CALCIO: Le tensioni tra Iran e Arabia Saudita nella Champions asiatica

L’antica Grecia è finita da un pezzo e con lei se n’è andata per sempre anche l’idea che lo sport possa vivere al di sopra delle questioni politiche. E con l’ultimo recentissimo esempio nella gara di Europa League tra Lokomotiv Mosca e Fenerbahçe ancora caldo, si sta già aprendo un nuovo caso, questa volta in Asia, che coinvolge Iran e Arabia Saudita.

Le tensioni tra sciiti e sunniti, che si perdono nella notte dei tempi, si stanno facendo sempre più acute, soprattutto dopo l’esecuzione dell’Imam sciita Nimr al-Nimr, accusato di terrorismo dal governo saudita, paese a maggioranza sunnita. La condanna ha infatti scatenato un’ondata di protesta, soprattutto in Iran, paese per oltre il 90% sciita, dove la guida suprema Ali Khamenei ha addirittura invocato la giustizia divina contro i politici di Riyad. Questo clima di tensione rischia di ripercuotersi sul calcio. A breve infatti prenderà il via L’AFC Champions League, la coppa dei campioni asiatica, e i team sauditi hanno chiaramente espresso all’AFC (la confederazione continentale asiatica) la loro preoccupazione, considerando non sicura una trasferta in terra persiana.

Il board della massima istituzione del calcio asiatico non si è ancora espresso ufficialmente, anche se pare stia considerando l’ipotesi di giocare le partite tra le squadre delle nazioni coinvolte in campo neutro, ipotesi che ha mandato su tutte le furie la federcalcio iraniana. Rassol Khorvash, manager del Sepahan, la squadra campione in carica del campionato persiano, ha minacciato il ritiro della squadra all’agenzia Reuters, decisione che potrebbe essere presa anche dagli altri team iraniani della competizione: «Spero si arrivi a una soluzione, ma se si deciderà per il campo neutro saremmo costretti a valutare l’ipotesi di un ritiro dalla Champions League. Abbiamo ospitato squadre saudite per anni nel nostro paese e a loro non è mai successo niente, anzi, non è mai successo niente a nessuna squadra del mondo, nazionali comprese. È un problema che non esiste». Khorvash ha continuato con la classica, ma purtroppo realisticamente impraticabile, retorica dell’Antica Grecia: «Stanno cercando delle scuse, ma tutto ciò che succede a livello politico non dovrebbe mai coinvolgere il mondo sportivo».

D’altro canto l’al-Hilal, una delle maggiori potenze del calcio saudita e asiatico in generale, attraverso il suo portavoce, Sami Abu Khudair, fa notare come, invece, già lo scorso anno ci siano stati alcuni problemi. I media hanno infatti riportato che quando, lo scorso anno, i sauditi giocarono contro gli iraniani del Foolad Khouzestan, ci furono degli scontri etnici tra arabi e persiani in città: «Quest’anno, dopo tutto quello che è successo, per noi sarà ancora più pericoloso giocare lì». La scelta delle parole non è casuale, con “più pericoloso” i sauditi vogliono sottolineare come, già in condizioni diplomatiche di relativa calma apparente, considerino le trasferte in Iran non del tutto sicure.

L’AFC in tutto questo ha comunicato che la decisione definitiva verrà presa questo mese, probabilmente verso il 15. Per ora i match tra le squadre dei paesi coinvolti sono state posticipati al mese di aprile. Non si sa ancora chi tra Iran e Arabia Saudita alla fine vincerà il braccio di ferro, certo è che, come sempre succede dal tramonto delle polis in poi, a perdere sarà ancora una volta lo sport.

Foto: Wikipedia

Chi è Alessandro Camagni

Nato a Cantù nel 1991. Laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee all'Università Statale di Milano con una tesi sull'ascesa e il declino del movimento "Solidarnosc" in Polonia. Scrive su "La Provincia di Como", "Il Fatto Quotidiano" e ha collaborato con "Gazzetta TV" .

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