UNGHERIA: Il Partito del Cane a Due Code, vero protagonista del referendum

Il vero protagonista del referendum ungherese è il Partito del Cane a Due Code che ha spezzato la tensione del clima elettorale ironizzando sulle votazioni con una campagna “anti-anti-immigrazione”.

Registrato tra i partiti regolari nel 2014, Magyar Kétfarkú Kutya Part (MKKP), questo il nome del movimento in questione, nasce nel 2006 a Szeged. Nonostante non fosse ancora un partito ufficiale, partecipò comunque alle elezioni politiche di quell’anno promettendo “vita eterna, pace nel mondo e un giorno di lavoro a settimana”.

Da allora sono cambiate molte cose e il partito ha preso molto a cuore la questione referendaria, iniziando una dura contro-campagna finanziata dalle donazioni dei suoi sostenitori (circa 100.000 euro, più di quanto speso da tutti gli altri partiti d’opposizione). Gli slogan anti-referendum affissi in tutte le città ungheresi recitavano: “Sapevi che c’è una guerra in Siria?”, “Sapevi che un milione di ungheresi vuole emigrare in Europa?” e ancora “Sapevi che un albero può caderti in testa?”.

Gli elettori sono stati incoraggiati ad annullare le schede,“Una risposta stupida ad una domanda stupida”, campeggiava nei manifesti dei Cani a Due Code. Gli stessi hanno creato un’applicazione in cui gli elettori potevano indicare le loro intenzioni di voto e magari condividere le loro schede nulle.

Al contrario gli altri partiti di opposizione hanno chiesto ai propri elettori di restare in casa, senza partecipare così al referendum: il Partito Socialista infatti, si è detto pronto a supportare Fidesz in Europa, trovando però il referendum non necessario. Il Partito dei Lavoratori Ungheresi (di stampo comunista), per diverse motivazioni, supportava il no, mentre il Partito dei Verdi ungherese (LMP) sin dall’inizio della campagna si è dichiarato neutrale lasciando libertà di scelta ai propri elettori.

La campagna anti-referendum non è comunque passata inosservata, sembra infatti che alcuni comuni locali guidati da Fidesz abbiano mandato impiegati pubblici a nascondere e strappare i manifesti dell’MKKP. In ogni caso la vicenda non ha fermato il Partito del Cane che è stato l’unico movimento politico a portare avanti un’opposizione attiva, per cui alla fine dei giochi, si contano comunque circa 220.000 schede nulle, il 6%, con cui gli elettori hanno espresso tutto il loro supporto alla campagna referendaria.

Nelle schede nulle i trend degli ultimi mesi, da Pokemon Go agli adesivi di Donald Trump. Il successo dell’iniziativa del partito d’opposizione è in linea con lo storico slogan che lo ha portato al successo “Vita eterna, birra gratis e meno tasse!”. Un altro elemento che sicuramente ha influito sull’esito dell’iniziativa, è l’ambiguità riguardo al referendum da parte degli altri partiti, quelli più tradizionali: gli elettori che non simpatizzano per il governo infatti non avevano riferimenti politici per dare voce alle proprie idee politiche.

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Rimane da capire se tale successo rimarrà provvisorio e legato al momento storico oppure se continuerà a crescere. Il partito infatti vorrebbe candidarsi alle prossime elezioni del 2018, nonostante inizialmente fosse nato come un movimento d’opposizione senza fini prettamente politici. Bisognerà valutare fino a che punto dunque la satira del movimento riuscirà ad attirare elettori, quanto e se  l’ironia e lo scherzo potranno trasformarsi in un vero programma politico in grado di rappresentare un’alternativa per l’elettorato, sia al partito di governo sia ai vari partiti d’opposizione ungheresi.

Questo articolo è frutto della collaborazione con MAiA Mirees Alumni International Association e PECOB, Università di Bologna.

Chi è Giulia Stefano

Nata a Roma nel 1990, dopo una triennale in Relazioni Internazionali all'Università di Roma Tre con una tesi in Storia dell'Europa centro- orientale, si è iscritta al MIREES (Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe) presso l'Università di Bologna. Parla inglese, tedesco e sta studiando russo. Da giugno 2016 collabora con East Journal. Gli articoli di analisi scritti per East Journal sono co-pubblicati anche da PECOB, Università di Bologna.

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