TURCICA: Gli uiguri, filosofi della steppa

Nel cuore dell’Asia, l’eredità dei göktürk fu colta dagli uiguri. Caso singolare tra gli antichi popoli della steppa, essi non furono grandi conquistatori e guerrieri implacabili. La loro grande importanza storica è di ordine culturale.

Nel 742 il potente clan uiguro degli Yaglakar si pose alla guida di una vasta rivolta tribale contro l’impero göktürk, dando il via a una breve guerra civile tra i turchi dell’alta Asia. Due anni più tardi, nel 744, gli Yaglakar vincitori si insediarono senza grandi sconvolgimenti al posto della dinastia Aşina, rivendicando la piena continuità con l’impero fondato da Bumin Khan. Non è quindi pienamente corretto parlare di un “impero uiguro” contrapposto ai göktürk, e quindi della nascita di un nuovo soggetto politico. In realtà si trattò più semplicemente di un cambio di leadership ai vertici della confederazione.

Dalla tradizionale sede nella valle dell’Orhon, gli Yaglakar governarono le steppe seguendo i modelli ereditati dai göktürk per circa un secolo, prima che l’impero cadesse vittima delle consuete guerre intestine e fosse distrutto dai kirghisi, il cui regno si rivelò per altro effimero. Gli uiguri sopravvissuti migrarono allora nella Cina nord-occidentale e occuparono le oasi del Gansu e dello Xinjiang, dove costituirono una serie di principati destinati a prosperare fino alle grandi invasioni mongole .

Nell’altopiano mongolo, e soprattutto nelle oasi cinesi dopo la grande migrazione, gli uiguri svilupparono una splendida e raffinatissima civiltà. Le élites abbracciarono il manicheismo, che divenne ad un certo punto la religione ufficiale – ma non esclusiva – dell’impero, giocando un ruolo fondamentale nello sviluppo di una cultura originale. Al contempo, anche il buddhismo e il cristianesimo (principalmente nella sua variante nestoriana) conobbero una grande diffusione, approfittando della straordinaria tolleranza religiosa di questi turchi manichei. Tutto questo senza che le tradizionali credenze religiose degli sciamani venissero abbandonate, in una società in cui il sincretismo religioso era la norma e non l’eccezione.

La diffusione delle religioni non fu che il primo sintomo di un fenomeno molto più vasto. Le più svariate influenze culturali giungevano da ogni parte del Vecchio Mondo, lungo i tragitti della Via della Seta. E la società degli uiguri si dimostrò eccezionalmente aperta ad accogliere e assimilare tutto ciò che proveniva da est e da ovest. Le steppe, la Persia, la Cina e le terre cristiane non si trovarono mai così vicine come nelle oasi uigure dell’XI secolo. Un mondo dove cristiani e manichei discorrevano di esegesi neotestamentaria tra i mormorii dei templi buddhisti, e dove teologi e filosofi dissertavano nelle vie affollate dai mercanti che, insieme alle merci, portavano spesso nuove idee e nuove fedi.

Il mondo uiguro non era fatto soltanto da accampamenti nomadi e yurte, ma di città fortificate nelle cui vie gli imponenti palazzi del potere, all’ombra delle torri, si trovavano fianco a fianco con templi e monasteri di varie religioni. Quanto è giunto fino ai giorni nostri ci mostra un gusto artistico raffinato ed eclettico, che appare in tutto il suo vigore nelle miniature prodotte dai monaci nestoriani e manichei, o negli affreschi dei templi buddhisti di Bezeklik. Sotto l’influenza sogdiana, mediata dal manicheismo, gli uiguri svilupparono un nuovo alfabeto turco, completamente fonetico e più adatto delle vecchie rune a produrre letteratura e scrivere trattati teologici e filosofici.

La grande civiltà uigura era destinata a sopravvivere ai suoi stessi fondatori. Quando Gengis Khan conquistò le oasi uigure, integrò i monaci e gli intellettuali del luogo nelle sue orde, facendo di essi il fulcro della burocrazia e dell’intellighenzia imperiale. I mongoli – potentissimi guerrieri, ma infinitamente più arretrati da un punto di vista culturale – assimilarono e fecero propria gran parte della cultura uigura, a partire dall’alfabeto, e la diffusero in tutto il loro impero. In questo modo, forse involontariamente, dettero un grandissimo impulso a tutta la civiltà turca.

Quella degli uiguri fu una civiltà cosmopolita ed eclettica, in grado di assimilare elementi da culture molto diverse e fonderle in una sintesi originale. Furono i primi turchi a riuscire in questa impresa, aprendo una nuova prospettiva e una nuova era nella storia turca. I grandi imperi dei secoli successivi, come gli ottomani e i moghul, si mossero infatti nella strada che era stata tracciata dagli uiguri tra le oasi dell’alta Asia.

Chi è Carlo Pallard

Laurea magistrale con lode in Scienze storiche presso l'Università degli studi di Torino, con tesi dal titolo "Da impero a nazione. Ziya Gökalp e la nascita della Turchia moderna". È autore, assieme a Matteo Bergamaschi, del volume Dire io. Sulla questione identitaria del mondo post-moderno, Aracne editrice, Roma 2012. Parla turco, inglese e azero. E' nato a Torino nel 1988.

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