LOTTA: Dalle Olimpiadi all’ISIS, ex campione azero ucciso in Iraq

Passare dalla materassina della lotta libera ai campi d’addestramento dell’ISIS. È questa la storia di Chamsulvara Chamsulvarayev, ex lottatore azero ucciso – come confermato da Joanna Paraszczuk, dipendente del Centro analitico britannico IHS Jane’s – lo scorso 28 settembre in un attacco aereo a Mosul, roccaforte dello Stato Islamico in Iraq.

Nato il 6 settembre 1984 nel villaggio di Sergokala, in Daghestan, repubblica della Federazione Russa, e cresciuto a Makhachkala, a 15 anni Chamsulvarayev decide di iniziare a praticare la lotta libera, sport molto popolare nel Caucaso, dimostrando subito di essere un atleta dalle grandi prospettive. Nel 2007, dopo aver acquisito la cittadinanza azera, rinunciando a quella russa, viene invitato dal Comitato Olimpico dell’Azerbaigian (Azərbaycan Milli Olimpiya Komitəsi) ad unirsi alla squadra nazionale locale, decidendo così di difendere i colori della terra del fuoco a livello internazionale.

I primi successi non tardano ad arrivare: nello stesso anno vince la medaglia di bronzo prima ai Campionati Europei di Sofia e poi ai Campionati Mondiali di Baku nella categoria 74 chili. Nel 2008 vince un altro bronzo ai Mondiali di Tampere e partecipa anche alle Olimpiadi di Pechino con la nazionale azera, arrivando fino agli ottavi di finale; mentre nel 2009 vince prima la medaglia d’oro agli Europei di Vilnius e poi la medaglia d’argento ai Mondiali di Herning. Nel 2010 arriva infine un’altra medaglia di bronzo agli Europei di Baku.

Proprio nel pieno della sua carriera però, Chamsulvarayev prende una decisione radicale: abbandonare per sempre la lotta e il mondo dello sport per aderire all’ISIS, andando a combattere in Medio Oriente come foreign fighter. Nel 2014, dopo aver lasciato l’Azerbaigian, l’ormai ex lottatore parte quindi alla volta dell’Iraq, dove si arruola tra le fila dello Stato Islamico.

Si stabilisce a Mosul, dove ha il compito di reclutare giovani ragazze da utilizzare come kamikaze in azioni terroristiche. Tra le ragazze convinte da Chamsulvarayev ad abbracciare la jihad pare vi sia stata anche Diana Ramazanova, la ragazza di origini daghestane che nel gennaio 2015, a soli 18 anni e incinta, si è fatta esplodere davanti a una stazione di polizia a Istanbul, uccidendo un poliziotto.

Come la sua carriera da sportivo, la vita di Chamsulvarayev si è interrotta all’improvviso, spezzata da un drone americano nei pressi di Mosul mentre l’ex lottatore si trovava all’interno di un auto insieme ad altre cinque persone, tra cui il predicatore Mukhammad Akhmedov (conosciuto come Abu Zeid), principale obiettivo dell’attacco. Dopo anni di successi a livello sportivo Chamsulvarayev ha deciso di cambiare radicalmente vita per cercare altrettanta fortuna combattendo la Jihad, finendo però per trovare una morte ingloriosa.

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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