BOSNIA: Anche nei Balcani arriva la cooperazione transfrontaliera

In periodi in cui tornano di moda i muri e i confini, ci si rende meglio conto anche di come la dimensione europea e internazionale sia importante per chi vive presso questi astratti segni su una mappa che tante conseguenze hanno nella vita delle persone.

La cooperazione transfrontaliera è, assieme alla cooperazione transnazionale (gemellaggi), una delle modalità che l’Unione Europea promuove per attutire l’impatto dei confini e semplificare la vita delle persone che vi vivono nei pressi. Tra diversi stati membri, questa prende le forme della cooperazione interregionale (Interreg) e delle macroregioni/euroregioni (GECT, come l’euroregione Tirolo/AltoAdige/Trentino). Dal 2014 questi strumenti sono a disposizione anche dei paesi candidati e confinanti, attraverso gli strumenti finanziari IPA CBC ed ENI CBC. E nei Balcani la loro potenzialità non è da sottovalutare.

“I progetti di cooperazione trasfrontaliera ci aiutano  a risolvere i problemi quotidiani dei nostri cittadini”, spiega il delegato del Distretto di Brčko al Comitato delle Regioni UE, Mujo Hodzic. “Pensiamo agli studenti che vogliono attraversare il confine per andare a scuola o all’università, e a cui interessano il riconoscimento dei diplomi e un servizio di trasporto pubblico integrato”. Il ruolo della cooperazione transfrontaliera, secondo Hodzic, è quello di “costruire la fiducia, e portare investimenti nelle periferie“, spesso dimenticate, favorendone così lo sviluppo economico.

Sono tre i programmi di cooperazione transfrontaliera in cui la Bosnia ed Erzegovina è coinvolta: due programmi bilaterali con la Serbia e il Montenegro, e un programma trilaterale con Croazia e Montenegro. “Il programma trilaterale è molto importante per noi: l’intero progetto è gestito in maniera autonoma dall’ente locale croato capofila, anziché dalla delegazione UE come per gli altri progetti IPA. Il budget è minore, ma c’è molto da trarne in termini di esperienza di gestione di progetto. I paesi dei Balcani hanno una responsabilità l’uno verso l’altro”, spiega Hodzic. “Anche il programma bilaterale con il Montenegro, volto a migliorare la prevenzione degli incendi boschivi in Erzegovina, dimostra come con poco l’UE possa ottenere un grande impatto.”

La Croazia condivide con la Bosnia ed Erzegovina un confine di oltre 1000 chilometri, oggi confine esterno dell’UE e come tale sempre più controllato. La cooperazione transfrontaliera intende anche attutirne l’impatto sulle comunità e le economie che attraversa. Nel sud della Dalmazia, la contea di Dubrovnik confina per oltre 150 chilometri con il cantone Erzegovina-Neretva. “La cooperazione tra i due enti locali è molto buona”, racconta il delegato della contea di Dubrovnik al Comitato delle Regioni, Nikola Dobroslavic. “Ci sono progetti di cooperazione sulle acque reflue, gli ospedali, le università. Il nostro progetto sarebbe quello di costruire un Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale, un’euroregione.”

L’idea di euroregione tra Erzegovina e Dalmazia non dispiace neanche all’ambasciatrice bosniaca presso l’UE, Lidija Topic: “sarebbe una proposta bellissima”. Ma per ora i progetti GECT richiedono la presenza di almeno due stati membri.  La Bosnia, ad esempio, è coinvolta già nell’euroregione Danubio-Drava-Sava, assieme a Croazia ed Ungheria. Per la nuova euroregione servirebbe un terzo partner UE. Chissà che non ci pensi, dall’altra parte dell’Adriatico, una regione italiana che ha già in atto varie cooperazioni con Brčko: il Molise…

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