedeva i seguenti cinque punti:

  • il riconoscimento costituzionale dei diritti politici dei curdi siriani e delle altre minoranze;
  • il riconoscimento dell’autonomia amministrativa dei cantoni di Jazeera, Afrin e Kobane, attualmente controllati dai curdi;
  • il riconoscimento delle forze di polizia curde (Asayish) e delle unità di autodifesa (Ypg/j) come parti legittime delle forze armate della Siria;
  • la creazione di organismi di coordinamento per la gestione dei rapporti tra i cantoni e il governo centrale;
  • il cambiamento del nome dello stato da “Repubblica araba siriana” a “Repubblica democratica siriana” e la nascita di un ordinamento federale.
La questione curda

I curdi sono una popolazione di origine indoeuropea che condivide la stessa lingua appartenente al ceppo iranico. Si stima che siano in tutto circa 20-30 milioni. Oggi occupano il territorio compreso in parti degli attuali stati di Iran, Iraq, Siria, Turchia e in misura minore Armenia. L’area è a volte indicata col termine Kurdistan. Piccole comunità sono anche presenti in Libano, Giordania, Georgia, Azerbaigian, Afghanistan e Pakistan; consistente la diaspora in alcuni paesi europei tra cui la Germania. Da decenni, i curdi reclamano la loro indipendenza.

Damasco e i curdi siriani, divisi sulla prospettiva di dar vita ad un ordinamento federale, in alcune occasioni si trovano però alleati sul fronte militare. Solo dieci giorni fa, l’aviazione siriana ha bombardato i ribelli filo-turchi a Marea, a nord di Aleppo, appoggiando così i curdi siriani delle Syrian Democratic Forces. Non è la prima volta che Assad e curdi cooperano in battaglia.

Foto: Twitter

Chi è Sophie Tavernese

Giornalista professionista, si occupa per East Journal delle aree geopolitiche di Russia e Medio Oriente. Curatrice del travel blog sophienvoyage.it. Ha collaborato con Euronews, La Stampa, Coscienza & Libertà, Gazzetta Matin. Si è specializzata in giornalismo radio-televisivo alla Scuola di Perugia. Nata ad Aosta, vive a Courmayeur. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università Cattolica di Milano.

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Giornalista e attivista siriana, Zaina Erhaim ha formato oltre cento reporter "sul campo", addestrati a raccontare il conflitto in Siria in maniera indipendente e accurata. Costretta a riparare in Gran Bretagna, continua da lì la sua battaglia per la verità.