CALCIO: Calcio e conflitto, l’orgoglio curdo dell’Amedspor e di Deniz Naki

Continua a far parlare di sé il calcio a Diyarbakır, la capitale non ufficiale del Kurdistan turco. La città è da mesi il punto focale del confronto tra esercito turco e militanti del PKK: una campagna militare che è stata denunciata da Amnesty International come «sempre più somigliante a una rappresaglia collettiva» per le sue «sproporzionate restrizioni al movimento […] e altre misure arbitrarie che hanno lasciato i residenti senza accesso a cure sanitarie, cibo, acqua ed elettricità per periodi estesi». Da luglio 2015 infatti si è riaccesa la lotta tra l’esercito e l’ala giovanile del PKK, una battaglia che si è inurbata nei principali centri dell’Anatolia sud-orientale e che ha visto inasprirsi con il passare dei mesi la risposta da parte di Ankara. Una risposta non solo militare, ma anche di repressione del dissenso, con l’arresto di diverse voci critiche e con la richiesta di ergastolo per i giornalisti del quotidiano di opposizione Cumhurriyet, colpevoli di aver pubblicato le prove del coinvolgimento dei servizi segreti turchi in un traffico d’armi verso la Siria.

In questo quadro si svolge la favola calcistica dell’Amedspor, squadra di Diyarbakır che milita nella terza divisione del campionato turco e che nell’ottobre 2014, con l’approvazione dell’amministrazione cittadina, ha acquisito il nome di Amed – la denominazione curda della città. Una scelta inizialmente contrastata dalla federcalcio turca con una multa di 10.000 lire turche (3.000 euro) e definitivamente approvata solo nell’agosto del 2015.

L’Amed sta facendo parlare di sé per i suoi risultati di tutto rispetto in Türkiye Kupası, la Coppa di Turchia. L’anno scorso la squadra, che ancora si chiamava Diyarbakır BB, venne eliminata nella fase a gironi arrivando terza dietro Galatasaray ed Eskişehirspor, ma nell’ultima giornata riuscì a espugnare Istanbul infliggendo un 2-0 ai giallorossi, che in squadra avevano giocatori del calibro di Felipe Melo, Goran Pandev, Wesley Sneijder e Alex Telles. Un confronto che, all’andata, nonostante l’apparente mancanza di motivi di tensione politica tra le due squadre (il Galatasaray ha un seguito prevalentemente laico e poco attratto dal centralismo identitario turco), era sfociata a Diyarbakır in alcuni momenti di tensione, tra cui una sassaiola ai danni del bus della squadra ospite.

Il tragitto della squadra in Türkiye Kupası di quest’anno è stato ancora più controverso. Nel girone la squadra ha superato due volte il vicino Şanlıurfaspor, descritto da Bruno Bottaro di Mondo Futbol come «emblema del GAP, progetto governativo di Ankara per l’Anatolia del sud-est osteggiato e contestato a Diyarbakır/Amed», e pareggia a Istanbul contro il Başakşehir. Il 2-2 garantisce la qualificazione, ma fa parlare di sé soprattutto per i cori dei tifosi curdi («La barricata è qui!») e per il saluto militare fatto da Semih Şentürk del Başakşehir al termine dell’incontro: un segno di supporto ai militari turchi morti nei combattimenti contro il PKK, che alimenta le tensioni in vista degli ottavi di finale contro il Bursaspor.

Il rapporto tra Bursaspor e la città di Diyarbakır è già tormentato da un precedente scomodo, dovuto agli incontri tra la squadra di Bursa e la vecchia squadra della capitale curda, il Diyarbakırspor, nella Süper Lig del 2009/2010. Nella gara di andata a Bursa i tifosi locali avevano inneggiato all’unità turca con slogan offensivi nei confronti dei curdi e del PKK. La tensione era sfociata in un lancio reciproco di oggetti e, soprattutto, negli scontri che caratterizzarono la gara di ritorno a Diyarbakır. La partita venne sospesa, il portiere ospite e un guardialinee vennero colpiti dalle pietre lanciate dagli spalti, gli scontri in strada risultarono in numerosi arresti e ferimenti. Sarà il canto del cigno per il Diyarbakırspor, che affronterà un repentino declino, con quattro retrocessioni consecutive e la dissoluzione del club per debiti nell’estate del 2014.

L’ottavo di finale allo stadio Atatürk di Bursa si chiude con una storica vittoria fuori casa dell’Amedspor, trascinato dalle reti di Ercan Çapar e del ventiseienne curdo-tedesco Deniz Naki. Un giocatore che aveva già fatto parlare di sé in Germania nel 2009, quando vestiva la maglia del St. Pauli e salutò un gol all’Hansa Rostock con il gesto del tagliagole. Lasciato il Millerntor-Stadion, Naki vestì la maglia del Paderborn prima di trasferirsi in Turchia al Gençlerbirliği. Il supporto espresso per i curdi impegnati nella lotta di liberazione di Kobanê contro lo Stato Islamico non gli procura simpatie: il centrocampista subisce un assalto una domenica ad Ankara e, preoccupato per la propria incolumità, decide di lasciare il club nonostante il contratto lo leghi al Gençlerbirliği per altre due stagioni.

Dopo la gara con il Bursaspor, e l’importante rete segnata nell’economia del passaggio del turno, Deniz Naki ha inviato il seguente tweet dal proprio profilo Twitter: «Dedichiamo questa vittoria a coloro che hanno perso la vita e ai feriti durante la repressione nella nostra terra che va avanti da più di 50 giorni. Siamo fieri di essere un piccolo spiraglio di luce per la nostra gente in difficoltà. Come Amedspor, non ci siamo sottomessi e non ci sottometteremo. Lunga vita alla libertà!».

Un tweet che è costato al giocatore dodici giornate di squalifica per “propaganda ideologica” e una multa di settemila euro da parte della federcalcio turca. Non solo: i quartieri generali della squadra hanno ricevuto la visita delle forze di polizia dopo un tweet da parte di un account Twitter non ufficiale che inneggiava al PKK.

Nonostante le squalifiche e le perquisizioni della polizia, l’Amed però ha un sogno da portare avanti: il quarto di finale contro il Fenerbahçe, partita considerata a rischio in quanto il Fener è considerato la “squadra di Atatürk”. La gara di andata a Diyarbakır è stata disputata a porte chiuse ed è terminata in un pareggio 3-3, con un verdetto ancora in sospeso che si deciderà nel ritorno a Istanbul. Pur senza Naki, l’Amed si è portato in vantaggio con Şehmus Özer al 10’, per poi farsi rimontare e trovarsi a rincorrere a ridosso dell’intervallo. Due reti in rapida successione nella ripresa (İbrahim Ferdi Coşkun e Yusuf Yağmur) hanno riportato l’Amed in vantaggio per 3-2 con venti minuti ancora da giocare, ma l’impresa è sfumata con il pareggio del Fenerbahçe al 76’, siglato da Volkan Şen.

Quel che ha più colpito dell’incontro è stato il clima fraterno visto in campo tra i giocatori e le dirigenze dei due club. Dopo il calcio d’inizio entrambe le squadre si sono fermate per trenta secondi, per protestare contro la squalifica di Naki, mentre a fine partita il vicepresidente del Fenerbahçe Mahmut Uslu ha voluto ringraziare l’Amed e la città di Diyarbakır: «Ci hanno accolto con grande calore. Non dovrebbe esserci calcio senza fan».

Foto: Amedspor (Facebook)

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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