TURCICA: L’impero dei “turchi celesti”

Con la nostra narrazione siamo arrivati alla metà del V secolo. Il processo di etnogenesi dei popoli turcofoni poteva essere considerato concluso: popolazioni come gli xiongnu in Asia e gli unni in Europa avevano gettato e consolidato le basi della civiltà turca. Eppure non ci è stato ancora pienamente possibile parlare di turchi in senso stretto, quanto di proto-turchi. Per quanto ne sappiamo, non esisteva un termine per indicare l’insieme dei popoli turcofoni, ed è legittimo domandarsi fino a che punto essi possedessero la coscienza di costituire un’unica stirpe.

Il termine türk compare solamente a metà del VI secolo, per indicare una delle tante piccole confederazioni tribali turcofone diffuse in Asia dopo il crollo dell’impero xiongnu. Questi türk (tu-jue nelle fonti cinesi) risiedevano nella Mongolia settentrionale e costituivano inizialmente un gruppo quasi insignificante ai margini dell’impero dei mongoli rouran, di cui erano vassalli. Le ambizioni del clan che li guidava – gli Aşina – erano tuttavia ben più grandi. I membri di questa famiglia ritenevano di essere i legittimi eredi degli xiongnu e di avere un’origine magica e semi-divina. Secondo la leggenda, alla caduta dell’impero xiongnu per mano dei suoi nemici, della stirpe reale sopravvisse soltanto un bambino. Protetto e allevato da una lupa chiamata appunto Aşina – manifestazione della divinità Tengri – in età adulta si accoppiò con l’animale e dall’unione nacquero i capostipiti del clan.

Con il tempo accrebbero la loro potenza al punto di diventare degli alleati indispensabili per i rouran, che si stavano progressivamente indebolendo. Nel 546 il loro aiuto fu decisivo per ristabilire l’ordine nella regione, scossa da una ribellione tribale. Bumin, il signore dei türk, pretendeva un riconoscimento formale del proprio ruolo e della propria potenza. Chiese al sovrano dei rouran Anagui di concedergli in moglie una figlia. Questi rifiutò con una risposta offensiva e umiliante per l’onore dei türk. Bumin reagì dimostrando tutta la sua abilità politica e militare. Si pose alla guida della ribellione che in precedenza aveva contribuito a sedare, mentre strinse alleanza con i cinesi, ottenendo la mano di una principessa imperiale. Forte del prestigio consolidato in questo modo, riunì tutte le tribù turcofone della zona sotto il suo comando e mosse guerra contro Anagui. La vittoria dei turchi fu totale: nel 552 i rouran non esistevano più, e Bumin Khan era il fondatore di un nuovo impero.

Bumin morì l’anno seguente, ma l’impero resse alla scomparsa del suo fondatore. Nei i trent’anni seguenti i suoi eredi rafforzarono e ingrandirono il giovane stato, che si impose come la più grande potenza che si fosse mai vista negli altopiani eurasiatici. I territori di quest’impero turco si estendevano dai confini settentrionali della Cina alle steppe della Russia europea a nord del Mar Caspio. L’intera Asia centrale era in mano ai turchi, e lo sarebbe rimasta fino ai giorni nostri.

Attorno al 580 l’impero cadde in uno stato di crisi e disordine dovuto alle contese dinastiche interne alla famiglia imperiale Ashina. Nel 603 la guerra civile si risolse con la ripartizione dell’impero in due regni distinti, indeboliti e presto costretti ad accettare il protettorato dei cinesi. Nel 679 un movimento di origine popolare guidato dai principi İlteriş e Kapgan restaurò l’impero e lo riportò agli antichi splendori. Il rinato stato turco raggiunse forse il suo apogeo nella generazione seguente, sotto la guida di Bilge Khan, ma alla morte di quest’ultimo cominciò una nuova fase di declino, finché nel 744 sorse sulle sue ceneri un nuovo impero turco – quello degli uiguri – dominato da altre tribù e retto da un’altra dinasta.

In meno di due secoli questi “turchi celesti” (gök-türk), come si autodefinivano in ossequio ai principi della religione tengrista, segnarono in modo indelebile la storia del mondo eurasiatico. Essi furono i primi a scrivere in lingua turca e a usare il termine “turco” per definire sé stessi. Con loro la civiltà turco-mongola della steppa raggiunse la sua piena maturazione. Le istituzioni sociali, politiche e religiose dei popoli della steppa assunsero la loro forma più classica, mentre la lingua turca cominciò ad essere scritta con un alfabeto originale e assunse per la prima volta una dignità letteraria. Da quel momento tutti i popoli di lingua e cultura turca avrebbero preso il nome di türk.

Chi è Carlo Pallard

Laurea magistrale con lode in Scienze storiche presso l'Università degli studi di Torino, con tesi dal titolo "Da impero a nazione. Ziya Gökalp e la nascita della Turchia moderna". È autore, assieme a Matteo Bergamaschi, del volume Dire io. Sulla questione identitaria del mondo post-moderno, Aracne editrice, Roma 2012. Parla turco, inglese e azero. E' nato a Torino nel 1988.

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