CALCIO: Steaua Bucarest, trent’anni fa la storica Coppa dei Campioni

Nelle ultime settimane testate sportive e social network sono rimasti focalizzati sull’avventura del Leicester City, squadra che a inizio anno puntava alla salvezza e che a due giornate del termine della Premier League si è ritrovata Campione d’Inghilterra. In questo tripudio di bellezza sportiva – più o meno retorica – c’è anche chi si è ricordato che il 7 maggio ricorreva il trentennale di un’impresa altrettanto inaspettata nel campo calcistico: lo Steaua Bucarest vittorioso nella Coppa dei Campioni del 1986.

Quella vinta dalla squadra di Bucarest fu un’edizione anomala, in quanto segnata dall’assenza delle squadre inglesi, squalificate a causa dei fatti dell’Heysel occorsi un anno prima. Una mancanza non da poco, se si considera che sette delle precedenti dieci edizioni della coppa erano finite proprio in Inghilterra. Favorito era il Barcellona e, poco più indietro, vi era l’Anderlecht. In pochi avrebbero scommesso sulla squadra rumena, che oltre a essere una squadra con un organico inferiore rispetto alle rivali era tornata a vincere un trofeo appena l’anno prima (doppietta campionato e coppa nazionale) dopo cinque anni di digiuno.

Gran parte del merito fu dell’allenatore Emerich Jenei, che conosceva bene l’ambiente Steaua dopo esserci passato da giocatore e già una volta da allenatore. Sua caratteristica peculiare era la gestione mentale dei giocatori: mai riunioni tattiche troppo lunghe e snervanti e nemmeno lunghe attese per conoscere i titolari, che venivano annunciati almeno tre giorni prima della partita. Così diceva Jenei: «Non ha senso tenere in tensione i giocatori fino alla vigilia della gara. Se sono tesi, possono sorgere altri problemi e chissà cos’altro può accadere». Al fianco di Jenei c’era Anghel Iordănescu, ex-giocatore diventato assistente e attuale CT della Romania. La cosa curiosa fu che Iordănescu, ritiratosi l’anno prima dal calcio giocato, subentrò come giocatore al 72’ della finale di Coppa dei Campioni. Una mossa che rappresentò uno dei capolavori di Jenei in quella finale: l’esperienza di Iordănescu permise alla squadra di mantenere i nervi saldi fino al termine della partita, evitando frenesie non necessarie e contribuendo a mantenere il risultato sullo 0-0 fino al 120′.

Altro fattore importante fu il fatto di aver pescato negli anni precedenti una generazione di giocatori difficilmente ripetibile che formerà lo scheletro della squadra campione d’Europa. Gavril Balint e Victor Pițurcă (che segnerà una doppietta nella semifinale con l’Anderlecht di Vincenzo Scifo) sono i goleador, Marius Lăcătuș si occupa di arare la fascia e servire i palloni giusti; a centrocampo c’è László Bölöni, mentre in difesa troneggia il pilastro Miodrag Belodedici, uno dei centrali con più classe dell’intera generazione europea di quel tempo. Quest’ultimo nel 1988 fuggirà dalla Romania, dato che il regime di allora non permetteva ai propri calciatori di trasferirsi all’estero, approdando a Belgrado dove si fece ingaggiare dalla Stella Rossa. Bloccato per un anno a causa di problemi legali, aiuterà la squadra di Belgrado a vincere la Coppa dei Campioni nel 1991. Fu il primo giocatore a vincere il trofeo con due squadre diverse giocando la finale. L’eroe della finale che si svolse a Siviglia fu però il portiere Helmuth Duckadam.

Per il Barça – avversario in finale – si giocava quasi in casa, con una fiumana catalana che si precipitò alla stadio per sostenere la squadra; i tifosi della Steaua presenti allo stadio Pizjuan furono appena mille, ovvero il numero concesso dal governo per timore di eventuali richieste d’asilo (si registrarono comunque XXX defezioni). Inoltre la squadra romena non era abituata a giocare di sera: in Romania si giocava con la luce naturale perché un solo stadio in tutta la nazione era attrezzato per avere una buona illuminazione. La squadra di Bucarest riuscì però resistere e arrivare fino ai calci di rigore. Il portiere blaugrana Francisco Urroticoechea e Helmuth Duckadam riescono entrambi a neutralizzare i primi due tiri dal dischetto. A sbloccare il punteggio sul terzo rigore è Marius Lăcătuș, mentre Duckadam para ancora. Dopo il 2-0 segnato da Balint per lo Steaua, il Barcellona deve segnare per tenere la partita aperta. Marcos Alonso Peña calcia a sinistra, ma anche Duckadam sceglie quel lato e para.La frase «Apără Duckadam! Suntem finalişti! Am câştigat Cupa! Cupa Campionilor Europeni eşte la Bucureşti!» pronunciata dal telecronista Teoharie Coca-Cosma entra nella storia della Romania. Il portiere consegna così la vittoria ai suoi, la prima per una squadra del blocco orientale in Coppa dei Campioni.

L’eroe di quella sera andrà incontro a un seguito di carriera sfortunato. L’anno dopo sarà costretto a ritirarsi. Qualcuno afferma che fu a causa di una rappresaglia: un facoltoso tifoso del Real Madrid – secondo alcune versioni il re Juan Carlos I – gli avrebbe regalato una Mercedes per aver impedito agli odiati rivali del Barça di vincere la coppa. Nicu Ceaușescu – figlio del dittatore Nicolae e fratello di Valentin, dirigente e mente organizzativa dello Steaua – vorrebbe però per sé la macchina e, al rifiuto del giocatore di cedere l’autovettura, avrebbe inviato dei sicari e gli avrebbe fatto spezzare le mani. Questa versione verrà smentita dallo stesso portiere nel 2007: in realtà il problema fu un aneurisma al braccio sinistro. Il giocatore scampò all’amputazione, ma non riuscì a tornare a giocare ad alti livelli. Proprio quando il suo nome era finito sul taccuino del Manchester United, che di lì a poco avrebbe visto Sir Alex Ferguson prendere posto in panchina.

Sic transit gloria mundi, ma il ricordo dell’impresa rimane tutt’oggi. Per questo i tifosi dello Steaua hanno voluto fare ritorno al mitico stadio Ghencea di Bucarest, l’impianto storico della squadra in cui ora il club non può giocare a causa di una lunga e aspra battaglia legale con il ministero della Difesa (che ai tempi del comunismo controllava la squadra) che ha visto lo Steaua perdere il diritto a usare il proprio stemma e il proprio nome. Ancora una volta, sic transit gloria mundi.

Foto: Fototeca online a comunismului românesc, photo #V074, (accesso 19:50 maggio 2016 (UTC))

Chi è Mattia Moretti

Nato nel 1994 ad Alghero. Studente di Filosofia presso l'Università di Padova. Collabora con la Pagina Sportiva di East Journal e con il sito dedicato alla pallacanestro BasketUniverso.

Leggi anche

CROAZIA: La calciopoli croata e il potere di Zdravko Mamic

Domani sera la nazionale croata potrebbe ripetere l'impresa di 20 anni fa, arrivando tra le prime 4 nazionali del mondo. Tuttavia, il calcio croato è scosso da una crisi profonda che ricorda la nostra calciopoli, il cui principale responsabile è l'ex direttore della Dinamo Zagabria Zdravko Mamic

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: