L’UE arranca su profughi e crisi di Schengen: ha vinto Viktor Orbán?

L’emergenza umanitaria scaturita dall’intensificarsi dei flussi migratori ha generato, nei Paesi interessati, un ampio ventaglio di risposte; alcune di queste hanno, sicuramente, posto una seria battuta d’arresto alla libera circolazione in Europa colpendo, in questi ultimi giorni, anche un vero e proprio pilastro del trattato sul funzionamento dell’Unione Europa: la libera circolazione nel quadrante nord europeo del continente, interrompendo così una prassi in vigore da oltre sessant’anni, quando nel 1954 Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia e Islanda siglarono la cosiddetta “unione di libera circolazione nordica”.

Proprio sulle fondamenta di quest’unione, nel 1996, venne creato lo spazio di Schengen, cuore pulsante della stessa UE, fra i cui molti obiettivi vi era (e vi è tutt’oggi) proprio l’abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere interne dell’area Schengen.

Un vero e proprio salto nel passato, dunque, che secondo Jean Quatremer, corrispondente da Bruxelles per il quotidiano francese Libération, segna la definitiva vittoria ideologica del metodo adottato dal Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, più volte redarguito, nel corso dell’ultimo anno, per aver fatto installare diverse barriere in filo spinato lungo i confini nazionali per contenere l’arrivo dei migranti in territorio magiaro.

Svezia e Danimarca



Attraverso la stampa, Stefan Lofven, primo ministro svedese e leader di un governo d’ispirazione socialdemocratica, ha fatto sapere che la motivazione dietro l’introduzione di controlli sui viaggiatori provenienti dalla Danimarca (questa la misura adottata da Stoccolma) va ricercata nel fatto che il paese, dopo aver accolto oltre 160.000 richieste d’asilo nel solo 2015, non è più in grado di gestire un simile flusso migratorio.

La replica danese è stata immediata, con l’altrettanto immediata chiusura (temporanea) delle linee di confine con la Germania; il Primo Ministro danese Rasmussen, in merito, ha dichiarato che «i controlli svedesi possono accrescere il rischio di un ampio numero di immigrati illegali a Copenhagen».

Un provvedimento, questo, che si inserisce in una lunga serie di altri provvedimenti atti a contenere i flussi migratori verso la Danimarca, soprattutto se si considera come il governo danese goda del sostegno del Dansk Folkeparti, seconda forza politica del paese, di tradizione conservatrice e da sempre favorevole ad una più dura politica contro l’immigrazione.

L’analisi di Quatremer

Intervistato da Euronews, il giornalista Jean Quatremer ha affermato che il tutto va considerato come «una vittoria ideologica per Viktor Orbán», dal momento che «tutti, al giorno d’oggi, stanno prendendo misure più o meno equivalenti, anche la sinistra francese, per non menzionare la sinistra slovacca che ha adottato posizioni ancor più dure».

«Così facendo», continua Quatremer, «si sta cercando di ridurre la libertà e le fondamenta dello stato di diritto […] sembra di essere tornati negli anni ’30».

Proprio in questi giorni e dopo quanto avvenuto a Colonia durante la notte di San Silvestro, il Primo Ministro slovacco, Robert Fico, ha affermato che la Slovacchia non accoglierà più profughi musulmani, in quanto «non vogliamo che accada anche in Slovacchia qualcosa di simile a quel che è successo in Germania», aggiungendo che la Slovacchia non solo rifiuterà le quote obbligatorie, «ma non prenderemo mai una decisione volontaria che porti alla formazione di una comunità musulmana unificata in Slovacchia».

Un annuncio giunto proprio il giorno in cui la Svezia ha confermato l’intenzione di proseguire con i propri controlli alle frontiere fino al prossimo 8 febbraio.

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