RUSSIA: Una tassa contro il parassitismo sociale?

In Russia ha fatto scalpore la proposta del ministro del lavoro e delle politiche sociali di introdurre una nuova tassa. Si tratterebbe di 20 mila rubli annui, che andrebbero versati dai cittadini che non versano contributi per i servizi di cui, invece, usufruiscono. L’obiettivo della riforma sarebbe rappresentato dagli idonei al lavoro che non pagano l’imposta sul reddito, come ha dichiarato il suddetto ministro, Maksim Topilin. Ed ecco che subito si è iniziato a parlare di tunejadstvo, ovvero di parassitismo, che in Unione Sovietica costituiva un grave reato.

“Chi non lavora non mangia”

L’Unione sovietica era lo stato dei lavoratori per eccellenza: non lavorare era considerato una delle più grandi vergogne e la lotta ai cosiddetti parassiti era uno dei temi al centro della propaganda sovietica. Il più celebre condannato per questo reato fu, molto probabilmente, Iosif Brodskij. Poeta leningradese, Brodskij fu arrestato e processato nel 1964 con l’accusa di non avere un lavoro stabile e quindi condannato a 5 anni di lavori forzati. Tuttavia, la nuova legge non sarebbe da considerarsi una rivisitazione della legge sovietica, secondo il primo ministro Medvedev, il quale si è detto contrario alla dicitura “tassa sul parassitismo”, che invece sta dilagando sui titoli dei giornali. In Russia – ha sottolineato Medvedev – non esiste responsabilità penale per chi non lavora.

Le basi della riforma

Non è ancora chiaro chi, dunque, dovrebbe pagare la suddetta tassa. Sembra che l’obiettivo primario della riforma sia contrastare le conseguenze di un fenomeno crescente in Russia, ovvero quello del lavoro in nero. Il numero di quelli che lavorano nella “sfera grigia”, così come viene chiamata, è aumentato negli ultimi dieci anni raggiungendo il 23% del totale dei lavoratori, secondo i dati presentati dall’istituto di statistica nazionale e riportati da Vedomosti. La sfera grigia è cresciuta, accogliendo sia persone precedentemente disoccupate, sia quelle colpite dai tagli del “settore bianco”, quello ufficiale.
Pur lavorando, queste persone non versano alcun contributo per i servizi di cui poi usufruiscono. Il ministro Topilin vorrebbe così seguire l’esempio della Bielorussia, il cui governo ha stabilito, nel 2014, una cifra di 420 rubli bielorussi che i cittadini devono versare allo stato. I cittadini coinvolti sono solamente quelli ritenuti idonei al lavoro, mentre vengono esclusi anziani, disabili e bambini.

I problemi

La proposta del ministro Topilin ha già causato diverse reazioni all’interno dell’opinione pubblica. A differenza del ministro, che ha dichiarato come 20 mila rubli siano una cifra adeguata – anzi, “addirittura pochino” – altri studiosi hanno evidenziato i rischi di una riforma del genere. Al cambio attuale, 20 mila rubli sono il corrispettivo di circa 290 euro; basta però confrontare la cifra a uno stipendio medio russo – di circa 30 mila rubli – per comprendere come questa cifra potrebbe rivelarsi considerevole, forse proibitiva, per una parte della popolazione.

Vladimir Nazarov, dell’istituto di ricerca del Ministero delle Finanze, ha dichiarato che oltre a colpire una fascia di popolazione di per sé svantaggiata, la riforma comporterebbe una spesa pubblica considerevole, poiché il processo di identificazione dei potenziali paganti è difficile e macchinoso. E’ stato anche sottolineato come il lavoro in nero sia più spesso una necessità, piuttosto che una scelta; la riforma sarebbe una batosta per molti e sarebbe alto il rischio di tensioni e disordini.
La proposta di legge è già stata bocciata dal ministero per lo sviluppo economico, mentre la vice premier Ol’ga Golodec ha incoraggiato alla discussione, auspicando la formazione di un gruppo di lavoro sulla questione.

FOTO: Gennadij Čerkasov, Moskovskij Komsomolec

Chi è Maria Baldovin

Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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