BOSNIA: Dove sono gli investimenti dei paesi islamici?

C’è una vox populi insistente che sostiene che nel dopoguerra gli investimenti in Bosnia da parte dei paesi musulmani siano aumentati in maniera dirompente, favoriti dai disagi economici del paese. Disagi economici reali: stando ai dati dell’Istituto di Statistica del paese (FBZ), nel 2014 il PIL bosniaco è stato di poco più di 38 miliardi di dollari, posizionandola attorno alla posizione 112 nella classifica dei paesi in base al PIL, tra le cinque più basse in Europa; il PIL pro capite si aggira tra i 250 e i 400 euro; il tasso di disoccupazione, attorno al 40% per la popolazione totale, sfonda il 60% per la popolazione giovanile, al momento il tasso più alto in Europa.

I paesi musulmani stanno approfittando di questa desolante situazione per aumentare la loro influenza nel paese? No. Perlomeno in base ai dati reperibili presso il sito dell’Agenzia di Promozione degli Investimenti Stranieri in Bosnia (FIPA).

Importazioni, esportazioni e investimenti 

Per quanto riguarda le esportazioni o le importazioni in Bosnia, nessun paese islamico risulta tra i primi cinque.

Guardando la classifica dei principali partner commerciali della Bosnia Erzegovina nel 2014 e nei primi nove mesi del 2015, l’unico paese musulmano che compare è la Turchia, che ha effettivamente aumentato i suoi investimenti. Comunque, tra i primi dieci paesi per volume degli scambi commerciali, sette sono membri UE.

La centralità dell’Unione Europea nelle relazioni commerciali della Bosnia diventa ancora più evidente, analizzandole aggregate per area geografico-commerciale. Tra il gennaio 2014 e l’ottobre 2015, le esportazioni bosniache sono per più del 93% verso l’area UE e le importazioni in Bosnia provengono da quest’area per poco meno dell’88%.

Il quadro non subisce mutazioni sostanziali, se si guarda agli investimenti stranieri nel paese: anche qui sette paesi dei primi dieci sono membri UE e nessun paese islamico figura tra i primi dieci investitori nel paese.

E gli investimenti nella Federazione croato-musulmana? 

La situazione presentata finora si riferisce alla Bosnia in toto. Ma i report pubblicati dallo FBZ permettono di avere i dati anche suddivisi per cantone, ovvero della Federazione, l’area in cui vivono la maggioranza dei musulmani bosniaci. Ma nemmeno qui si individua una incidenza rilevante degli stati a maggioranza musulmana.

Il report del 2015 presenta i primi dieci paesi nelle esportazioni e importazioni in ogni cantone. Eccetto gli EAU nelle esportazioni del cantone 10 (4° posto, con il 5,7% del volume totale), l’unico paese a maggioranza musulmana che compare è la Turchia, presente in sei cantoni per le importazioni e in tre per le esportazioni. Ma non è mai presente nelle prime quattro posizioni: come migliore risultato nelle esportazioni ha il 5° posto nel cantone 5 (4,8% del totale), e nelle importazioni il 5° posto nei cantoni 3 (7,2% del totale) e 6 (7,5% del totale). Ai primi posti anche qui, solo paesi membri UE.

Se un’influenza dei paesi musulmani in Bosnia esiste, non sembra tradursi in investimenti significativi.

Foto: Giulia Stagnitto

Chi è Simone Benazzo

Triennale in Comunicazione, magistrale in Scienze Internazionali, ora studia al Collegio d'Europa, a Varsavia.

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