ALBANIA: L’opposizione denuncia uno scandalo intercettazioni, con lo zampino dell’Italia

La Procura di Tirana, a seguito di una segnalazione del capo dei servizi segreti, ha chiesto alla polizia albanese informazioni circa un apparecchio, il cosiddetto “Imsi Catcher” in grado di intercettare qualsiasi utenza in una determinata area e – secondo le accuse – usata dalla polizia di stato senza autorizzazioni della procura generale.

La risposta ufficiale della polizia è stata che l’apparecchio è arrivato in Albania senza passare i controlli delle dogane per servire alla missione italiana Interforze per la formazione della polizia locale nel fermare i traffici illegali. La paura dei politici e media è che l’apparecchio sia stato usato per intercettare comunicazioni di persone pubbliche senza autorizzazioni. L’ambasciatore d’Italia a Tirana Alberto Cutillo ha dichiarato subito che “da parte italiana si sta fornendo la massima collaborazione istituzionale”.  L’ex capo della polizia italiana, il prefetto Alessandro Pansa, ha inviato una lettera al procuratore generale Adriatik Llalla circa il cosiddetto dispositivo di intercettazioni. Il prefetto Pansa nega questa possibilità, spiegando nella sua lettera che “tale assetto da addestramento risulta configurato in modalità tale da non essere in grado di svolgere alcun attività di intercettazione, né di traffico locale, né di messaggi di testo”. Dalla Procura Generale dell’Albania hanno fatto sapere ai media che la lettera dell’ex prefetto Pansa non convince, in quanto alla lettera manca la firma, il timbro e la data.

In  una lunga seduta della commissione per gli Affari di sicurezza del parlamento albanese sulla questione relativa ai sospetti di intercettazioni illecite da parte della polizia di Stato,  i massimi dirigenti delle istituzioni coinvolte – il capo dei servizi segreti Visho Ajazi, il ministro dell’Interno Saimir Tahiri, il direttore generale della polizia di Stato Haki Cako ed il Procuratore capo della procura, Adriatik Llalla  – hanno dato versioni diverse sull’apparecchio.

Il direttore dei servizi Visho Ajazi-Lika ha confermato, davanti ai parlamentari, che l’apparecchiatura di intercettazione è arrivato a Valona 2 mesi fa, e che non è stata dichiarata alle autorità competenti. Il ministro degli Interni ha ribadito in commissione che l’apparecchio esiste, ma è di proprietà delle autorità italiane ed è stato utilizzato per la formazione di agenti di polizia albanesi, e non per intercettare l’opposizione e ambasciatori Ue come sostiene l’ex primo ministro Berisha. Nei giorni scorsi l’ex premier albanese, Sali Berisha, ha messo on line una lista di persone, secondo lui, intercettate. Secondo la legge, ogni attrezzatura per le intercettazioni dovrebbe essere registrata, ed il suo utilizzo autorizzato dalla Procura.

In questa parte dell’Europa c’è un diffidenza preventiva circa le intercettazioni a tappeto dei governi. Pochi mesi fa è stato accertato che il governo della Macedonia teneva sotto osservazione telefonica circa 20.000 persone tra giornalisti, magistrati e membri del Governo stesso, grazie alla fin troppo stretta collaborazione tra l’ex premier Gruevski e suo cugino Saso Mijalkov, ex capo dei servizi segreti, poi costretto alle dimissioni nel maggio 2015. Quello scandalo fece da detonatore a imponenti manifestazioni di piazza e ad una crisi politica che non ha ancora trovato fine.

Da parte del governo socialista di Edi Rama si insiste sostenendo che questa polemica su un apparecchio sia un tentativo dell’opposizione di guadagnare tempo e rimandare la riforma della giustizia.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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