KOSOVO: Scontri a Pristina, il parlamento ostaggio dell’opposizione?

Da BELGRADO – Si è conclusa con il bilancio di 34 fermati e 28 feriti (di cui 24 poliziotti) la giornata di proteste antigovernative indetta dall’opposizione lo scorso 9 gennaio a Pristina. La manifestazione si stava svolgendo in maniera pacifica per le strade della capitale kosovara fino a quando un gruppo si è distaccato dal corteo, prendendo di mira con pietre e molotov il palazzo del governo e il cordone di polizia posto a sua difesa.

Le manifestazioni di protesta erano state organizzate dai tre principali partiti dell’opposizione – “Vetevendosje” (autodeterminazione), Alleanza per il futuro del Kosovo e Iniziativa Civica per il Kosovo – che chiedevano le dimissioni del primo ministro Isa Mustafa e del ministro degli affari esteri Hashim Thaci. Secondo l’opposizione, il governo è colpevole di aver firmato l’accordo di agosto che istituisce l’Associazione delle Municipalità a maggioranza Serba nel nord del paese. Questo accordo rappresenta di fatto il punto più alto del processo di normalizzazione dei rapporti tra i due paesi, fortemente avallato e mediato dall’UE e portato avanti dai due governi.

Tuttavia, l’opposizione accusa il governo di aver tradito la nazione e di agire in modo contrario alla costituzione. Da ottobre infatti il partito Vetevendosje ha promosso una violenta campagna di boicottaggio dei lavori del parlamento di Pristina, caratterizzata dal lancio di lacrimogeni all’interno dell’aula.

Visar Ymeri, leader di Vetevendosje, ha dichiarato che “tutto il Kosovo è consapevole che questo governo non rappresenta più il popolo kosovaro, che Isa Mustafa e Hashim Thaci non ricoprono più le cariche di primo ministro e ministro degli esteri e che le proteste dell’opposizione non si fermeranno fino a quando questo governo non darà le dimissioni“. Dal canto suo il governo ha diramato una nota ufficiale in cui afferma che “le violenze avvenute nel corso della manifestazione di Pristina sono state organizzate da coloro che sono stati sconfitti alle elezioni e che provano a perseguire ambizioni politiche incendiando istituzioni legittime e spingendo il paese verso la criminalità e l’anarchia”.

A causa del perdurare del boicottaggio, la Corte Costituzionale kosovara aveva deciso di sospendere l’attuazione dell’accordo che istituisce l’Associazione dei comuni serbi fino al 12 gennaio 2016. La Corte ha in seguito dichiarato l’accordo parzialmente incostituzionale, salvandone tuttavia la sostanza.

Nonostante non sia ancora stata ufficialmente annunciata una nuova manifestazione, la crisi politica kosovara sembra destinata a prolungarsi e il parlamento di Pristina resta ostaggio dell’intransigenza politica dei partiti nazionalisti dell’opposizione. Questi sembrano infatti incapaci di accettare lo “sviluppo democratico” della politica kosovara, così come venne dimostrato in occasione dell’approvazione della legge che prevede l’istituzione di un tribunale che giudichi i crimini commessi contro la popolazione non albanese del Kosovo, che venne fortemente ostacolata.

Il boicottaggio del parlamento e le violenze di sabato, d’altro canto, dimostrerebbero ancora una volta l’immaturità politica del piccolo paese balcanico, nonché l’incapacità ad intraprendere un reale processo di normalizzazione con Belgrado.

Chi è Giorgio Fruscione

Classe 1987, politologo di formazione. E' un analista dell'ISPI esperto di Balcani, dove ha vissuto per anni lavorando come giornalista freelance. Per East Journal si occupa dell'area jugoslava. Parla correntemente serbo-croato, inglese e francese. Twitter: @Gio_Fruscione

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