RUSSIA: Solo nelle foreste siberiane, l’ultimo film di Safy Nebbou

Nelle foreste siberiane” è l’ultimo film di Safy Nebbou ispirato dall’omonimo libro autobiografico di Sylvain Tesson. Un film e un libro che raccontano le avventure di un uomo alla ricerca di sé stesso, solo di fronte alla natura incontaminata sulle rive del lago più profondo d’Europa.

Quando letteratura e cinema elogiano la natura

Lago Bajkal, Siberia profonda, febbraio – luglio. Questa l’esperienza di Sylvain Tesson, giornalista e viaggiatore francese che ha deciso di abbandonare i ritmi folli e frenetici della città e vivere per sei mesi da solo in una capanna spartana al margine del magnifico lago siberiano. Lontano dalla civiltà, l’autore di “Nelle foreste siberiane” si ritrova completamente solo di fronte alla natura che lo circonda e in balia di sé stesso, alla scoperta della vita in condizioni estreme. Il primo villaggio è a 120 chilometri di distanza e il primo vicino di casa ad almeno 5 ore di marcia a piedi verso nord o a una giornata di cammino verso sud. Ma che fare solo e sperduto in mezzo a questi paesaggi immensi e desolati?

Le attività e le faccende domestiche non mancano di sicuro. Bisogna sopravvivere, guadagnarsi i colorati tramonti sul lago e il calore della grossa stufa che troneggia nell’unica stanza dell’isba di legno. Procurarsi e tagliare la legna diventa una priorità, come anche spalare la neve, preparare le lenze per andare a pescare e riparare i danni causati dal rigido inverno. Perfino prepararsi alla stagione estiva che giunge lentamente, trascinandosi dietro umidità e zanzare, non è cosa da poco.

La natura, insomma, pullula di vita attorno a Tesson, partito con una scorta di viveri un po’ anomala: sigari cubani, vodka Kedrovaja a 40°, affilato coltello ceceno e libri, i migliori compagni di viaggio fin da sempre. «Chi non ha troppa fiducia nella ricchezza della propria vita interiore deve portarsi dietro dei buoni autori: potrà sempre riempire quel vuoto» sostiene non senza una punta d’ironia l’autore, il quale spesso si lancia in speculazioni filosofiche contraddittorie e ripetitive, creando un leggero disturbo a questo elogio alla natura e alla libertà, che contrariamente non si ritrova nella pellicola di Nebbou, dove le bellissime musiche di Ibrahim Maalouf cullano lo spettatore per tutta la durata del film.

Se, inoltre, non si ha nessuno a cui esporre i propri pensieri e sentimenti, la carta diventa un’altra preziosa confidente, e il taccuino un compagno fedele, che Tesson riempe giorno dopo giorno di sfondi, stati d’animo e piccole avventure quotidiane. Una sedia di fronte alla finestra è un punto di osservazione ideale per scrutare l’immenso lago, il cui ghiaccio si crepa lentamente per lasciare spazio ad un’acqua limpida e fredda che non aspetta altro di essere baciata dai raggi del sole primaverile. Flora e fauna non tardono a uscire dal loro lungo letargo, e foche, orsi, cince e pesci risvegliano d’un tratto l’apparente natura addormentata e statica, che si tinge di nuove forme di vita e colori.

Eppure, la tanto desiderata primavera non ci emoziona quanto la narrazione del freddo glaciale, dove si alternano i tempi nella capanna, caldi, intimi, solitari e alcolici, e quelli della neve fuori dalla finestra, degli alberi piegati e del ghiaccio che si contrae e vive.

Tesson con le sue descrizioni e Nebbou con le sue immagini strepitose, contemplano questo paesaggio sconosciuto, nuovo, diverso, in continua trasformazione. Una bellezza che coglie lo scorrere lento del tempo, completamente rallentato rispetto a quello frenetico delle lontane città, e che dona importanza al fatto di essere capaci di stare da soli.

«Mi ero ripromesso che prima dei quarant’anni avrei vissuto da eremita nei boschi. Sono andato a stare per sei mesi in una capanna siberiana, sulla sponda del lago Bajkal (…). Mi sono portato libri, sigari e vodka. Il resto – spazio, silenzio e solitudine – c’era già».

Per chi vuole incontrare la Siberia, al cinema o in libreria:

Nelle foreste siberiane“, di Sylvain Tesson, Edizioni Sellerio, 2012, traduzione dal francese di Roberta Ferrara
Dans les forêts de Sibérie“, di Safy Nebbou, 2016 (trailer ufficiale)

Foto: Bulles de Culture

Chi è Claudia Bettiol

Laureatasi in Traduzione e Mediazione Culturale a Udine con una tesi sulla diatriba tra slavofili e occidentalisti, e grande appassionnata di architettura sovietica, per East Journal si occupa dell'area russofona. Le sue esperienze oltreconfine finiscono sempre per essere rivolte verso Est, forse perché nata nel 1986 e lo stesso giorno di Michail Gorbačëv. Dopo un anno di studio alla pari ad Astrakhan, un Erasmus a Tartu e un volontariato a Sumy, ha lasciato definitivamente l'Italia per Kiev, dove attualmente abita e lavora.

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