Uno Shakespeare all’italiana: Otello, la tragedia dei cinque tenori e il “barbaro” inglese

Il teatro di William Shakespeare è stato una delle più grandi riscoperte del Settecento e dell’Ottocento europeo. Una riscoperta che ha coinvolto anche l’Italia attraverso un cammino lento e difficoltoso a causa dei sospetti verso un autore considerato troppo lontano dai canoni dello stile classico. Paradossalmente il grande teatro inglese ha iniziato a diffondersi in Italia grazie all’opera lirica, forma d’arte più aperta alle novità provenienti dall’Europa settentrionale.

Il compositore dei tempi nuovi e l’incontro con Shakespeare

Nel 1815 un Rossini appena ventitreenne ricevette il prestigioso incarico di compositore ufficiale per il Teatro San Carlo di Napoli, all’epoca una vera macchina da guerra operistica e luogo adeguato per le sperimentazioni musicali più ardite. Il suo primo lavoro fu il dramma Elisabetta regina d’Inghilterra: non un’opera eccelsa né totalmente innovativa ma già indirizzata verso l’avvenire grazie anche alla sua ambientazione “nordica” inglese. La novità principale stava nella sostituzione del cosiddetto recitativo secco (le parti di declamato senza orchestra sostenuto dal clavicembalo che riconosciamo nelle opere di Mozart e ancora nelle opere comiche di Rossini) con un recitativo accompagnato dall’orchestra, più ricco di chiaroscuri. Una vera rivoluzione anch’essa maturata dal contatto con l’opera tedesca e francese.

Uno Shakespeare “tradito”?

Per la stagione del 1816, esattamente duecento anni fa, Rossini scelse di musicare la notissima (oggi) tragedia Othello: fino a quel momento questo dramma non aveva conosciuto riduzioni operistiche di rilievo in italiano. A dirla tutta, nonostante qualche titolo settecentesco, l’Otello di Rossini è veramente il primo capolavoro operistico su soggetto shakesperiano.

Il librettista, il marchese Francesco Berio di Salsa, nobile napoletano di grande cultura (conobbe Cesarotti, Alfieri e Goethe e fu committente di Canova) non era decisamente a suo agio con un soggetto simile. L’autore interviene pesantemente sulla trama, rendendola il più aderente possibile alle convenzioni dell’epoca. La storia è completamente ambientata a Venezia, scompare il personaggio di Cassio, il ruolo di Iago risulta molto ridimensionato (e conserva ben poco del personaggio demoniaco dell’originale) mentre permangono, almeno, la gelosia di Otello e l’omicidio finale. La vera protagonista dell’opera è Desdemona, eroina divisa tra dovere familiare e amore proibito per un valoroso condottiero: un classico dell’opera italiana, che presto si sarebbe tinto di romanticismo. Il pubblico del San Carlo di Napoli poteva ritenersi sufficientemente protetto: il “barbaro” inglese era stato addomesticato in una rassicurante cornice neoclassica.

L’opera dei tenori

Per la sua rappresentazione Rossini poteva contare su un cast tra i migliori dell’epoca. La scelta delle voci dipendeva dal mercato e Rossini si adattò a un netto predominio di voci tenorili (almeno 5 parti), facendo sfilare in una gara di virtuosismi canori, accanto a Desdemona (impersonata da Isabella Colbran, uno dei maggiori soprani dell’Ottocento e futura moglie di Rossini), i ruoli tenorili di Otello, Rodrigo e Jago insieme a parti secondarie come quelle del Doge e del Gondoliere.

I prodomi del Romanticismo e il successo internazionale

Se i primi due atti dell’opera confermavano, alternando momenti di intensa drammaticità al virtuosismo settecentesco, l’impianto tradizionale del melodramma italiano, il terzo atto proponeva un’intonazione fosca che ormai doveva presagire tempi nuovi: il canto di un gondoliere che intona una disperata terzina dantesca, la malinconica canzone del salice al suono romantico dell’arpa e il successivo duetto tra Otello e Desdemona, in cui il Moro compie l’uxoricidio nel corso di una furiosa tempesta, offrono una fulminea messa in musica della tragedia. La novità di questo finale fu tale che per alcuni anni il pubblico italiano richiese il lieto fine, facendolo sostituire da un duetto di riconciliazione tra Otello e Desdemona. In altri casi il ruolo del protagonista veniva affidato a una voce femminile, riproponendo quell’ambiguità tipicamente settecentesca tra voce e sessualità.

Nonostante lo sdegno da parte dei letterati anglosassoni davanti al “massacro” della tragedia, l’opera di Rossini ebbe un successo travolgente in Italia e all’estero: lo testimoniano l’ammirazione di Byron, Stendhal e Delacroix e le numerose rappresentazioni in giro per l’Europa (fu una delle prime opere recitate negli Stati Uniti). Per lungo tempo Otello fu una delle opere italiane più rappresentate al mondo, contribuendo essa stessa alla riscoperta popolare dell’opera del Bardo inglese e alla nascita del Romanticismo musicale in Italia.

Chi è Federico Donatiello

Sono nato a Padova nel 1986, città in cui mi sono laureato in Letteratura medievale. Sono dottore di ricerca sempre a Padova con una tesi di storia della lingua e della letteratura romena. Attualmente sono assegnista di ricerca a Padova e docente di letteratura romena a "Ca' Foscari" a Venezia. Mi occupo anche di traduzioni letterarie e di storia dell'opera italiana.

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