CALCIO: Il “gran rifiuto” del serbo Ninković, in lacrime per amore del Partizan

Se sei un giovane calciatore serbo e cresci nel settore giovanile del Partizan Belgrado, sicuramente stai vivendo un sogno. La società della capitale, infatti, domina l’albo d’oro dei massimi campionati nazionali: tra campionato della Federazione Jugoslava, campionato di Serbia e Montenegro e campionato di Serbia, dopo il 1992 il Partizan ha trionfato in ben 15 occasioni su 23, con lo Stella Rossa che insegue a quota 7. Una società che ha saputo investire sui giovani, divenendo una vera e propria fucina di talenti. Basti pensare allo Sporting Center Partizan-Teleoptik, il centro sportivo situato a Zemun e soprannominato Zemunelo (in analogia con il Milanello rossonero), esteso su 100 mila metri quadri e munito di otto campi di allenamenti, piscine, un palasport, un collegio per i ragazzi e uno stadio con duemila posti a sedere.

Nato nel 1994 a Bogatić, città situata nella Serbia centrale, il trequartista Nikola Ninković ha passato dieci anni tra le fila del settore giovanile degli Crnobeli (“Nerobianchi”, in serbo). Dotato di grande tecnica e di un destro sensibile ma allo stesso tempo potente, nel luglio 2012 è stato premiato con la sua prima presenza tra i professionisti siglata, nel secondo turno di qualificazione in Champions League contro i macedoni dello Shkëndija. A marzo il debutto nella Superliga serba contro il Rad e ad agosto 2012 il primo goal in campionato, segnato nel 7-0 contro il BSK Borča.

In totale, il trequartista ha totalizzato con la maglia del Partizan un totale di 121 presenze in tutte le competizioni, impreziosite da 17 goal e 23 assist. In una Superliga dominata oggi dallo Stella Rossa di Miodrag Božović (20 vittorie su 22 partite e +25 sulla seconda), il trequartista si è guadagnato la fiducia del mister Ivan Tomić, siglando 3 goal e 4 assist in 14 presenze, condite da prestazioni che hanno suscitato l’interesse di molte squadre europee, in particolare italiane.

Attualmente il calcio serbo non naviga in buone acque. Nonostante Aleksandar Vučić, primo ministro e presidente del Partito Progressista Serbo, abbia fatto cenni circa l’intenzione di privatizzare le società calcistiche, esse sono tutt’oggi pubbliche e di conseguenza i loro dirigenti vengono nominati dallo Stato. Così, la poca trasparenza dei soggetti in questione e la sottrazione di soldi delle casse societarie hanno spinto il Partizan in una situazione di crisi economica. Sono infatti venti i milioni di debiti che condannano attualmente a un futuro incerto.

Situazione di crisi sorprendente se si considerano le importanti cessioni avvenute negli ultimi anni: si pensi per esempio al centrale Stefan Savić al Manchester City (12 milioni), l’ala Lazar Marković al Benfica (10 milioni), il centrocampista Zoran Tošić al Manchester United (7 milioni), il fantasista Adem Ljajić alla Fiorentina (6,8 milioni) e altri ancora. In totale sono arrivati nelle casse della società circa 50 milioni, che però evidentemente non sono bastati per regalare tranquillità alla compagine di Belgrado.

Da qui la scelta di Ninković. Il trequartista, infatti, ha rivelato in lacrime al sito sportivo Mozzart Sport che avrebbe potuto trasferirsi al Napoli, attuale capolista della Serie A. Tuttavia, la società partenopea lo avrebbe tesserato a giugno, ovvero a costo zero poiché a contratto scaduto, non permettendo in questo modo al Partizan di guadagnare alcunché dalla sua cessione. Così, il giocatore classe ’94 ha deciso di temporeggiare e di accettare in seguito l’opzione Genoa di Enrico Preziosi, il quale ha sborsato circa 500 mila euro (un quarantesimo dell’attuale debito dei serbi, per dire) “parcheggiandolo” al Chievo Verona fino alla fine della stagione.

Queste le sue parole: «È il momento più difficile della mia carriera, lascio il Partizan dopo dieci anni. È meglio per me e per la squadra. Quindici giorni fa avrei potuto firmare con un grande club italiano, ma la condizione era quello di firmare un pre-contratto oggi e di lasciare in estate, così che il Partizan non avesse nulla in compensazione. Così ho rifiutato e tutte le cose sono slittate. Per fortuna ho trovato una seconda opzione». Anche la società ha deciso di ringraziarlo pubblicamente per il gesto: «Questo testimonia il valore del ragazzo, ha rinunciato a uno stipendio migliore per farci un favore».

Un gesto che rende onore ad un giocatore sì giovane, ma comunque dotato di un grande spirito di appartenenza e con una grande passione per l’ambiente in cui è cresciuto. Una storia di romanticismo alternativo. Una storia d’altri tempi.

Foto: Mozzart Sport

Chi è Matteo Calautti

Studente genovese di Scienze Internazionali e Diplomatiche, nonché "minor" di pallacanestro. Appassionato di sport in ogni sua forma e colore. Esterofilo e curioso osservatore di politica e attualità. Tra le altre, collabora anche con Londra Italia, con la rivista di Ingegneria di Genova, con la trasmissione televisiva Dilettantissimo e con Io Gioco Pulito, l'inserto sportivo de Il Fatto Quotidiano. Infine, ha fondato anche Liguria a Spicchi ed Il Calcio Portoghese, portali web dedicati rispettivamente alla pallacanestro ligure ed al calcio in Portogallo.

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